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Il deposito di titoli in amministrazione

1. LA NATURA GIURIDICA DEL "DEPOSITO DI TITOLI IN AMMINISTRAZIONE"

Il "deposito di titoli in amministrazione" è un contratto bancario mediante il quale, a norma dell'art. 1838 del codice civile, la banca si obbliga a custodire i titoli ricevuti in deposito dai propri clienti (valori mobiliari, titoli di stato, nominativi o al portatore) ed amministrarli

Con la gestione, la banca si assume il compito di provvedere alla tutela dei diritti inerenti ai titoli. Per alcuni atti di gestione opera direttamente la banca - riscossione degli interessi o dei dividendi, verifica dei sorteggi per l'attribuzione dei premi o per il rimborso del capitale, cura delle riscossioni per conto del depositante ecc. -, mentre per altri la banca deve richiedere, in tempo utile, le istruzioni al depositante - versamento dei decimi (art. 2344 c.c.), esercizio del diritto di opzione (art. 2441 c.c.) etc. - ed eseguirle, qualora abbia ricevuto i fondi all'uopo occorrenti. In mancanza di istruzioni, i diritti di opzione devono essere venduti per conto del depositante.

Alla banca spetta un compenso ed il rimborso delle spese nella misura stabilita dal contratto o dagli usi.

Nella custodia e nell'amministrazione dei titoli, la banca deve adottare la diligenza del professionista qualificato (artt. 1176, 1838, ultimo comma, c.c.) ed è nullo il patto diretto ad escludere o limitare la responsabilità della banca (art. 1838, comma 4, c.c.).

La dottrina è divisa nell'inquadramento del "deposito di titoli in amministrazione nel contratto di deposito" tra una prestazione di custodia (artt. 1176, 1770 c.c.) e quello di mandato (artt. 1705, 1856 c.c.) in relazione alla prestazione gestoria, ovvero l'applicazione analogica di entrambi.

Nella prassi operativa, la disciplina legale è integrata da quella convenzionale predisposta dall'ABI e adottata pressoché da tutte le banche italiane.

Il deposito di titoli in custodia ed amministrazione può essere intestato a più persone e, come precisato dalla Cassazione con sentenza n. 12552 del 22.09.2000, non presuppone necessariamente la proprietà bensì la disponibilità degli stessi, per cui la mera contitolarità del contratto non implica di per sé la comproprietà dei titoli depositati.

Come contratto reale, il deposito in amministrazione si perfeziona con la consegna alla banca di titoli e valori, accompagnati da una distinta contenente gli estremi necessari per identificarli ovvero per i titoli dematerializzati con le modalità previste dalla Consob.

Il dossier titoli è principalmente uno strumento bancario messo a disposizione dalla banca per acquistare azioni via web e per effettuare altre operazioni, e rappresenta un paniere nel quale vengono inseriti tutti i titoli acquistati. Aprendo un semplice conto corrente, il dossier titoli non è compreso ma si aggiunge quale nuovo contratto, collegandolo al proprio conto, su richiesta del cliente.

Varie sono le responsabilità dell'intermediario nell'ambito delle proprie competenze e ne ricordiamo alcune, ai sensi del Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (T.U.F. - Testo unico della finanza):

- l'art. 49 (Responsabilità del depositario), in ordine alla perdita di strumenti finanziari detenuti in custodia;

- l'art. 83-decies (Responsabilità dell'intermediario): "L'intermediario è responsabile verso il titolare del conto, per i danni derivanti dall'esercizio dell'attività di trasferimento suo tramite degli strumenti finanziari, di tenuta dei conti, e per il puntuale adempimento degli obblighi posti dal presente decreto e dal regolamento di cui all'articolo 81, comma 1...";

- l'art. 143 (Responsabilità), per le informazioni contenute nel prospetto o nel modulo di delega e quelle eventualmente diffuse nel corso della sollecitazione che devono consentire all'azionista di assumere una decisione consapevole. 

