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Il pagamento dell'assegno bancario e postale

1. LA NATURA GIURIDICA

L'assegno bancario è uno strumento di pagamento contenente un ordine incondizionato che il sottoscrittore (traente) rivolge alla banca (trattaria) di pagare una somma determinata al legittimo portatore del titolo (beneficiario). L'assegno assolve dunque una funzione di pagamento e non una funzione di credito, a differenza della cambiale. Una disciplina dettagliata è contenuta nel R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 (Disposizioni sull'assegno bancario, sull'assegno circolare e su alcuni titoli speciali dell'Istituto di emissione, del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia), noto come Legge assegno.

Requisiti dell'assegno bancario (chéque) sono: la denominazione di assegno bancario inserita nel contesto del titolo ed espressa nella lingua in cui esso è redatto; l'ordine incondizionato di pagare una somma determinata; il nome di chi è designato a pagare (trattario); l'indicazione del luogo di pagamento; l'indicazione della data e del luogo dove l'assegno bancario è emesso; la sottoscrizione di colui che emette l'assegno bancario (traente).

Gli assegni postali sono equiparati a quelli bancari, sia per quel che concerne la metodologia d'incasso, che per eventuali insolvenze e protesti.

L'assegno bancario è pagabile a vista (art. 31, l. assegno) e ogni contraria disposizione si ha per non scritta: quindi per ottenere il pagamento è sufficiente la presentazione del titolo, ossia l'esibizione dell'assegno alla banca effettuata del legittimo portatore.

La banca dovrà accertare la firma del cliente-traente nonché l'identità del portatore che presenta il documento al momento dell'incasso.

Anche la presentazione ad una stanza di compensazione equivale a presentazione per il pagamento (art. 34, l. assegno).

L'assegno bancario deve essere presentato al pagamento nel termine di 8 giorni se pagabile "su piazza", ossia nel medesimo Comune in cui il titolo è stato emesso, 15 giorni se "fuori piazza", ossia in altro Comune della Repubblica, 20 giorni se l'assegno è emesso in altro paese europeo e 60 giorni se l'emissione è avvenuta in altro continente.

Si tratta di termini massimi decorrenti dalla data di emissione del titolo (presente sullo stesso), pertanto non bisognerà attendere la loro scadenza per richiedere il pagamento e la presentazione potrà avvenire anche prima.

Ai sensi dell'art. 79, l. assegno, nei termini previsti non si computa il giorno da cui cominciano a decorrere, e la presentazione (così come il protesto dell'assegno bancario) devono avvenire in giorno feriale (art. 78, l. assegno).

Se l'ultimo giorno del termine stabilito dalla legge per compiere atti relativi all'assegno bancario (inclusa la presentazione) è un giorno festivo legale, il termine è prorogato fino al primo giorno feriale successivo. I giorni festivi intermedi sono compresi nel computo del termine.

Se un assegno bancario è tratto fra due piazze che hanno calendari diversi, il giorno dell'emissione è sostituito con quello corrispondente del calendario del luogo di pagamento (art. 33, l. assegno).

Il portatore potrà richiedere il pagamento non solo alla banca che lo ha emesso, ma anche alla banca presso cui è correntista, che provvederà al pagamento "salvo buon fine" dell'operazione.

Gli accordi interbancari stipulati dall'ABI (Associazione Bancaria Italiana), prevedono che il servizio di incasso degli assegni si sostanzi in un ordine di incasso disposto dal creditore alla propria banca (banca negoziatrice) e da quest'ultima trasmesso, attraverso procedure interbancarie, alla banca trattaria, la quale poi addebita sul conto corrente del debitore.

L'assegno bancario può essere presentato al pagamento, anche ad una stanza di compensazione, in forma sia cartacea sia elettronica.

Il D.L. 13 maggio 2011, n. 70 (convertito con modificazioni dall'art. 1, comma 1, della Legge 12 luglio 2011, n. 106) ha riconosciuto piena validità giuridica alle copie informatiche degli assegni cartaceiintroducendo la possibilità di effettuare in modalità elettronica sia la presentazione al pagamento degli assegni, sia i relativi atti di constatazione del mancato pagamento (protesto e constatazione equivalente).

L'ordine di non pagare la somma dell'assegno bancario non ha effetto che dopo spirato il termine di presentazione e, in mancanza di tale ordine, il trattario può pagare anche dopo spirato detto termine (art. 35, l. assegno).

Per la giurisprudenza, questa disposizione normativa va intesa nel senso che prima della scadenza del termine di presentazione l'ordine di revoca del pagamento da parte del correntista rimane inefficace e la banca non deve tenerne conto; l'istituto di credito, al contrario, deve provvedere al pagamento se vi è disponibilità di fondi.

Tale principio rimane valido e non soccombe dinanzi a motivazioni addotte dal correntista, quali l'aver revocato il pagamento dell'assegno poiché truffato dal beneficiario: la banca dovrà ugualmente provvedere al pagamento del titolo.

