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Il Concordato Preventivo

E' possibile salvare le imprese in crisi.

L'ordinamento mette a disposizone vari mezzi giuridici, tra i quali il concordato preventivo.

Il concordato preventivo è uno strumento che la legge mette a disposizione dell'imprenditore, in crisi o in stato di insolvenza, per evitare la dichiarazione di fallimento attraverso un accordo destinato a portare ad una soddisfazione anche parziale delle ragioni creditorie.

Si chiama "preventivo", appunto, per questa sua principale funzione di prevenire la più grave procedura fallimentare che potrebbe seguire ad uno stato di dissesto finanziario.

Il concordato preventivo è regolato dalla Legge Fallimentare (ossia dal Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942) che negli ultimi anni ha subito una serie di interventi da parte del legislatore che hanno in qualche modo "ristrutturato" l'istituto con l'obiettivo di favorire il risanamento e soprattutto la prosecuzione dell'attività di impresa.

Lo scopo del concordato preventivo non è solo quello di tutelare l'imprenditore in difficoltà, ma anche i creditori. Infatti, se da un lato il debitore con l'accesso alla procedura può paralizzare ogni possibile azione esecutiva nei suoi confronti e mantenere l'amministrazione dell'impresa, sia pure con determinati limiti, i creditori, dal canto loro, possono evitate l'attesa dei tempi lunghi necessari per portare avanti la più complessa procedura fallimentare e conseguire, così, in tempi relativamente brevi il soddisfacimento quantomeno parziale del proprio credito.

Al di là degli interessi dei soggetti direttamente coinvolti nel procedimento non si può negare che il concordato preventivo soddisfi anche il più ampio e generale interesse della società al mantenimento dell'operatività delle imprese e dei livelli occupazionali.

I requisiti per l'ammissione al concordato preventivo

- presupposto soggettivo

Ai sensi dell'art. 160 L.F.. l'ammissione alla procedura concordataria presuppone innanzitutto la qualità di imprenditore commerciale, collettivo o individuale, del debitore che superi i limiti dimensionali di cui all'articolo 1 della legge fallimentare. Sono dunque esclusi dalla procedura di concordato preventivo come pure dal fallimento gli imprenditori che:

- hanno avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza o dall'inizio dell'attività un attivo patrimoniale annuo non superiore a 300mila Euro;

- hanno realizzato nello stesso periodo ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore a 200mila euro;

- hanno un ammontare di debiti non superiore a 500mila euro.

Tali limiti sono aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia

Secondo il tenore letterale della norma l'imprenditore che si trova in stato di crisi o in uno stato di insolvenza può proporre ai creditori un concordato preventivo sulla base di un piano che può prevedere:

- la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma;

- l'attribuzione delle attività ad un assuntore;

- la suddivisione dei creditori in classi con trattamenti differenziati tra le diverse classi ma senza alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione.

Un'interessante novità è quella che prevede la possibilità di prevedere nella domanda di concordato che i creditori privilegiati o muniti di pegno o ipoteca, non siano soddisfatti per intero a patto che il piano ne preveda "la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d)".

La proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il 20% dell'ammontare dei crediti chirografari salvo il caso di concordato con continuità aziendale previsto dall'art. 186-bis della legge fallimentare.

Non sono più richiesti come un tempo i cd. requisiti di meritevolezza soggettiva dell'imprenditore ricorrente e dunque l'iscrizione nel registro delle imprese del ricorrente, la regolare tenuta della contabilità nel biennio precedente, l'assenza di procedure concorsuali a proprio carico nei cinque anni precedenti, il non essere stato condannato per bancarotta o per delitto contro il patrimonio, fede pubblica.

Tuttavia l'art. 173 L.F. prevede che il compimento di attività consapevolmente dirette ad alterare il soddisfacimento dei creditori, come l'occultamento o la dissimulazione di parte dell'attivo comunque il compimento di atti finalizzati a frodare le ragioni creditorie, possano comportare l'apertura d'ufficio del procedimento per la revoca dell'ammissione al concordato con conseguente declaratoria di fallimento (se ne sussistono i presupposti).