Da considerare, infine, le responsabilità derivanti dalla tutela della privacy (Legge 675/1996), in particolar modo per i titoli dematerializzati nel caso di accesso non autorizzato, da parte di terzi, ai dati custoditi e per i ritardi di accreditamento degli interessi e/o dividendi sui titoli amministrati .Gli strumenti finanziari dei clienti, così come definiti dall'art. 1 del T.U.F., sono rappresentati da:

"a) valori mobiliari;

b) strumenti del mercato monetario;

c) quote di un organismo di investimento collettivo del risparmio;

d) contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati ("future"), "swap", accordi per scambi futuri di tassi di interesse e altri contratti derivati connessi a valori mobiliari, valute, tassi di interesse o rendimenti, o ad altri strumenti derivati, indici finanziari o misure finanziarie che possono essere regolati con consegna fisica del sottostante o attraverso il pagamento di differenziali in contanti;

e) contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati ("future"), "swap", accordi per scambi futuri di tassi di interesse e altri contratti derivati connessi a merci il cui regolamento avviene attraverso il pagamento di differenziali in contanti o può avvenire in tal modo a discrezione di una delle parti, con esclusione dei casi in cui tale facoltà consegue a inadempimento o ad altro evento che determina la risoluzione del contratto;

f) contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati ("future"), "swap" e altri contratti derivati connessi a merci il cui regolamento può avvenire attraverso la consegna del sottostante e che sono negoziati su un mercato regolamentato e/o in un sistema multilaterale di negoziazione;

g) contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati ("future"), "swap", contratti a termine ("forward") e altri contratti derivati connessi a merci il cui regolamento può avvenire attraverso la consegna fisica del sottostante, diversi da quelli indicati alla lettera f), che non hanno scopi commerciali, e aventi le caratteristiche di altri strumenti finanziari derivati, considerando, tra l'altro, se sono compensati ed eseguiti attraverso stanze di compensazione riconosciute o se sono soggetti a regolari richiami di margini;

h) strumenti derivati per il trasferimento del rischio di credito;

i) contratti finanziari differenziali;

j) contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati ("future"), "swap", contratti a termine sui tassi d'interesse e altri contratti derivati connessi a variabili climatiche, tariffe di trasporto, quote di emissione, tassi di inflazione o altre statistiche economiche ufficiali, il cui regolamento avviene attraverso il pagamento di differenziali in contanti o può avvenire in tal modo a discrezione di una delle parti, con esclusione dei casi in cui tale facoltà consegue a inadempimento o ad altro evento che determina la risoluzione del contratto, nonché altri contratti derivati connessi a beni, diritti, obblighi, indici e misure, diversi da quelli indicati alle lettere precedenti, aventi le caratteristiche di altri strumenti finanziari derivati, considerando, tra l'altro, se sono negoziati su un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione, se sono compensati ed eseguiti attraverso stanze di compensazione riconosciute o se sono soggetti a regolari richiami di margini",

e costituiscono un patrimonio distinto da quello dell'intermediario, così come previsto dall'art. 22 del T.U.F.: "Nella prestazione dei servizi di investimento e accessori gli strumenti finanziari e le somme di denaro dei singoli clienti, a qualunque titolo detenuti dall'impresa di investimento, dalla Sgr, dalla società di gestione UE o dagli intermediari finanziari iscritti nell'elenco previsto dall'articolo 107 del T.U. bancario, nonché gli strumenti finanziari dei singoli clienti a qualsiasi titolo detenuti dalla banca,costituiscono patrimonio distinto a tutti gli effetti da quello dell'intermediario e da quello degli altri clienti. Su tale patrimonio non sono ammesse azioni dei creditori dell'intermediario o nell'interesse degli stessi, nè quelle dei creditori dell'eventuale depositario o sub-depositario o nell'interesse degli stessi. Le azioni dei creditori dei singoli clienti sono ammesse nei limiti del patrimonio di proprietà di questi ultimi".

Schematizzando, quindi, le posizioni delle Parti nel "Deposito titoli in amministrazione" nell'ambito della disciplina di cui all'art. 1838 c.c.:

- la Banca: deve custodire i titoli, esigerne gli interessi o i dividendi, verificare i sorteggi per l'attribuzione di premi o per il rimborso di capitale, curare le riscossioni per conto del depositante, e in generale provvedere alla tutela dei diritti inerenti ai titoli; se i titoli depositati prevedono un diritto di opzione da esercitare e sono emessi nuovi titoli, la banca deve chiedere istruzioni al cliente qualora abbia ricevuto i fondi all'uopo occorrenti per l'opzione; se si devono versare dei decimi la banca deve chiedere istruzioni al cliente per provvedervi; la banca deve osservare diligenza del professionista qualificato per le operazioni ad essa affidate. È nullo il patto contrario.