La facoltà di revocare l'ordine di pagamento (superati i termini di presentazione dell'incasso) necessita di una forma scritta ed è tesa a salvaguardare la possibilità del traente di disporre della provvista sul suo conto, mantenendola integra nel tempo necessario alla riscossione ma non necessariamente oltre i termini prescritti.

L'art. 53, l. assegno precisa che, se sopraggiunge un ostacolo insormontabile (disposizione di legge di uno Stato o altro caso di forza maggiore) che impedisce di presentare l'assegno bancario, i termini stabiliti sono prolungati ed il portatore è tenuto a dare avviso dell'evento al girante senza indugio; costui dovrà fare menzione datata e sottoscritta di questo avviso sull'assegno e lo stesso dovrà fare ogni giratario (ex art. 47, l. assegno).

Cessata la forza maggiore, il portatore dovrà presentare l'assegno bancario immediatamente per il pagamento e, laddove necessario, levare il protesto oppure ottenere la contestazione equivalente.

Se l'evento impeditivo si protrae oltre quindici giorni dal momento in cui il portatore ha dato avviso della forza maggiore al precedente girante (anche se l'avviso è avvenuto prima dello spirare del termine di presentazione), sarà comunque esercitabile l'azione di regresso senza bisogno di presentazione, di protesto o della constatazione equivalente.

Dovrà trattarsi di eventi che rappresentano un ostacolo di carattere generale ed assoluto, pertanto non sono considerati tali i fatti puramente personali al portatore o alla persona da lui incaricata di presentare l'assegno bancario.

Per agevolare la circolazione del titolo, la legge stabilisce che in caso di morte del traente o di sua incapacità sopravvenuta dopo l'emissione gli effetti dell'assegno bancario restano inalterati

La Legge Assegni prevede la possibilità, per il traente o il portatore, di sbarrare l'assegno apponendo due linee parallele e trasversali al titolo sulla facciata anteriore: si parla di sbarramento generale se tra le due sbarre non vi è alcuna indicazione o solo la dicitura "banchiere", e in tal caso l'assegno deve essere pagato dal trattario a un banchiere o a un cliente del trattario; in caso di sbarramento speciale, è scritto il nome di un banchiere e l'assegno deve essere pagato dal trattario solo al banchiere designato o, se questi è il trattario, a un suo cliente.

Lo sbarramento può essere apposto sul titolo dal traente o da qualunque portatore.

Il trattario o il banchiere che non osservi le precedenti disposizioni risponde del danno nei limiti dell'importo dell'assegno bancario.

Il traente o il portatore di un assegno bancario può vietare che esso sia pagato in contanti, apponendo sulla faccia anteriore in senso trasversale le parole "da accreditare" o altra espressione equivalente (art. 42, l. assegno).

In questo caso l'assegno bancario non può essere regolato dal trattario che a mezzo di una scritturazione contabile (accreditamento in conto, giro in conto, compensazione). Il regolamento per scritturazione contabile equivale a pagamento.

L'assegno bancario può essere emesso con la clausola "non trasferibile", che rende di fatto il titolo nominativo con il risultato che questo potrà essere pagato solo al prenditore o accreditato sul suo conto corrente.

Il portatore non può girare l'assegno se non ad un banchiere per l'incasso; questi non può ulteriormente girarlo, poiché ogni altra girata apposta nonostante il divieto si ha per non scritta.

Per prevenire il riciclaggio di denaro, il D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 ha stabilito che assegni bancari e postali di importo uguale o superiore a 1.000 euro dovranno recare obbligatoriamente la clausola di non trasferibilità, oltre all'indicazione specifica del beneficiario.

In mancanza di tale clausola, gli assegni di importo pari o superiore a 1.000 euro saranno ugualmente pagabili, ma la Banca dovrà provvedere a segnalare l'irregolarità al Ministero dell'Economia e potranno essere comminate sanzioni.

L'assegno bancario è senza provvista quando alla presentazione per il pagamento non siano disponibili le somme necessarie affinché la banca possa provvedervi.

L'emissione di un assegno privo di provvista rappresenta un illecito amministrativo punito dalla legge con sanzioni amministrative a cui normalmente segue il protesto. Si tratta di un atto pubblico, poiché levato da un pubblico ufficiale (notaio, ufficiale giudiziario o segretario comunale) che accerta il mancato pagamento dell'assegno e dà pubblicità della mancata provvista (art. 60, l. assegno).

Il protesto potrà essere scritto sull'assegno bancario o sul duplicato ovvero sul foglio di allungamento (art. 61, l. assegno), oppure effettuato con atto separato ed in tal caso chi vi procede dovrà farne menzione sull'assegno bancario o sul duplicato o sul foglio di allungamento.

Anche il protesto o la constatazione equivalente possono essere effettuati in forma elettronica sull'assegno presentato al pagamento in forma elettronica. Per più assegni da pagarsi dalla stessa persona nello stesso luogo, il creditore può levare protesto con unico atto separato. Il protesto o la constatazione equivalente deve farsi prima che sia spirato il termine di presentazione.