- Presupposto oggettivo

La presentazione della proposta concordataria presuppone che l'imprenditore si trovi in stato di crisi o in stato di insolvenza.

La formulazione attuale dell'art. 160 L.F.., non prevede più che il concordato possa essere richiesto fino a che non sia intervenuta sentenza di fallimento.

Si è posto pertanto il problema del rapporto intercorrente tra domanda di concordato preventivo e procedimento per la dichiarazione di fallimento. A seguiti di difformi orientamenti giurisprudenziali e dottrinali è poi stato ritenuto da numerose pronunce di merito che la presentazione della domanda di concordato, pur non comportando l'improcedibilità delle istanze di fallimento, ne comporti solo la sospensione fino al momento in cui non sia intervenuta una valutazione di ammissibilità del presentato concordato. Si è perciò parlato di coordinamento organizzativo. Le Sezioni Unite con sentenza 1521 del 2013 hanno parlato di rapporto di conseguenzialità.

La domanda di concordato preventivo

La domanda di concordato si propone con ricorso sottoscritto dal debitore stesso meglio se assistito da un legale munito di apposita procura.

Per ciò che attiene alle condizioni di legittimazione l'art. 161 L.F. , con il suo richiamo all'art. 152 prevede particolari condizioni di legittimazione che concernono il ricorrente in forma societaria:

A) nelle società di persone, in assenza di specifiche disposizioni contenute nel contratto sociale, la proposta deve essere approvata con il voto favorevole di tanti soci rappresentanti la maggioranza del capitale, nelle società in accomandita semplice gli accomandanti non sono ammessi alla delibera poiché la gestione non è rimessa alla loro competenza;

B) nelle società di capitali o cooperative la competenza è rimessa all'organo amministrativo salva diversa disposizione statutaria.

In ogni caso, tanto nelle società di persone, quanto nelle società di capitali la delibera con la quale viene approvata la presentazione della domanda di concordato e nel quale devono essere indicati i principali profili della proposta e del piano, sia per le società di persone, sia per le società di capitali e cooperative, deve risultare da verbale redatto da notaio e, successivamente depositata e iscritta presso il registro delle imprese.

La documentazione da presentare con la domanda di ammissione al concordato.

Le allegazioni da presentare unitamente al ricorso oltre al piano ed alla attestazione del professionista a norma dell'art. 161 L.F. sono:

1. Una relazione aggiornata sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria della impresa. L'orientamento dominante ritiene che tale relazione sia un vero e proprio bilancio;

2. Lo stato analitico ed estimativo delle attività e l'elenco nominativo dei creditori, con l'indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione, così da rendere i creditori edotti circa la consistenza del patrimonio del debitore;

3. L'elenco dei titolari di diritti reali o personali sui beni di proprietà o in possesso del debitore;

4. Il valore dei beni, i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili

5. Un piano contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta.

Nessuna prescrizione normativa impone il deposito delle scritture contabili, tuttavia in considerazione della previsione di cui all'art. 170 L.F.. si ritiene debbano essere depositati anche se una omissione non potrebbe comportare alcuna declaratoria di inammissibilità

La competenza 

Il ricorso per l'ammissione alla procedura deve essere presentato dinnanzi al Tribunale del luogo in cui l'impresa ha la propria sede principale che per lo più coincide con la propria sede legale e potrebbe coincidere con la sede amministrativa. Il trasferimento della sede principale intervenuto nell'anno precedente alla domanda di ammissione non rileva ai fini della competenza.

