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Anomalie Bancarie e Usura Bancaria - Dr.ssa Marina Puzzello

Anomalie Bancarie e Usura Bancaria - Dr.ssa Marina Puzzello - Avvocato a Bologna

Parlare oggi di anomalie bancarie, significa evidenziare tutte le attività poste in essere dagli Intermediari Bancari, che non rispettano la normativa in materia di trasparenza, correttezza ed informativa nei confronti del cliente.

L’evoluzione legislativa negli ultimi anni è stata, infatti, diretta a rafforzare la tutela del cliente cd “di dettaglio” il quale ha oggi diritto di ricevere una particolareggiata informativa bancaria.

Il Consumatore e l’Imprenditore finiscono con l’assumere sempre di più quei “titoli” che li legittimano ad agire contro realtà come Banche e Finanziarie, che spesso mettono in atto comportamenti poco deontologici, contrastanti con la normativa europea e nazionale.

Tra i variegati comportamenti lesivi tenuti dalle Banche, possiamo ricordare a titolo esemplificativo l’inosservanza delle prescrizioni contenute nell’art. 1284 c.c.; l’obbligo di esplicitare il tasso effettivo praticato; il rispetto dell’art. 1325 c.c., e la lesione del principio della correttezza e  trasparenza bancaria.

Spesso accade, per esempio, che le Banche, all’insaputa del cliente, applichino anche strumenti derivati, come ad esempio il TASSO FLOOR nei contratti di mutuo a tasso variabile, impedendo al mutuatario di beneficiare del ribasso del costo del denaro e, conseguentemente, di vedersi ridurre la rata di mutuo.

Calandoci più nelle fattispecie concrete e, negli Istituti giuridici degni di nota, rammentiamo come, in materia di Usura Bancaria, la Legge 108/1996 abbia innovato l’art. 644 c.p. introducendo i diversi casi, cui ricorre questo reato, come ad esempio <<quando sussiste lo stato di bisogno, quando il colpevole si fa dare o, riconoscere, garanzie immobiliari o, partecipazioni societarie che superano i limiti di legge, ect.>>.

Il dibattito in corso in questi ultimi decenni è stato risolto dallo stesso legislatore. Infatti, l’art. 1, comma 1°, del d.l. 29.12.2000, n. 394, d’interpretazione autentica dell’art. 644 cod. pen., convertito in legge con modificazioni dall’art. 1, l. 28.2.2001, n. 24, riconduce alla nozione d’interessi usurari quelli convenuti “a qualsiasi titolo”, e la relazione governativa che accompagna il decreto fa più esplicito riferimento a ogni tipologia d’interesse, “sia esso corrispettivo, compensativo o moratorio”. In tal senso si è pronunciata anche la Corte costituzionale con sentenza 25.02.2002, n. 29 sulla legittimità costituzionale della l. n. 24/2001.

Il reato di Usura si configura come duplice fattispecie destinata l’una ad assorbire l’altra, aventi in comune l’induzione del soggetto passivo alla pattuizione d’interessi o, di altri vantaggi usurari, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra cosa mobile. L’evento lesivo del patrimonio altrui finisce con il rappresentare l’elemento costitutivo dell’illecito, il quale si consuma con il pagamento del debito.

La Sentenza della Cassazione Civ. n. 350/2013 conferma il principio per cui “… si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori”, senza addurre alcuna motivazione, richiamando semplicemente la pronuncia della Corte costituzionale e, il precedente della stessa giurisprudenza di legittimità.

Per quanto più specificamente attiene al ruolo degli interessi moratori nell’ambito del calcolo del tasso usurario, il contesto normativo tende in maniera evidente al riconoscimento, nei confronti di questi, di un posto di rilievo nella questione Usura.

Ciò si desume dal tenore letterale della legge 108/1996, dall’art 644 c.p e dal  D.L. 394/00 di  “interpretazione autentica” della L.108/96 contenente disposizioni in materia di usura, convertito nella legge 24 del 2001, che riconduce alla nozione di interessi usurari quelli convenuti "a qualsiasi titolo".

È necessario rilevare che la Cassazione, nella sentenza n. 350/2013, specifica che s’intendono usurari gli interessi che superano il limite della legge “nel momento stesso che sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori”. Risulta quindi evidenziato il carattere istantaneo del reato di usura, che si perfeziona nel momento stesso della sottoscrizione del contratto e quindi in base a quel momento è necessario valutare se il tasso predisposto, comprensivo di qualunque altro costo ad esso correlato (interessi moratori, commissioni o altro genere di posta attiva), risulti essere superiore rispetto a quello definito trimestralmente con decreto del Ministero dell’Economia.

Perciò, nel caso in cui, ad esempio, il soggetto contraente un mutuo ipotecario per l’acquisto di un immobile si renda conto solo nel 2013 che il contratto da lui stipulato nel 2010 con la banca era caratterizzato da un tasso di interesse usurario, dovrà far riferimento al tasso soglia applicato nel 2010 dal Ministero delle Finanze ex art 2 della legge 108/1996.

Nel caso in cui sia stato applicato un tasso d’interesse usurario si applica l’articolo 1815 c.c che, innanzitutto, sancisce la nullità della relativa clausola; inoltre il soggetto obbligato non è tenuto al pagamento di alcun interesse, neanche nella misura legale, e, alla scadenza, deve restituire solo la somma di denaro ricevuta. La nullità della clausola comporta anche il diritto del mutuatario alla ripetizione ex art 2033 c.c. dell’importo degli interessi usurari corrisposti, che costituiscono un’attribuzione patrimoniale ingiustificata.

Ai fini della determinazione dell’Usura bancaria, si deve tenere conto anche delle Commissioni bancarie, delle remunerazioni richieste a qualsiasi titolo (come il tasso di mora) e, delle spese sostenute, come ad esempio la perizia di un tecnico esterno, ovvero dell’assicurazione per rischi, ad esclusione di quelle per imposte e tasse.

Dr.ssa Marina Puzzello

06-12-2014 commenti (0)