Il portatore potrà agire in via di regresso contro i giranti, il traente e gli altri obbligati se l'assegno bancario, presentato in tempo utile, non è pagato; ma il rifiuto del pagamento dovrà essere necessariamente constatato (art. 45, l. assegno) attraverso il protesto o con dichiarazione del trattario scritta sull'assegno bancario con l'indicazione del luogo e del giorno della presentazione - oppure con dichiarazione della Banca d'Italia, quale gestore delle stanze di compensazione o delle attività di compensazione e di regolamento delle operazioni relative agli assegni, attestante che l'assegno bancario, presentato in forma elettronica, non è stato pagato.

Il portatore mantiene i suoi diritti contro il traente nonostante l'assegno bancario non sia stato presentato tempestivamente o non sia stato fatto il protesto o la constatazione equivalente.

Se, tuttavia, la disponibilità della somma sia venuta a mancare, decorso il termine di presentazione, per fatto del trattario, il portatore perde tali diritti in tutto o limitatamente alla parte della somma che sia venuta a mancare.

Tutte le persone obbligate in virtù dell'assegno bancario rispondono in solido verso il portatore, che potrà richiedere in via di regresso l'ammontare dell'assegno bancario non pagato, gli interessi al tasso legale dal giorno della presentazione e le spese per il protesto o la constatazione equivalente, quelle per gli avvisi dati e le altre spese. L'azione di regresso si prescrive in sei mesi dalla scadenza del termine di presentazione dell'assegno al pagamento.

Le azioni di regresso tra i diversi obbligati al pagamento dell'assegno bancario gli uni contro gli altri si prescrivono in sei mesi a decorrere dal giorno in cui l'obbligato ha pagato l'assegno bancario o dal giorno in cui l'azione di regresso è stata promossa contro di lui. Decorsi i sei mesi rimangono comunque i rimedi dell'azione causale e dell'azione di arricchimento.

L'azione causale è legata al rapporto che ha dato causa all'emissione del titolo, ed è azionabile per ottenere in sede giudiziaria un provvedimento esecutivo (di norma un decreto ingiuntivo) fattibile utilizzando l'assegno semplicemente come prova sulla cui base ottenere in sede giudiziaria un provvedimento esecutivo - tipicamente un decreto ingiuntivo.

L'azione di ingiustificato arricchimento si rivolge, invece, contro il traente o il girante, i quali si sono indebitamente arricchiti a danno del beneficiario che non ha potuto esercitare l'azione causale per inesistenza del rapporto sottostante.

In caso di mancato pagamento la banca provvede a comunicare al cliente che, decorsi 60 giorni dalla data di presentazione del titolo senza che egli fornisca la prova dell'avvenuto pagamento, il suo nominativo sarà iscritto nell'Archivio degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento irregolari presso il CAI (Centrale di allarme interbancaria). Il debitore sarà sottoposto a sanzioni amministrative e alla revoca dell'autorizzazione ad emettere assegni e sarà invitato a restituire, alla scadenza del termine di 60 giorni e sempre che non sia effettuato il pagamento, i moduli d'assegno in suo possesso alla banca o agli uffici postali che li hanno rilasciati.

2. LA CASISTICA IN ESAME E LE DECISIONI DELL'ARBITRO: Data irregolare; alterazione e contraffazione dell'assegno; smarrimento del titolo; responsabilità della banca

L'ABF, collegio di Napoli, con decisione n. 4488 del 4 giugno 2015 , esaminava un ricorso in cui il ricorrente aveva presentato all'incasso, presso un terzo intermediario, un assegno non trasferibile tratto da un correntista della resistente a favore del ricorrente, e accreditato dalla negoziatrice sul proprio c/c "salvo buon fine". L'assegno veniva stornato dal c/c per "mancanza autorizzazione", e veniva ripresentato all'incasso "salvo buon fine" e nuovamente stornato dal conto, questa volta con causale per "data errata o irregolare".

Il ricorrente ritiene del tutto ingiustificato il rifiuto di pagamento in seconda presentazione poiché la data di emissione risulta scorretta nella cifra del millennio e la correzione, non solo è leggibile, ma non altera in alcun modo il contenuto della data, atteso che inequivocabilmente, trattandosi della correzione del millennio, nessun dubbio può porsi circa il riferimento temporale al millennio corrente.

Si tratta del 2014 ed è inverosimile e pacificamente impossibile una delle possibili altre date, i cui valori più prossimi sono "1014" e "3014".

Il ricorrente, non legato all'intermediario da alcun rapporto contrattuale, ne invoca la responsabilità, in quanto trattaria del titolo da lui posto all'incasso e non andato a buon fine.

Il Collegio rileva che, come più volte affermato in analoghe ipotesi, "l'obiettiva incertezza sulla data di emissione dell'assegno conduce a ritenere la data come 'non apposta'. Rinvenendosi pertanto una delle ipotesi in cui l'assegno manca di un requisito essenziale di validità, ne deriva la conseguenza che, alla luce della vigente disciplina, il rifiuto di pagamento opposto dall'intermediario può ritenersi senz'altro legittimo. Né appare pregiudicato il diritto del ricorrente, in possesso del titolo, di poterlo fare valere per soddisfare il suo credito. Alla luce di tali considerazioni il Collegio si orienta per il non accoglimento del ricorso.".