In caso di concordato di gruppo il legislatore non ha offerto alcuna sorta di indicazione, la giurisprudenza pur non disconoscendo la possibilità di dar vita ad un unico piano aziendale, idoneo a coinvolgere le singole imprese, tuttavia non ritiene che sia ammissibile una unitarietà delle procedure, che debbano pertanto rimanere distinte. Nel caso in cui il tribunale adito con la domanda di ammissione si dichiari incompetente, gli atti del procedimento vengono trasferiti direttamente al tribunale ritenuto competente.

A seguito della presentazione del ricorso da parte del debitore, il cancelliere provvede entro il giorno successivo a pubblicare la domanda al registro delle imprese. Tale pubblicazione segna il confine tra creditori concorsuali e non e si determina lo spossessamento attenuato per il debitore e il divieto di inizio o prosecuzione di iniziative esecutive nei suoi confronti da parte dei creditori.

Il procedimento

Il Tribunale esamina la domanda di concordata in sede collegiale e a norma dell'art. 162 L.F. può richiedere al debitore di apportare entro quindici giorni, integrazioni al piano e/o produrre nuovi documenti. La domanda originaria può poi essere integrata con il deposito di nuovi documenti.

Per quanto concerne il piano gli interventi integrativi potranno consistere non solo in delucidazioni volti a rendere maggiormente comprensibile ogni suo aspetto ma potranno integrare anche vere e proprie modifiche sostanziali.

L'art. 162 L.F.. prevede la possibilità di integrare l'originaria domanda mediante il deposito di nuovi documenti. Tribunale ha poi il potere di disporre una consulenza d'ufficio al fine di valutare la relazione sulla fattibilità del piano.

Il ruolo del debitore nell'ambito della procedura

Il debitore non si limita alla mera sottoscrizione della proposta concordataria. L'art. 162 L.F. dispone infatti che "Il Tribunale può concedere al debitore un termine non superiore a quindici giorni per apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti"Dispone inoltre che il Tribunale, se all'esito del procedimento verifica che non ne ricorrono i presupposti, dopo aver sentito il debitore in camera di consiglio, dichiara inammissibile la proposta di concordato con decreto non soggetto a reclamo. In tali casi il Tribunale, su istanza del creditore o del pubblico ministero, accertane l'esistenza dei presupposti di legge dichiara il fallimento del debitore. 

Gli organi del concordato preventivo

Gli interventi normativi che si sono susseguiti nel tempo hanno configurato sempre di più il concordato preventivo come strumento principe atto a conseguire il superamento della situazione di crisi in cui versi una attività produttiva. In questa ottica devono perciò essere visti gli interventi normativi che, da un lato hanno teso a privilegiare l'aspetto privatistico e dunque il raggiunto accordo tra creditori e debitori e dall'altro lato hanno fatti del Tribunale un organo preposto essenzialmente ad un controllo di legittimità sull'attività dell'impresa debitrice, si è parlato perciò di cd. Gestione negoziata dell'insolvenza. Ciò però non ha posto il ruolo dell'organo giurisdizionale in una posizione assolutamente secondaria.

Vediamo quali sono gli organi della procedura e quale il loro ruolo. 

IL PROFESSIONISTA ATTESTATORE A partire dal d.l 83/2012 cd. Decreto sviluppo è stato notevolmente rafforzata la figura ed il ruolo riconosciuto al professionista attestatore. L'art. 161 comma terzo L.F.. dispone che il piano di risanamento della crisi e tutta la documentazione prodotta dall'imprenditore, unitamente alla domanda di ammissione al concordato preventivo, siano accompagnati da una relazione redatta da un professionista indipendente, designato dal debitore, che certifichi la veridicità dei dato aziendali forniti dal proponente e fornisca un giudizio prognostico sulla effettiva idoneità del piano di assolvere la funzione cui tende l'intera procedura di risanamento. Il professionista sarà perciò chiamato ad accertare ed attestare che i dati siano reali.

