Dentista

Cosa si intende per dentista

Il termine dentista è un po’ generico.

L’esercizio della professione odontoiatrica può essere, infatti, praticato da 3 distinte figure professionali:

- il medico-chirurgo specializzato in odontostomatologia;

- il medico chirurgico non specializzato;

- il laureato in odontoiatria e protesi dentaria, regolarmente abilitato all’esercizio della professione.

L’odontostomatologo può intervenire su tutto l’apparato stomatologico dai punti di vista medico e chirurgico, senza limitazioni di sorta; al medico-chirurgo non specialista dovrebbero essere consentiti solo piccoli interventi del cavo orale, mentre dovrebbero essere vietati quelli di chirurgia maxillo-facciale di tipo invasivo e, comunque, destruente; all'odontoiatra dovrebbe essere interdetta l’esecuzione di interventi chirurgici altamente specialistici.

La mancanza, tuttavia, di una regolamentazione precisa che stabilisca i limiti della competenza del sanitario costituisce fonte di incertezza sia per il paziente che necessita di interventi nel campo dentario, sia per lo stesso sanitario che non trova adeguata tutela.

Il rapporto tra odontoiatra e paziente è contrattuale, disciplinato dagli artt. 2222 ss cc in forza del quale il professionista si obbliga all’erogazione della prestazione sanitaria concordata in cambio del pagamento della parcella.

Ai sensi dell’art. 2 L. 24 luglio 1985 n. 409 tale contratto ha a oggetto le attività inerenti alla diagnosi e alla terapia delle malattie e anomalie congenite ed acquisite dai denti, nonché la prevenzione e riabilitazione odontoiatriche. In sostanza, il compito dell’odontoiatra è quello di ripristinare il cavo orale dei pazienti intervenendo, in determinate circostanze, anche su certi aspetti psico-fisici dell’individuo, come per esempio la masticazione, deglutizione, ecc.

L’odontoiatra, nella sua professione, deve agire nel pieno rispetto delle regole di buona condotta, di natura giuridica, tecnica, deontologica e morale.

Qualora il trattamento da egli posto in essere non produca l’effetto desiderato, ma comporti, anzi, una modifica in senso peggiorativo al paziente, il professionista sarà tenuto a rispondere della propria condotta penale, civile e deontologica.

Se, quindi, l’evento lesivo sia riconducile a sua colpa, egli potrebbe rispondere del delitto di lesioni personali colpose, di omicidio colposo e rispondere in ogni caso in sede civile del risarcimento del danno. 

La colpa può essere determinata da un comportamento imprudente, negligente o imperito.

L’imprudenza consiste in un atteggiamento caratterizzato da avventatezza, superficialità o temerarietà professionale e si configura in una condotta attiva per la quale l’operatore agisce senza tenere conto della prevedibilità di un danno che potrebbe scaturire dal suo operato.

La negligenza, si configura come omissione di determinati comportamenti richiesti dalla legge o dalla prassi ed è un concetto in continua evoluzione. 

L’imperizia consiste nella mancanza di abilità e perizia manuale o strumentale.

La diligenza dell’odontoiatra dovrà essere valutata alla luce della perizia e cioè delle nozioni tecniche che egli utilizza nel suo operare, parametrata al grado di esperienza, conoscenza e maturità professionali.

La responsabilità dell’odontoiatra potrà essere di natura contrattuale in caso di mancato rispetto degli obblighi contrattuali assunti nei confronti del paziente, ovvero di natura extracontrattuale in caso di violazione del principio del neminem laedere.

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