L'ABF, collegio di Napoli, con decisione n. 2327 del 27 marzo 2015 , tratta del ricorso di una donna che lamentava che la banca resistente avesse negoziato un assegno che presentava "ictu oculi palesi alterazioni rilevabili con l'ordinaria diligenza nella sezione data, importo a lettere e beneficiario". La ricorrente domanda all'ABF l'accertamento della responsabilità della banca negoziatrice per aver incassato l'assegno "visibilmente alterato" e la restituzione del valore facciale del titolo, che è stato incassato "per ben due volte" dal beneficiario, per un importo pari ad euro 3.400,00.

L'intermediario confermava che l'assegno era stato negoziato presso una propria filiale in data, eccependo che la diligenza del buon banchiere deve comprendere un esame non superficiale del titolo, ma in ogni caso "a vista", evidenziando che "dall'esame della documentazione a disposizione non emergono elementi, se non nel campo data che non osta, di per sé, al pagamento dell'assegno, tali da far dubitare che l'assegno fosse stato in qualche modo alterato" e che, in ogni caso, l'incasso è avvenuto "come da prassi" con la clausola "salvo buon fine".

L'arbitro, nell'esaminare l'immagine dell'assegno controverso, evidenzia solo una correzione della data, tuttavia la società ricorrente ha prodotto attestazione della propria banca (trattaria) di consegna del titolo, dalla quale si evincono alcune irregolarità sull'importo in lettere (ma non in cifre) e sulla data presenti sull'assegno.

Tuttavia, parte istante non fornisce alcun riscontro probatorio circa il sostenuto doppio incasso dell'assegno, ad esempio un estratto conto dal quale si possa evincere il "doppio" addebito o, eventualmente, il "primo" assegno già incassato. Nessuna informazione, tra l'altro, viene fornita in merito a quest'ultimo titolo.

In buona sostanza l'alterazione del titolo solo nel campo data è fondatamente presumibile anche se non certa dalla fotocopia a colori esaminata. In merito si richiama altro orientamento ABF secondo cui l'alterazione della data dell'assegno non è motivo di nullità e non giustifica il mancato pagamento. Infatti, dal combinato disposto degli artt. 1 e 116, R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, deriva che si ha nullità dell'assegno bancario se è mancante la data di emissione e non anche l'assegno con data posposta.

Nel procedimento in esame, inoltre, manca la prova del doppio incasso e il ricorrente non sembra contestare la mancata emissione dell'assegno in favore del beneficiario. Tali osservazioni portano il Collegio a ritenere non affatto provata la domanda.

Del resto "nemmeno può addebitarsi una grave negligenza alla Banca trattaria, atteso che la diligenza del buon banchiere debba sì comprendere un esame non superficiale della regolarità del titolo, ma in ogni caso 'a vista'; conseguentemente la responsabilità della banca va affermata laddove abbia pagato un assegno alterato o contraffatto e tale alterazione o contraffazione sia rilevabile ictu oculi, mentre va esclusa laddove da un diligente esame 'a vista' del titolo non sia possibile rilevare l'alterazione e/o contraffazione del titolo presentato per la negoziazione". Il collegio non accoglie il ricorso.

In altra decisione ABF, collegio di Napoli, n. 7957 del 2 dicembre 2014 , si pronunciava sul ricorso di una donna, titolare di un rapporto di conto corrente che avrebbe scoperto la contraffazione di alcuni assegni effettuata da una propria dipendente.

L'istante ha in particolare disconosciuto la firma emessa su diciassette assegni, a suo dire palesemente artefatta. Per questo motivo ha chiesto l'accertamento della responsabilità della banca per violazione dei doveri di cui agli artt. 1710 e 1176, commi 1 e 2, c.c.; nonché la condanna della stessa alla restituzione dell'importo di € 59.850,00.

Quanto al punto centrale della vicenda, esistono alcuni elementi che inducono a ritenere che la banca non sia da considerare responsabile.

Innanzitutto, dall'esame della firma apposta sugli assegni non sembra che la stessa appaia, a prima vista, falsa. È noto che nella specie la banca è ritenuta responsabile "a fronte non della mera alterazione del titolo, ma solo allorché essa sia rilevabile ictu oculi in base alle conoscenze del soggetto professionale di diligenza media, che non possiede, al momento della presentazione del titolo, di particolari attrezzature strumentali o chimiche per rilevare la falsificazione, né è tenuto a mostrare le qualità di un esperto grafologo" (Cass. civ., 2.7.2014, n. 15145).

Va aggiunto, poi, che depongono a favore della banca altri elementi quali, ad esempio, la frequentazione presso l'agenzia della dipendente e soprattutto il lungo tempo trascorso tra il momento dell'addebito in conto corrente dei primi assegni e l'impugnativa degli stessi.