Per quanto riguarda il piano il professionista deve verificare che esso sia concretamente attuabile, in relazione agli obiettivi perseguiti e dunque se il piano sia liquidatorio o di ristrutturazione e se preveda la continuità dell'attività di impresa o meno.

Il professionista attestatore deve essere indipendente, deve avere i requisiti di cui all'art. 2399cc e non deve avere legami di natura personale o professionale tali da compromettere la sua capacità di giudizio, né con l'impresa in crisi, né con coloro che hanno interesse al risanamento egli infatti negli ultimi cinque anni non deve aver prestato attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore, né deve aver partecipato ad organi di amministrazione e controllo dell'impresa.

Recente giurisprudenza di merito ha ritenuto che il professionista attestatore debba rendere una vera e propria dichiarazione nella quale, oltre ad affermare il possesso dei requisiti e l'assenza delle incompatibilità, deve precisare espressamente di non aver prestato negli ultimi cinque anni, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero di aver partecipato ad organi di amministrazione o controllo dello stesso. In presenza poi di modifiche sostanziali della proposta o del piano la relazione dovrà essere ripresentata. 

IL RUOLO DEL TRIBUNALE

Dal deposito della domanda il tribunale fallimentare è l'organo di riferimento dell'intera procedura, dotato di potere di controllo sull'intero svolgimento della procedura esso:

  1. Giudica sull'inammissibilità od ammissibilità al concordato preventivo
  2. Nomina il giudice delegato ed il commissario giudiziale
  3. Con decreto di fissazione del termine per il deposito della proposta e del piano deve disporre gli obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell'impresa e l'attività compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano, che il debitore deve assolvere con periodicità almeno mensile e sotto la vigilanza del commissario giudiziale, se nominato, fino alla scadenza del termine fissato.
  4. Prima del decreto di ammissione alla procedura, può autorizzare lo scioglimento dei contratti in corso di esecuzione alla data di presentazione del ricorso, ove ciò sia richiesto dal debitore nel ricorso.
  5. Emette provvedimenti ordinatori per la convocazione dei creditori, per il deposito delle somme necessarie per l'amministrazione, per la sostituzione del giudice delegato e quella del commissario giudiziale, nonché per la evoca di quest'ultimo
  6. Dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di cui all'art. 163 L.F.. autorizza il debitore al compimento degli atti urgenti di straordinaria amministrazione.
  7. Formula il giudizio sui reclami avverso i provvedimenti del giudice delegato di revoca di omologazione, di annullamento e di risoluzione del concordato.
  8. Provvede, altresì alla nomina, sulla sostituzione e sul compenso dei liquidatori e del comitato dei creditori, nonché sulla modalità di liquidazione in caso di cessione di beni
  9. Pronuncia da dichiarazione di fallimento nei casi previsto dalla legge.

10.Nel caso in cui il debitore presenti una domanda di concordato con suddivisione in classi il tribunale è chiamato a valutare la correttezza dei criteri di formazione delle classi.

11.Verifica la sussistenza dei presupposti sostanziali della qualifica di imprenditore assoggettabile alle procedure concorsuali dello stato di crisi e di fattibilità del piano concordatario.

12.Può concedere al debitore un termine di quindici giorni per apportare integrazioni al piano o nuovi documenti.

13.Può stabilire un limite al di sotto del quale il debitore non ha l'obbligo di richiedere l'autorizzazione del giudice delegato per il compimento di atti eccedenti l'ordinaria amministrazione.

14.Dichiara improcedibile la domanda nel caso in cui il commissario accerti il compimento di atti di frode o autorizzati, ovvero vengano meno le condizioni di ammissibilità alla procedura.

IL GIUDICE DELEGATO

A seguito della riforma del 2005 l'art. 167 L.F. il ruolo del giudice delegato ha subito importanti modifiche essendo essenzialmente dotato di funzioni di controllo , volte alla verifica della regolarità della procedura, mentre le valutazioni di opportunità economica sono riservate ai creditori. Tuttavia occorre ricordare come il compimento di taluni atti, risulti subordinato alla autorizzazione del giudice delegato. Pena la loro inefficacia.