- il Cliente: ha il diritto ad ottenere l'accredito delle somme riscosse; deve corrispondere alla banca un compenso nella misura stabilita dalla convenzione o dagli usi e rimborsare le spese fatte per l'amministrazione ed il deposito dei titoli.

Per concludere, nell'ambito dell'investimento in strumenti finanziari e della relativa tutela concernente l'attività di amministrazione di detti strumenti, si configura il carattere gestorio della funzione bancaria e/o dell'intermediario per cui diventano peculiari le informazioni che consentono all'investitore d'investire ed incidere sulle scelte d'investimento e/o disinvestimento così come, d'altronde, affermato dall'art. 21 (Criteri generali) del T.U.F.:

"1. Nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e accessori i soggetti abilitati devono:

a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, per servire al meglio l'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati;

b) acquisire, le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati;

c) utilizzare comunicazioni pubblicitarie e promozionali corrette, chiare e non fuorvianti;

d) disporre di risorse e procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l'efficiente svolgimento dei servizi e delle attività.".

A confermare tale orientamento la Consob, con la comunicazione n. DIN/DCG/DSR/11085708 del 20 ottobre 2011, dichiarava che "pur in presenza di un'operazione di scambio per la quale non sia stato pubblicato un prospetto/documento d'offerta …, sussiste, in ogni caso il dovere dell'intermediario, che svolge per il proprio cliente, specie al dettaglio, il servizio accessorio di 'custodia e amministrazione titoli', di operare in modo che i (clienti) siano sempre adeguatamente informati. Deve infatti ritenersi che informare il portatore di un titolo oggetto di un'operazione di scambio dell'esistenza dell'iniziativa stessa, delle sue caratteristiche e delle conseguenze che può comportare per l'investimento interessato, rientri fra i doveri dell'intermediario di protezione dell'interesse del cliente e non determini di per sè alcuna ipotesi di offerta al pubblico.".

2. LA CASISTICA IN ESAME E LE DECISIONI DELL'ARBITRO
 
2.1 I disservizi

L'Ombudsman - Giurì Bancario, con decisione dell'11 giugno 2014, ricorso n. 909/2013, affrontava una diffusa problematica circa l'utilizzo di piattaforma di "trading on-line" ed il suo malfunzionamento.

"Il corretto adempimento degli obblighi contrattuali assunti con la stipulazione di un contratto per prestazione di servizi di investimento telematici comporta, a carico della banca, l'onere di garantire il regolare e stabile funzionamento della piattaforma di trading on-line sulla quale la clientela opera; di conseguenza, il malfunzionamento del sistema informatico, impedendo, o rallentando, l'inserimento degli ordini e creando difficoltà nell'assunzione di tempestive decisioni operative, costituisce violazione degli obblighi contrattuali da parte dell'intermediario. Nel caso di specie, non risulta, tra l'altro, accoglibile l'eccezione sollevata dalla banca circa il fatto che il cliente avrebbe potuto operare tramite il servizio (banca telefonica), stante che anche tale servizio non era operativo a causa di un problema tecnico.".

Dall'esame del caso, l'Ombudsman verificava che:

"- l'operatore del servizio Help Desk, sia nella telefonata con la ricorrente delle 20:07 che in quella delle 20:31, ha ammesso che nella giornata del 20 settembre 2013 si sono verificati dei disservizi che hanno impedito ad alcuni clienti dell'intermediario (compresa la ricorrente stessa), utilizzatori di una determinata versione di un browser internet, l'esecuzione di operazioni di trading on-line;

- nel corso della telefonata delle ore 20:07 l'operatore ha suggerito alla ricorrente alcune operazioni da eseguire sul suo computer per tentare di risolvere il problema;

- non riuscendo la ricorrente a ristabilire la regolare operatività del sistema, l'operatore ha consigliato alla cliente di impartire l'ordine di acquisto dei titoli ENI attraverso il servizio di 'banca telefonica';

- la ricorrente ha chiamato alle ore 20:31 il servizio 'banca telefonica' per impartire l'ordine;

- l'operatore della 'banca telefonica' non ha potuto eseguire l'ordine in questione a causa di un 'problema tecnico'."