"È evidente, in aggiunta, che se la contestazione degli assegni, con presunta firma apocrifa, da parte della ricorrente fosse avvenuta tempestivamente e non dopo vari anni, il danno si sarebbe potuto evitare o, comunque, ridurre (art. 1227 c.c.)".

Tutti questi elementi inducono a ritenere che non vi possa essere responsabilità della banca nella vicenda in esame.

L'ABF, collegio di Roma, con decisione n. 3070 del 20 aprile 2015 decide su un ricorso circa la responsabilità della banca per il danno cagionato a seguito dell'addebito sul conto corrente del ricorrente di due assegni appartenenti ad un carnet mai consegnato. L'istante, avvedutosi dell'addebito di un primo assegno per l'importo di euro 3.000,00, sporgeva denuncia all'autorità giudiziaria e provvedeva all'immediato disconoscimento della transazione ed alla denuncia del furto del libretto di assegni all'intermediario. Tuttavia, l'intermediario provvedeva al riaccredito della somma soltanto dopo due settimane e, ciononostante, procedeva al pagamento di un nuovo assegno per l'importo di €. 5.000,00 appartenente sempre al medesimo carnet già oggetto di denuncia. Il ricorrente a causa di tali illegittimi addebiti si trovava costretto a smobilitare capitale impegnato in altri investimenti nonché detenuto in altro conto corrente, per evitare di incorrere in un saldo passivo e, pertanto, chiede il risarcimento del danno patito a seguito della condotta dell'intermediario che quantifica in €. 5.000,00.

La controversia verte sull'asserita responsabilità della banca per il pagamento di due assegni presumibilmente recanti una firma apocrifa, giacché appartenenti ad un carnet mai consegnato al ricorrente.

Seppur mancanti i titoli contestati nella documentazioni in atto su cui effettuare verifica del carattere apocrifo delle sottoscrizioni, il collegio, seppur presuntivamente, ritiene pacifica la responsabilità dell'intermediario con riferimento al secondo assegno dell'importo di €. 5.000,00.

"Infatti, l'intermediario pur avendo già ricevuto la denuncia di smarrimento del carnet di assegni e pur avendo già provveduto al riaccredito di un primo assegno erroneamente addebitato, anziché astenersi dal compimento di ulteriori operazioni, disponeva il pagamento di un ulteriore assegno tratto dal medesimo libretto già oggetto di denuncia".

Mentre, con riferimento al primo assegno, può quantomeno rilevarsi che l'intermediario avrebbe potuto desumere l'anomalia della transazione dalla circostanza che non solo il carnet di assegni non era mai stato consegnato al cliente, ma anche che quest'ultimo non aveva mai proceduto ad attivare l'apposita procedura online.

È indubbio, dunque, che un siffatto comportamento integra la violazione del dovere di diligenza qualificata che grava sull'intermediario, considerato che ai sensi dell'art. 1856 c.c. "la banca risponde secondo le regole del mandato dell'esecuzione degli incarichi ricevuti dal correntista" - prima fra tutte l'obbligo di diligenza del mandatario - e che il consolidato orientamento dell'ABF qualifica il pagamento dell'assegno da parte della banca trattaria come esecuzione di un ordine impartito dal traente correntista.

Ferma la violazione del dovere di diligenza qualificata, il contegno assunto dall'intermediario nel pagamento del secondo assegno è, altresì, indice della sua colpa grave, atteso che anziché procedere all'immediato blocco dei titoli appartenenti al carnet smarrito ed all'effettuazione dei dovuti controlli ha disposto il pagamento pur nella consapevolezza del furto del libretto e pur avendo già rimborsato l'importo del primo assegno.

La doglianza del ricorrente è circoscritta alla richiesta di ristoro dei danni patiti a seguito dell'illegittima condotta della banca, ma la pretesa risarcitoria risulta, tuttavia, sprovvista di qualsivoglia corredo probatorio essendosi limitato il ricorrente ad una generica allegazione.

Stante l'assoluta carenza di prova in ordine sia all'an sia al quantum dei danni asseritamente patiti, il Collegio accoglie il ricorso limitatamente all'accertamento dell'illegittimità del comportamento dell'intermediario resistente. Rigetta nel resto.

L'ABF, collegio di Napoli, con decisione n. 7969 del 2 dicembre 2014 , si pronuncia su ricorso riguardante lo smarrimento di titoli negoziati presso la banca di riferimento del ricorrente e protestati per mancanza di fondi presso la banca dove erano stati tratti.

Quest'ultima, però, avrebbe smarrito gli assegni, mai restituiti al ricorrente con conseguente irrecuperabilità del credito a seguito dell'insolvenza del proprio debitore. Per tale motivo agisce contro la banca che aveva perso i titoli per ottenere l'accertamento della responsabilità della stessa in ordine allo smarrimento e la condanna al versamento dell'importo di € 1.600,00, corrispondente all'ammontare degli stessi.

La banca respinge le accuse, sottolineando che lo smarrimento sarebbe avvenuto, comunque, dopo il protesto, senza cioè arrecare alcun danno al ricorrente.