I poteri ad oggi spettanti al Giudice delegato sono:

  1. Disporre, su proposta del Commissario giudiziale, l'investimento della somma depositata per le spese di procedura
  2. Autorizzare con decreto gli atti di straordinaria amministrazione del debitore ai sensi dell'art. 167 L.F.
  3. Decidere dei reclami proposti contro gli atti del commissario giudiziale.
  4. Dopo il decreto di ammissione al concordato, autorizzare lo scioglimento dei contratti in corso di esecuzione alla data della presentazione del ricorso, ove il debitore proponente ne abbia fatto richiesta.
  5. Annotare il decreto di ammissione sotto l'ultima scrittura dei libri contabili del debitore.
  6. Su richiesta del Commissario giudiziale,, nominare uno stimatore che lo assista nella valutazione dei beni e ne liquida il compenso.
  7. Esercitare un'attività di controllo sull'adempimento del concordato.
  8. Svolgere la funzione di Giudice dell'esecuzione qualora il liquidatore dei beni scelga per l'adozione della modalità di vendita previste dal codice di rito, sospendendo le operazioni nei casi previsti dalla'rt. 108 comma 1 L.F.. la cancellazione delle iscrizioni, delle trascrizioni e di ogni altro vincolo sui beni immobili venduti e sugli atti iscritti nei pubblici registri.
  9. Emette il decreto di chiusura della procedura, ordinando lo svincolo delle cauzioni e delle ipoteche iscritte a garanzia.

10.Presiede l'adunanza dei creditori, verifica la legittimazione e la regolarità degli interventi di tutti i soggetti che partecipano all'adunanza e di dirigerne la successiva discussione avvalendosi della collaborazione del cancelliere, nonché di regolare le operazioni di voto e controllarne l'esito.

IL COMMISSARIO GIUDIZIALE

L'art. 161 comma sesto L.F.. prevede che il Tribunale ha la facoltà di nominare fin da subito un commissario giudiziale che ha la funzione di ausiliario. Il commissario è una figura meno penetrante rispetto al curatore fallimentare e non è configurabile una estensione analogica di quanto previsto all'art. 43 L.F. perché non rappresenta il debitore nella procedura che è sottoposto ad uno spossessamento attenuato, dato che mantiene l'amministrazione e la disponibilità dei suoi beni e la legittimazione processuale

 

L'art. 173 L.F.. ha devoluto a tale organo un potere di controllo sulla legittima prosecuzione del piano, in qualunque momento della procedura.

 

Sulla base delle scritture contabili presentate dal debitore il commissario deve redigere un elenco dei creditori, in vista della convocazione dell'adunanza.

Nel caso in cui il commissario accerti che "il debitore ha occultato o dissimulato parte dell'attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso altri atti di frode, deve riferirne immediatamente al tribunale, il quale apre d'ufficio il procedimento per la revoca dell'ammissione al concordato, dandone comunicazione al pubblico ministero e ai creditori"

Il commissario deve anche informare i creditori, mediante lettera raccomandata della data di convocazione innanzi al giudice delegato.

L'art. 172 L.F. prevede che le funzioni del commissario giudiziale siano quelle di:

Redigere l'inventario del patrimonio del debitore "e una relazione particolareggiata sulle cause del dissesto, sulla condotta del debitore, sulle proposte di concordato e sulle garanzie offerte ai creditori, e la deposita in cancelleria almeno quarantacinque giorni prima dell'adunanza dei creditori. 