Pertanto, osservava "che il corretto adempimento degli obblighi contrattuali assunti con la stipulazione di un contratto per prestazione di servizi di investimento telematici comporta, a carico della banca, l'onere di garantire il regolare e stabile funzionamento della piattaforma di trading on-line sulla quale la clientela opera; ciò posto, il malfunzionamento della piattaforma di trading on-line, impedendo, o rallentando, l'inserimento degli ordini o creando difficoltà nell'assunzione di tempestive decisioni operative, espone l'intermediario alle legittime pretese risarcitorie da parte della clientela per gli eventuali danni subiti".

Ancora, con decisione del 27 ottobre 2014, ricorso n. 223/2014, l'Ombudsman interveniva su "... la clausola contrattuale che, 'in caso di adempimento totale o parziale o di inadempimento inesatto da parte del professionista', limiti alle ipotesi di condotta dolosa o gravemente colposa dell'intermediario il diritto del cliente ad ottenere il risarcimento del danno subito, stante il carattere vessatorio, ai sensi del Codice del consumo, di tale clausola", affermando che "la banca, con riferimento al servizio di trading on-line erogato, ha l'obbligo di garantire lo stabile e corretto funzionamento della piattaforma e che, pertanto, ogni malfunzionamento della stessa può essere considerato un inadempimento degli obblighi contrattuali assunti"; è questo il motivo per cui "il Collegio ritiene che la suddetta clausola contrattuale abbia carattere vessatorio ai sensi dell'art. 33, comma 2, lett. b) del Codice del consumo, posto che limita alle ipotesi di condotta dolosa o gravemente colposa posta in essere dall'intermediario il diritto del cliente ad ottenere il risarcimento del danno subito, 'in caso di adempimento totale o parziale o di inadempimento inesatto da parte del professionista'". Pertanto, l'Ombudsman ritiene la banca responsabile per gli eventuali danni subiti dal ricorrente.

2.2 La cointestazione

L'ABF (Arbitro bancario Finanziario), con decisione n. 1924 dell'11 aprile 2013 del Collegio di Milano, ha accolto l'istanza del ricorrente che l'aveva chiamato a decidere sulla consegna di tutta la documentazione bancaria riferita al conto corrente e al dossier titoli - stante la suddivisione al 50% quale contitolare dei succitati contratti, con particolare riferimento alla documentazione per la chiusura unilaterale dei predetti rapporti - che la banca non evadeva per non essere il ricorrente erede della "de cuius". L'ABF osserva che "... l'oggetto della richiesta del ricorrente ... ha contenuto ben più ampio, riferendosi a tutta la documentazione 'inerente la suddivisione al 50% delle quote' del conto corrente bancario e dei titoli in deposito" e che pertanto sussiste "la possibilità, per il cliente cointestatario di un conto corrente, di domandare all'intermediario copia della documentazione che attenga all'oggetto del rapporto bancario passato o in essere nell'ipotesi in cui l'altro cointestatario sia deceduto e l'intermediario abbia già provveduto a liquidare la quota dell'intestatario superstite".

Il ricorrente, quindi, ha il diritto di ottenere la documentazione relativa al rapporto in questione, al fine di ricostruirne tutte le vicende relative e che non è stato correttamente soddisfatto dall'intermediario resistente.

2.3 L'esecuzione dell'ordine

Con decisione n. 4901 del 17 giugno 2015, l'ABF (Collegio di Milano) disponeva sulle modalità di esecuzione di un ordine e cioè sulla richiesta di trasferimento di due subdepositi monointestati verso altra banca, con l'apertura di un conto titoli cointestato per ripristinare la stessa situazione con due sottodepositi nominativi, intestati ai singoli cointestatari."La banca affermava che in sede di stipula del contratto il ricorrente avrebbe richiesto solo l'apertura di un conto cointestato senza alcun riferimento alla 'necessità di aprire sottodepositi'. Di avviso opposto il cliente che, invece, affermava di aver aperto anche due 'sottodepositi nominativi' proprio per riprodurre la medesima gestione in essere presso la banca originaria".