Il Collegio rileva che dalla documentazione in atti risultano i due assegni di uguale importo (per un totale di € 1.600,00) di cui è beneficiario il ricorrente, giunti presso la resistente e da quest'ultima protestati.

Seppur la banca abbia dichiarato di aver trasmesso i suddetti titoli alla banca negoziatrice per la restituzione al ricorrente, questi non sarebbero mai giunti al destinatario e la stessa banca ha riconosciuto, in definitiva, di aver smarrito i titoli. Inoltre, dalla documentazione sembra che la convenuta non si sia attivata tempestivamente per ritrovare i titoli e neppure abbia informato la banca negoziatrice o il ricorrente.

In sostanza non vi è dubbio che la banca sia da considerare responsabile nella vicenda denunciata e che avrebbe dovuto provare, a fronte dello smarrimento degli assegni, che l'evento era stato determinato da cause ad essa non imputabili (art. 1218 c.c.) (Abf, Collegio di Milano n. 3884 del 2013).

L'istituto si difende affermando solo che lo smarrimento è successivo al protesto, ma non ha dedotto e allegato di avere fatto di tutto per minimizzare il danno subito dal ricorrente, ad esempio attraverso una rapida informativa (cfr. Abf, Collegio di Napoli n. 3724 del 2013).

D'altro canto, il ricorrente non ha fornito prova dell'entità dello stesso che non può essere rappresentato dall'ammontare dei due titoli (€ 1.600,00), in assenza di elementi che dimostrino che il pregiudizio è consistito proprio in quest'importo.

In ogni caso è possibile effettuare nella specie, tenuto conto della generalità delle condizioni in cui si è verificato l''evento, una liquidazione equitativa del danno (art. 1226 c.c.) nella misura di € 500,00 omnicomprensivi.

3. LA GIURISPRUDENZA

Per Cass. civ., n. 17749 del 2009, "in caso di pagamento effettuato mediante assegni di conto corrente, l'effetto liberatorio si verifica con la riscossione della somma portata dal titolo, in quanto la consegna del titolo deve considerarsi effettuata, salva diversa volontà delle parti, pro solvendo; tuttavia, poiché l'assegno, in quanto titolo pagabile a vista, si perfeziona, quale mezzo di pagamento, quando passa dalla disponibilità del traente a quella del prenditore, ai fini della prova del pagamento, quale fatto estintivo dell'obbligazione, è sufficiente che il debitore dimostri l'avvenuta emissione e la consegna del titolo, incombendo invece al creditore la prova del mancato incasso, la quale, pur costituendo una prova negativa, non si risolve in una probatio diabolica, in quanto, avuto riguardo alla legge di circolazione del titolo, il possesso dello stesso da parte del creditore che lo ha ricevuto implica il mancato pagamento".

 

Cass. civ. n. 12079 del 2007 ritiene che "in base alla regola di correttezza posta dall'articolo 1175 cod. civ., l'obbligazione del debitore si estingue a seguito della mancata tempestiva presentazione all'incasso del titolo di credito (assegno bancario, nella specie) da parte del creditore, che in tal modo, viene meno al suo dovere di cooperare in modo leale e fattivo all'adempimento del debitore. Deve quindi ritenersi che, se il creditore omette, violando la predetta regola di correttezza, di compiere gli adempimenti necessari affinché il titolo sia pagato, nei termini di legge, dalla banca trattaria (o da altro istituto bancario), tale comportamento omissivo deve essere equiparato, a tutti gli effetti di legge, all'avvenuta esecuzione della diversa prestazione, con conseguente estinzione dell'obbligazione, ex articolo 1197 cod. civ.".

Cass. civ. n. 17127 del 2011 stabilisce che "allorquando la caparra venga costituita mediante consegna di un assegno bancario, il comportamento del prenditore del titolo che, dopo averne accettato la consegna, ometta poi di porlo all'incasso, trattenendo comunque l'assegno e non restituendolo all'acquirente, è contrario a correttezza e buona fede e comporta a carico del prenditore l'insorgenza degli obblighi propri della caparra, nel senso che ove risulti inadempiente all'obbligazione cui si riferisce la caparra, egli sarà tenuto al pagamento di una somma pari al doppio di quella indicata nell'assegno".

Per il Tribunale di Nola, sez. II, 30 ottobre 2007, "l'assegno bancario privo di data, pur essendo nullo, è da considerarsi - nei rapporti tra traente e prenditore o tra girante e giratario - come una promessa di pagamento (ai sensi dell'art. 1988 c.c.), con la conseguente operatività della presunzione 'iuris tantum' dell'esistenza del rapporto sottostante. Pertanto, il destinatario della promessa di pagamento, essendo dispensato dall'onere di provare la sussistenza del rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria, ha un oggettivo e riconosciuto interesse a rimanere nel possesso del titolo, al fine di avvalersi della sua favorevole efficacia probatoria".