La norma dispone altresì: "Nella relazione il commissario deve illustrare le utilità che, in caso di fallimento, possono essere apportate dalle azioni risarcitorie, recuperatorie o revocatorie che potrebbero essere promosse nei confronti di terzi. Nello stesso termine la comunica a mezzo posta elettronica certificata a norma dell'articolo 171, secondo comma. Qualora nel termine di cui al quarto comma dell'articolo 163 siano depositate proposte concorrenti, il commissario giudiziale riferisce in merito ad esse con relazione integrativa da depositare in cancelleria e comunicare ai creditori, con le modalità di cui all'articolo 171, secondo comma, almeno dieci giorni prima dell'adunanza dei creditori. La relazione integrativa contiene, di regola, una particolareggiata comparazione tra tutte le proposte depositate. Le proposte di concordato, ivi compresa quella presentata dal debitore, possono essere modificate fino a quindici giorni prima dell'adunanza dei creditori. Analoga relazione integrativa viene redatta qualora emergano informazioni che i creditori devono conoscere ai fini dell'espressione del voto.

- IL LIQUIDATORE

In caso di concordato con cessio bonorum il Tribunale ha l'onere di nominare, con il decreto di omologa uno o più liquidatori e un comitato dei creditori con la funzione di assistere alla liquidazione, determinandone le modalità.

Il ruolo di liquidatore può essere svolto da

a) avvocati, dottori commercialisti,

b) ragionieri

c) ragionieri commercialisti,

d) studi professionali associati o società tra i professionisti,

e) coloro che abbiamo svolto funzioni di amministrazione e controllo in società per azione, purché non sia intervenuta nei loro confronti dichiarazione di fallimento.

Entro due giorno successivi alla sia nomina deve far pervenire al Giudice Delegato la propria accettazione ex art. 29 L.F. ed entro dieci giorni deve fornire comunicazione del proprio indirizzo di posta elettronica.
Il Liquidatore è chiamato a espletare le proprie funzioni con la diligenza richiesta per l'incarico assunto; deve tenere un registro preventivamente vidimato da almeno un componente del comitato dei creditori ed annottarvi le operazioni relative alla sua amministrazione.
Può cessare la sua funzione per revoca presentata dal Giudice delegato dal comitato dei creditori o d'ufficio.
Il commissario giudiziale non può assolvere anche la funzione di liquidatore.
Le funzioni del liquidatore sono:
1. Ritirare il decreto di omologa del concordato preventivo e provvede alla relativa pubblicità;

2. Predispone il libro giornale della liquidazione e farlo vidimare dal giudice delegato per la registrazione di ogni operazione contabile inerente la liquidazione;

3. Informa il comitato dei creditori dell'avvenuta nomina;

4. Prende in consegna i beni ceduti e conseguentemente redige l'inventario alla presenza del legale rappresentante della società concordataria 

5. Procede alla formazione dell'elenco dei creditori entro e non oltre sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza di omologa, sulla scorta della scritture contabili;

6. Deposita in cancelleria l'elenco dei creditori, e comunicare l'avvenuto deposito a mezzo raccomandata ar a tutti i creditori

7. Presentare annualmente una relazione dalla quale risulti l'attività svolta

8. Chiede al giudice delegato di procedere alla nomina di avvocati o commercialisti ove necessario;

9. Ogni anno presenta un prospetto delle somme disponibili e un progetto di riparto delle stesse, riservando quelle occorrenti alla procedura.

Il c.d. Concordato in bianco 

L'art. 161 L.F. consente all'imprenditore di depositare il ricorso per l'ammissione al concordato preventivo con l'unico supporto documentale dei bilanci degli ultimi tre esercizi e dell'elenco nominativo dei creditori con l'indicazione dei rispettivi crediti, riservandosi di presentare in un secondo momento la proposta ai creditori, il piano concordatario, l'attestazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità del piano nonché tutta la ulteriore documentazione prescritta secondo l'art. 161 L.F.

Il debitore che richieda l'ammissione alla procedura concordataria minore ha la possibilità di depositare la sola domanda, con conseguenti effetti prenotativi, differendo ad un secondo momento la presentazione dell'ulteriore documentazione, si parla di concordato in bianco. 