Per la verifica della richiesta, il Collegio constatava che, dalla documentazione prodotta dalla banca e sottoscritta dal cliente, la circostanza addotta dal cliente era contraddetta per assenza di idonea documentazione circa l'ordine impartito.

" ... Né giova al cliente affermare che la banca non avrebbe avuto la modulistica adeguata al fine di impartire l'ordine preciso e voluto dal cliente (circostanza per altro contestata dal ricorrente), perché tale fatto non impedisce di impartire ordini specifici di pugno del cliente, tanto più che le clausole aggiunte a mano prevalgono su quelle predisposte a stampa", ribadendo i principi generali in materia di distribuzione dell'onere della prova, che impongono a carico di chi vuol far valere un diritto l'onere di provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.

Il Collegio di Roma (ABF), con decisione n. 766 del 30 gennaio 2015, rispondeva alla doglianza di una cliente bancaria circa la mancata tempestiva esecuzione, da parte dell'intermediario, di un ordine di trasferimento titoli dal contratto di deposito cointestato con il marito a quello di titolarità esclusiva, precisando quindi che l'omessa esecuzione dell'operazione predetta determinava, a seguito del decesso del coniuge, il conferimento del 50% delle giacenze del deposito titoli cointestato all'asse ereditario, con conseguente impossibilità di goderne nella loro interezza.

L'intermediario eccepiva che la richiesta di trasferimento dei titoli in amministrazione dal conto cointestato con il marito veniva avanzata dalla cliente prima che gli eredi formalizzassero la dichiarazione di successione.

Nonostante l'obbligo per la banca di non pagare le somme dovute del de cuius o di non consegnarne i titoli detenuti agli eredi se non successivamente alla formalizzazione della dichiarazione di successione, ai sensi dell'art. 48, comma 4, del d.lgs. n. 346/1990 (Le aziende e gli istituti di credito, le società e gli enti che emettono azioni, obbligazioni, cartelle, certificati ed altri titoli di qualsiasi specie, anche provvisori, non possono provvedere ad alcuna annotazione nelle loro scritture né ad alcuna operazione concernente i titoli trasferiti per causa di morte, se non è stata fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all'art. 27, comma 4, della dichiarazione della successione o integrativa con l'indicazione dei suddetti titoli, o dell'intervenuto accertamento in rettifica o d'ufficio, e non è stato dichiarato per iscritto dall'interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione),"la mancata esecuzione dell'ordine di trasferimento dei titoli non può ritenersi plausibile ... ed il comportamento dell'intermediario deve ritenersi illegittimo poiché ha, in assenza di qualsivoglia ragione giustificatrice, ha determinato l'impossibilità per la cliente di beneficiare di somme di cui avrebbe altrimenti goduto".

Veniva però rigettata la domanda restitutoria della ricorrente circa la somma che avrebbe acquisito se il trasferimento dei titoli fosse avvenuto al momento della richiesta, che non poteva essere accolta quale pretesa finalizzata ad eludere le regole delle successioni "mortis causa" di cui al d.lgs. n. 346/1990.

3. LA GIURISPRUDENZA

Tribunale Verona, sez. IV, 02/10/2012: "La banca, nei rapporti contrattuali con il cliente, risponde secondo le regole del mandato (art. 1856 c.c.) e la diligenza a cui è tenuta va valutata con particolare rigore: la diligenza del buon banchiere deve essere qualificata dal maggior grado di prudenza e attenzione che la connotazione professionale dell'agente consente e richiede. In particolare, con specifico riferimento all'utilizzazione di servizi e strumenti, con funzione di pagamento o altra, che si avvalgono di mezzi meccanici o elettronici, non può essere omessa la verifica dell'adozione, da parte dell'istituto bancario, delle misure idonee a garantire la sicurezza del servizio; infatti, la diligenza posta a carico del professionista ha natura tecnica e deve essere valutata tenendo conto dei rischi tipici della sfera professionale di riferimento ed assumendo quindi come parametro la figura dell'accorto banchiere.".