Cass. civ. n. 13949 del 2006 afferma che "l'assegno privo dell'indicazione della data è un titolo radicalmente nullo e può valere solo come promessa di pagamento potendo presumersi juris tantum l'esistenza del rapporto sottostante; pertanto la consegna al creditore di un assegno senza data di emissione non costituisce un valido mezzo di pagamento".

Per il Tribunale di Roma, ordinanza 16 dicembre 2005 (nonché Tribunale di Roma, sentenza n. 10149/2010 e Cass. civ. n. 25371/2013), è "legittimo il protesto nei confronti di colui che ha firmato l'assegno, anche se in veste di rappresentante, laddove non vi sia spendita del nome del soggetto rappresentato. In mancanza di tale specificazione, le conseguenze giuridiche conseguenti all'emissione del titolo sono a carico di chi risulti averlo sottoscritto. Il protesto deve essere elevato nei confronti di ci abbia emesso il titolo secondo quello che risulta dalla firma di traenza o di emittenza".

Secondo il Tribunale di Monza, ordinanza 10 marzo 2015, "la funzione del protesto è quella di consentire l'esercizio dell'azione di regresso, motivo per cui appare corretto che sia levato nei confronti dell'emittente indicato sul titolo medesimo, a nulla rilevando che, nel caso in esame, la banca fosse a conoscenza del fatto che, in realtà, l'assegno fosse tratto sul conto corrente della società di cui il firmatario è legale rappresentante, non essendovi stata la spendita della denominazione sociale sul titolo".

Il Tribunale di Roma, ordinanza 23 maggio 2014, chiarisce che "l'art. 9, L. 386/1990 prevede che in caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, di un assegno per mancanza di provvista, il trattario sia tenuto a iscrivere il nominativo del traente nell'archivio degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento irregolari, istituito presso la Banca d'Italia, di cui all'art. 10-bis della stessa legge (C.A.I.) e che l'iscrizione così effettuata determini la revoca di ogni autorizzazione a emettere assegni. Nondimeno, l'ipotesi del mancato pagamento dell'assegno in assenza di provvista è disciplinata dall'art. 2 l. 386/1990, il quale, al comma 1, esige, per il venire ad esiste della fattispecie, che il titolo sia presentato in tempo utile. Ora l'assegno deve essere presentato per il pagamento nel termine di otto giorni se è pagabile nello stesso comune in cui è stato emesso o in quindi giorni in caso contrario".

La Corte d'Appello di Milano, 3 gennaio 2013, precisa che "la diligenza di un istituto di credito, al pari di chi esercita istituzionalmente e professionalmente una determinata attività, è una diligenza 'qualificata' e si estende a tutte le operazioni inerenti all'esercizio della attività, fra cui il servizio di trasferimento di documenti, per il quale incombe l'obbligo di adottare tutti gli strumenti di cautela opportuni per garantire la sicurezza del trasporto".

Le Sezioni Unite della Cassazione civ. n. 13658 del 2010 chiariscono che "se il debitore sceglie di estinguere il suo debito attraverso assegno bancario, il creditore non può rifiutarlo. Il solo fatto dell'adempimento, da parte del debitore, della propria obbligazione pecuniaria con un 'altro sistema' di pagamento (ovverosia di messa a diposizione del 'valore monetario' spettante) - 'sistema' che, comunque, 'assicuri ugualmente la disponibilità della somma dovuta' - non legittima affatto il creditore a rifiutare il pagamento stesso essendo all'uopo necessario che il rifiuto sia sorretto anche da un giustificato motivo, che il creditore deve allegare ed all'occorrenza anche provare".

Cass. civ. n. 15145/2014 sostiene che Poste Italiane risponde se l'assegno postale a firma apocrifa è alterato a occhio nudo, poiché "in ipotesi di pagamento di assegni a firma apocrifa l'ente è responsabile a fronte non della mera alterazione del titolo, ma solo allorché essa sia rilevabile ictu oculi in base alle conoscenze del soggetto professionale di diligenza media, che non possiede, al momento della presentazione del titolo, particolari attrezzature strumentali o chimiche per rilevare la falsificazione, né è tenuto a mostrare le qualità di un esperto grafologo".

Per Cass. civ. n. 2663 del 2015 "il Regio Decreto n. 1736 del 1933, articolo 43 precisa che l'assegno bancario, emesso con la clausola 'non trasferibile', non può che essere pagato al prenditore o, a richiesta di questo, accreditato sul suo conto corrente; chi paga persona diversa 'risponde' del pagamento. Giurisprudenza ampiamente consolidata (tra le altre, Cass. civ., S.U., n. 14712 del 2007; Cass. civ. n. 20573 del 2010) precisa che la Banca che ha pagato un assegno in violazione del predetto della norma è responsabile nei confronti di tutti i soggetti nel cui interesse tale regola è posta e che, a causa della relativa violazione abbiano sofferto un danno non è dunque esatto che solo il prenditore possa dolersi della violazione della predetta norma".