Esso premette al debitore di beneficiare prima della protezione che consegue alla procedura concorsuale evitando che il proprio patrimonio venga aggredito dai creditori nel periodo necessario per redigere l'ulteriore documentazione. 

La possibilità di presentare un concordato in bianco ha posto di fatto non poche difficoltà interpretative ed applicative ci si è infatti posti il problema di quale debba essere il suo contenuto minimo.

A tal proposito è stato sostenuto che debbano essere allegati: 1) i bilanci degli ultimi tre esercizi e l'elenco nominativo dei creditori con l'indicazione dei rispettivi crediti; 2) una situazione patrimoniale aggiornata per consentire al giudice di verificare l'esistenza dello stato di crisi; 3) una visura del registro delle imprese per verificare la competenza del tribunale.
La giurisprudenza ha ritenuto che, nel caso di presentazione della domanda in bianco a norma del 161 comma sesto L.F. il collegio sia chiamato a valutare la sussistenza della competenza per territorio e l'accessibilità dell'imprenditore alla procedura concorsuale da un punto di vista oggettivo e soggettivo.
In caso di domanda con riserva il Tribunale deve valutare i presupposti della domanda stessa, eventualmente anche espletando un'attività istruttoria al fine di acquisire documenti ed informazioni.

 

A fronte di una domanda di concordato priva di documentazione il Tribunale ragionevolmente non potrà autorizzare il compimento di atti che accedano l'ordinaria amministrazione.

Il giudice inoltre, a norma dell'art. 161, comma 8 L.F.. come modificato dall'art. 82 del d.l. 69/2013, cd. Decreto del fare, ha previsto precipui obblighi informativi statuendo che "Con il decreto che fissa il termine di cui al sesto comma, primo periodo, il tribunale deve disporre gli obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell'impresa e all'attivita' compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano, che il debitore deve assolvere, con periodicità almeno mensile e sotto la vigilanza del commissario giudiziale se nominato, sino alla scadenza del termine fissato. Il debitore, con periodicità mensile, deposita una situazione finanziaria dell'impresa che, entro il giorno successivo, è pubblicata nel registro delle imprese a cura del cancelliere. In caso di violazione di tali obblighi, si applica l'articolo 162, commi secondo e terzo. Quando risulta che l’attività compiuta dal debitore è manifestamente inidonea alla predisposizione della proposta e del piano, il tribunale, anche d'ufficio, sentito il debitore e il commissario giudiziale se nominato, abbrevia il termine fissato con il decreto di cui al sesto comma, primo periodo. Il tribunale può in ogni momento sentire i creditori.".

A norma dell'art. 168 L.F.. dalla data di pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese, i creditori per titolo o causa anteriore alla pubblicazione stessa non possono iniziare o proseguire azione esecutive o cautelari sul patrimonio del debitore. A partire da tale momento il debitore può contare sulla protezione della procedura per il tempo necessario per predisporre il proprio piano. Per evitare in ricorso ad un utilizzo surrettizio dello strumento concordatario sono stati perciò introdotti gli obblighi informativi periodici con cadenza, almeno mensile, di cui si diceva precedentemente, capaci di tenere il Tribunale adeguatamente informato in ordine alla gestione finanziaria dell'impresa in crisi a norma dell'ottavo comma dell'art. 161 L.F..
Il tribunale fissa, motivandone le ragioni, un termine non inferiore a 60 giorni, né superiore a 120 giorni per procedere alla integrazione con la presentazione del piano o della proposta.
A) Se alla domanda di concordato con riserva, non segue, nel termine fissato dal giudice, il deposito del piano, il Tribunale dichiara inammissibile il ricorso e gli effetti protettivi vengono meno
B) Se il Tribunale ritiene che non vi siano le condizioni dichiara il ricorso inammissibile.

Avv. Elisa Barsotti

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