Tribunale Frosinone, 20/04/2001: "In caso di 'trading on line', la banca intermediaria che offra servizi in via telematica è responsabile nei confronti dell'investitore qualora non predisponga dispositivi idonei a bloccare operazioni finanziarie prive di adeguata copertura, così venendo meno agli obblighi di trasparenza e di tutela dell'investitore; non rilevando quale esonero da responsabilità della banca l'accettazione da parte di quest'ultimo della clausola negoziale che impone al cliente l'obbligo di depositare titoli o copertura in contanti in conformità alle direttive della Consob.".

Tribunale, sez. VI, Milano 04/12/2014: "Dalle verifiche condotte dal CTU è emerso che dal 2005 in avanti le principali banche, in contesto europeo, asiatico e statunitensi, iniziarono ad adottare il sistema di autenticazione OTP nel servizio bancario on line, e che già nel 2007, come da rapporto allegato alla CTU, in Italia erano svariate le banche che avevano proceduto in tal senso, e in particolare si erano già attivate quelle che, come P, avevano massima diffusione in territorio italiano ... Si reputa con ciò che nel 2009, epoca delle operazioni di pirateria informatica di cui è causa, fosse gravemente in difetto ... per non essersi ancora adeguata agli standard di sicurezza dei sistemi informatici, non avendo adottato, nel servizio di home banking, quel sistema di autenticazione basato su OTP, che all'epoca dei fatti costituiva uno standard consolidato per la tutela lei Clienti di banche dal phishing e dai programmi spia". Di ciò ... dovrà rispondere ai sensi dell'art. 1176 comma 2 c.c., secondo cui "nell'adempimento delle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell'attività esercitata".

Cassazione Civile, Sent., Sez. 1, n. 384/2012: "... Va perciò affermato il principio di diritto ... che la forma scritta è richiesta per la validità del c.d. contratto-quadro col quale l'intermediario si obbliga a prestare il servizio di negoziazione di strumenti finanziari in favore del cliente, ma non anche per i singoli ordini che, in base a tale contratto, vengano poi impartiti dal cliente all'intermediario medesimo, la cui validità non è soggetta a requisiti di forma.".

Cassazione Civile, Sent., Sez. 1, n. 17333/2015: " ... non giustifica alcuna limitazione degli obblighi informativi (ex multis Cass. civ. n. 7922 del 2015) laddove previsti dalla norma. A tale specifico riguardo deve rilevarsi l'incoerenza del richiamo alla funzione tipica del prospetto informativo rispetto alla sollecitazione al risparmio ed all'investimento ... rimanendo accertata la responsabilità contrattuale dell'intermediario per l'omessa informazione sull'inadeguatezza delle informazioni relative all'investimento ... per tutti i fattori di rischio non preventivamente esplicitati dalla banca ed illustrati". "... di recente questa Corte ha ribadito che la responsabilità dell'intermediario che ometta di rappresentare all'investitore i rischi dell'investimento ovvero che compia operazioni inadeguate quando dovrebbe astenersene, ha natura contrattuale, investendo il non corretto adempimento di obblighi legali facenti parte integrante del contratto-quadro intercorrente tra le parti, sicché il danno invocato dal cliente medesimo non può essere limitato al mero interesse negativo da responsabilità precontrattuale, ma ha ad oggetto la effettiva perdita patrimoniale subita a causa dell'investimento (Cass. civ. n. 12262/2015; n. 8462/2014). A tale peculiare riguardo la dedotta imprevedibilità del crac Parmalat non è idonea a superare la responsabilità dell'intermediario in quanto fondata sul mancato assolvimento degli specifici obblighi informativi propri delle operazioni inadeguate e riguardanti le singole operazioni".

4. NOTE FISCALI

L'Agenzia delle Entrate, con Circolare n. 15/E del 10 maggio 2013, ha risposto ai chiarimenti richiesti circa l'applicazione dell'imposta di bollo tra conto corrente e conto deposito:

"Il rapporto di conto corrente, ai sensi dell'articolo 1852 e ss. del codice civile, si caratterizza per lo svolgimento di un 'servizio di cassa' da parte dell'intermediario che si obbliga a compiere operazioni di incasso e pagamenti su istruzione e nell'interesse del cliente (correntista). Chi intende aprire un conto corrente, quindi, non si propone di realizzare un investimento e può disporre in qualsiasi momento delle somme risultanti a suo credito, salva l'osservanza di un termine di preavviso eventualmente pattuito.