4. NOTE

Il CAI (Centrale d'Allarme Interbancaria) viene istituito dall'art. 36, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507(che ha inserito l'art. 10-bis nella L. 386/1990) introducendo una peculiare disciplina sanzionatoria del fenomeno degli assegni emessi senza autorizzazione o senza provvista. Il servizio fornito persegue un interesse pubblico economico, investendo la Banca d'Italia un ruolo di vigilanza e trattamento dei dati contenuti dell'archivio.

L'art. 10-bis della novellata legge 386/1990, al fine del regolare il funzionamento dei sistemi di pagamento, istituisce presso la Banca d'Italia un archivio informatizzato degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento, nel quale sono inseriti i seguenti dati:

a) generalità dei traenti degli assegni bancari o postali emessi senza autorizzazione o senza provvista;

b) assegni bancari e postali emessi senza autorizzazione o senza provvista, nonché assegni non restituiti alle banche e agli uffici postali dopo la revoca dell'autorizzazione;

c) sanzioni amministrative pecuniarie e accessorie applicate per l'emissione di assegni bancari e postali senza autorizzazione o senza provvista, nonché sanzioni penali e connessi divieti applicati per l'inosservanza degli obblighi imposti a titolo di sanzione amministrativa accessoria;

d) generalità del soggetto al quale è stata revocata l'autorizzazione all'utilizzo di carte di pagamento;

e) carte di pagamento per le quali sia stata revocata l'autorizzazione all'utilizzo;

f) assegni bancari e postali e carte di pagamento di cui sia stato denunciato il furto o lo smarrimento.

Il C.A.I. si distingue in segmento CAPRI, che si occupa delle informazioni relative allo strumento di pagamento il quale, utilizzato illecitamente, ha determinato la revoca del soggetto all'autorizzazione all'emissione di assegni, e in segmento PASS, che censisce le informazioni relative su assegni denunciati, sottratti, smarriti, non restituiti alle banche e agli uffici postali dopo la revoca dell'autorizzazione o bloccati per altri motivi.

In caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, di un assegno per mancanza di autorizzazione o di provvista, il trattario deve provvedere all'iscrizione del nominativo del traente nell'archivio

L'iscrizione è effettuata:

a) nel caso di mancanza di autorizzazione, entro il ventesimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo;

b) nel caso di difetto di provvista, quando è decorso il termine stabilito dall'articolo 8 senza che il traente abbia fornito la prova dell'avvenuto pagamento.

La legge punisce con sanzioni amministrative pecuniarie chiunque emetta un assegno bancario o postale che, presentato in tempo utile, non viene pagato in tutto o in parte per difetto di provvista, oppure senza la necessaria autorizzazione.

Per l'emissione di assegni senza autorizzazione (art. 1, L. 386/1990) è prevista una sanzione principale pecuniaria che va da un minimo edittale di € 1.032 ad un massimo edittale di € 12.394. Per l'emissione di assegni senza provvista (art. 2, L. 386/1990), la sanzione principale pecuniaria va da € 516 a € 6.197.

A questa si aggiungono sanzioni accessorie come il divieto di emettere assegni bancari e postali, l'interdizione dall'esercizio di un'attività professionale o imprenditoriale, l'interdizione dall'esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

La legge consente di evitare iscrizione e sanzioni annesse se il traente, entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo, effettua il pagamento dell'assegno, degli interessi, della penale e delle eventuali spese per il protesto o per la constatazione equivalente.

Il trattario (banca o ufficio postale) deve comunicare al traente che, scaduto il termine indicato senza che abbia fornito la prova dell'avvenuto pagamento, il suo nominativo sarà iscritto nell'archivio e che dalla stessa data gli sarà revocata ogni autorizzazione ad emettere assegni.

Con la comunicazione il traente è invitato a restituire, alla scadenza del medesimo termine e sempre che non sia effettuato il pagamento, tutti i moduli di assegno in suo possesso alle banche e agli uffici postali che li hanno rilasciati.

Se la comunicazione non è effettuata nei termini, il trattario è obbligato a pagare gli assegni emessi dal traente dopo tale data e fino al giorno successivo alla comunicazione.

Il traente rimane iscritto al C.A.I. per sei mesi e, se non si aggiungono procedure a suo carico, il nominativo viene revocato dal sistema automaticamente.

Si è osservato che lo strumento della Centrale Rischi consente "alle Banche di misurare e valutare la capacità dei soggetti che richiedono l'accesso al credito di adempiere le obbligazioni da assumere ovvero la capacità dei propri clienti di assolvere le obbligazioni assunte, sì da determinare le decisioni circa la erogazione del credito o di ulteriore credito" (Tribunale di Roma, 13/2/2012).

Tuttavia, stanti i pregiudizi che un illegittimo procedimento può provocare in capo al traente, la giurisprudenza ritiene "ammissibile l'accertamento giudiziale della illegittimità del protesto di un assegno bancario, e, in via cautelare, il procedimento di urgenza ex art. 700 c.p.c. al fine di ottenere la cancellazione del nominativo del traente dall'elenco destinato alla pubblicazione nel bollettino della camera di commercio" (Tribunale di Palermo, 29 marzo 2014 ).

Lucia Izzo - Diritto e Contenzioso Bancario