Con riferimento alla nozione di deposito, la Banca d'Italia, con nota prot. n. 0215567/13 del 1° marzo 2013, ha chiarito che nella 'prassi bancaria' la nozione di deposito comprende:

1. i depositi che costituiscono la provvista di un conto corrente;

2. i depositi con funzione diversa da quella del punto 1. Potrebbero ricadere in questa fattispecie non solo i contratti giuridicamente distinti dal conto corrente (certificati di deposito, depositi alimentati attraverso un conto corrente 'di appoggio', ecc. ) ma anche i depositi in conto corrente la cui funzione principale non sia quella di fornire una provvista al conto. Sulla base dei principi dettati dal codice civile e dei chiarimenti forniti dalla Banca d'Italia, si precisa, dunque, che l'imposta di bollo deve essere applicata nella misura fissa prevista dall'articolo 13, comma 2-bis, per i depositi che costituiscono la provvista di un rapporto di conto corrente.

Nel diverso caso di contratti giuridicamente distinti dal conto corrente ovvero di depositi in conto corrente la cui funzione principale non sia quella di fornire una provvista al conto, l'imposta deve essere applicata nella misura proporzionale prevista dall'articolo 13, comma 2-ter.

Con riferimento ai depositi in conto corrente, si precisa che l'imposta deve essere applicata, in via autonoma, rispetto a quella applicata in relazione al rapporto di conto corrente, nella misura proporzionale dell'1,5 per mille (dal 1° gennaio 2014 aumentata al 2 per mille) per le giacenze che risultano 'vincolate', ovvero per le quali il cliente perde la libera disponibilità, fintanto che permane il vincolo. Tali giacenze non devono essere considerate ai fini della valutazione complessiva della posizione del cliente persona fisica, per la verifica del limite di esenzione disposto dalla nota 3-bis all'articolo 13 della citata Tariffa.

Appare evidente, infatti, che, per effetto dell'accordo con il quale si dispone la segregazione, le somme vincolate perdono la funzione principale di fornire una provvista al rapporto di conto corrente.

Si precisa, inoltre, che, ai fini della corretta individuazione della tassazione applicabile al rapporto di conto corrente e a quello di deposito, non assume rilievo la circostanza che le giacenze del deposito in conto corrente, libere da vincoli di indisponibilità, siano remunerate. Le giacenze che costituiscono, in via prevalente, la provvista del conto corrente, ancorché fruttifere di un interesse, pertanto, non devono essere oggetto di autonoma tassazione rispetto al rapporto di conto corrente.".

L'attuale situazione per l'imposta di bollo, pertanto, prevede:

Per i conti correnti e libretti postali:

- per le persone fisiche è rimasta invariata la somma del bollo di 34,20 euro annui pagabili sul conto corrente con un addebito trimestrale (8,55 euro) o mensile (2,85 euro). Non deve essere pagato da coloro che hanno meno di 5 mila euro di giacenza media annua tenendo presente, però, che vanno sommati tutti i rapporti di credito che si hanno con la banca o con le Poste (es.: se si possiede un conto da 3.000 euro di giacenza media annua ed un libretto da 4.000 euro, l'imposta di bollo si paga proprio perché il totale è di 7.000 euro);

- per le persone giuridiche il costo è di 100 euro all'anno.

Per i conti deposito:

- per le persone fisiche, l'importo annuale della tassa è del 2 per mille della somma depositata;

- per le persone giuridiche, lo stesso, ma con un tetto massimo di 14.000 euro.

L'imposta di bollo sui prodotti finanziari (conti deposito, titoli etc. ...) si applica sul controvalore complessivo degli strumenti finanziari detenuti, rilevato alla data di chiusura del periodo di rendiconto, con riferimento alla data valuta. Per controvalore si considera in prima istanza il valore di mercato, o, quando non possibile, il valore nominale o di rimborso.

L'imposta viene calcolata sull'ammontare dell'investimento in essere alla fine del periodo (il valore puntuale al momento dell'invio del rendiconto) e non sul valore medio.

Studio Cataldi - Diritto e Contenzioso Bancario e Finanziario