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Il pagherò cambiario

1. LA NATURA GIURIDICA DEL PAGHERÒ CAMBIARIO

La cambiale è un titolo di credito.

È possibile distinguere due tipologie di cambiali: la tratta e il pagherò cambiario, anche denominato vaglia cambiario.

Il pagherò è la promessa di pagamento di una certa somma di denaro per mezzo della quale una persona si obbliga nei confronti di un'altra. I soggetti coinvolti sono rispettivamente l'emittente e il prenditore beneficiario. È denominato strumento di pagamento "a iniziativa del compratore", dato che è quest'ultimo che lo acquista, lo sottoscrive e lo consegna al venditore.

Il pagherò cambiario è regolato dalla c.d. Legge cambiariaR.D. del 14 dicembre 1933 n. 1669. Detto R.D. fu l'attuazione della Convenzione di Ginevra del 7 giugno 1930, stipulata tra diversi Stati, con lo scopo di regolare le modalità di utilizzo e di trasferimento della cambiale.

1.1. Le caratteristiche

Il titolo II della Legge cambiaria si occupa del vaglia cambiario che, in quanto titolo di credito, ne possiede le caratteristiche tipiche: autonomiaastrattezzaesecutività e formalità.

L'autonomia: il vaglia cambiario si trasferisce a mezzo di girata. Dal trasferimento del titolo sorge un rapporto nuovo e diverso da quelli precedenti; tale rapporto rende ogni vaglia indipendente dall'altro.

L'astrattezza: non è necessario, ai fini della validità, che il vaglia cambiario indichi la motivazione per cui è sorto. Esplicativa sul punto è la recente sentenza della Suprema Corte n. 7518 del 2014 la quale, a conferma della tesi dell'astrattezza, sostiene proprio che la causa che ha dato luogo all'emissione della cambiale possa essere mancante.

L'esecutività: il pagherò validamente bollato assume il valore di titolo esecutivo al pari di una sentenza o di un decreto ingiuntivo. Nel caso in cui non sia bollato, o lo sia solo parzialmente, non produce alcun effetto giuridico (art. 104 della Legge cambiaria).

L'osservanza del requisito della forma è assolutamente necessario, tanto che l'art. 100 della Legge cambiaria descrive il contenuto che il pagherò deve avere e l'art. 101 della stessa legge conferma la tesi affermando che, in caso di mancanza dei requisiti, il documento non assumerebbe il valore di vaglia cambiario.

I requisiti previsti sono:

"1) la denominazione del titolo inserita nel contesto ed espressa nella lingua in cui esso è redatto;

2) la promessa incondizionata di pagare una somma determinata;

3) l'indicazione della scadenza;

4) l'indicazione del luogo di pagamento;

5) il nome di colui al quale o all'ordine del quale deve farsi il pagamento (prenditore);

6) l'indicazione della data e del luogo in cui il vaglia è emesso;

7) la sottoscrizione di colui che emette il titolo (emittente);

7-bis) l'indicazione del luogo e della data di nascita ovvero del codice fiscale dell'emittente.".

Nel caso in cui non fosse rispettato il requisito relativo all'indicazione della scadenza (punto 3) l'art. 101presuppone una deroga, infatti il titolo non perderà il suo valore ma potrà essere pagato a vista.

Ulteriore deroga è prevista per la mancata ottemperanza del requisito (punto 6) relativo all'indicazione del luogo di emissione della promessa di pagamento. Qualora si dovesse verificare questa ipotesi, l'art. 101 legifera che sarà reputato luogo di emissione quello del pagamento del titolo ed insieme quello del domicilio dell'emittente. Aggiunge inoltre che il vaglia cambiario in cui non sia indicato il luogo di emissione si considererà sottoscritto nel luogo indicato accanto al nome dell'emittente.

Il pagherò cambiario è una cambiale e in quanto tale, ai sensi dell'art. 102 della Legge cambiaria, salvo i casi in cui la natura del vaglia cambiario non lo permetta, gli si applicano le stesse regole che si applicano ad essa.

Le regole di cui sopra sono quelle relative alla girata, alla scadenza, al pagamento, all'azione cambiaria, al regresso per mancato pagamento, al protesto, al pagamento per intervento, alle copie, alle alterazioni e alla prescrizione.

L'art. 102 prosegue sancendo che sono egualmente applicabili al vaglia cambiario le disposizioni concernenti la cambiale pagabile presso un terzo o in luogo diverso da quello del domicilio del trattariola promessa di interessi, la differenza nell'indicazione della somma, gli effetti delle firme apposte nelle circostanze previste dall'art. 7, quelli della firma di persona che agisce senza poteri o eccedendo i suoi poteri e la cambiale in bianco. Aggiunge, infine, l'applicabilità delle disposizioni relative all'avalloall'ammortamento e quelle previste dall'art. 99. Si ritiene dunque opportuno specificare che, in questi casi, seppur la Legge cambiaria parli di cambiale, essa va intesa in senso ampio e quindi la disciplina va estesa anche al pagherò cambiario.

1.2. La girata

Il capo II della Legge cambiaria si occupa della girata, (artt. da 15 a 25). La girata è l'ordine attraverso il quale il prenditore del titolo ingiunge all'emittente il pagamento dovuto. La Legge cambiaria prevede all'art. 16 che la girata non debba essere sottoposta a condizioni, infatti qualsiasi condizione apposta sulla cambiale viene reputata inesistente. Prosegue l'art. 16 affermando che la girata parziale è nulla. Ai sensi dell'art. 17 l'ordine deve essere scritto sulla cambiale o su un foglio ad esso attaccato, c.d. allungamento, e deve essere inoltre sottoscritto dal girante.

Nell'ipotesi di mancata indicazione del giratario si parla di girata in bianco, e in questo caso l'art. 18 prevede tre possibilità in capo al portatore:

- egli può riempirla col proprio nome o con quello di altra persona;

- può girare la cambiale di nuovo in bianco o a persona determinata;

- oppure può trasmettere la cambiale a un terzo, senza riempire la girata in bianco e senza girarla.

1.3. L'avallo

L'avallo è il mezzo di garanzia cambiaria. Grazie a questo sistema è possibile garantire l'obbligazione di un'altra persona. L'art. 35 della Legge cambiaria stabilisce cha la garanzia possa riguardare tanto la totalità quanto una parte della cambiale, e che debba indicare il soggetto in favore di cui è prestato altrimenti si riterrà in favore dell'emittente. L'obbligazione dell'avallante è valida anche nel caso in cui l'obbligazione per cui ha garantito sia nulla e, nel momento in cui viene effettuato il pagamento, l'avallante acquista tutti i diritti che concernono la cambiale.

1.4. L'azione cambiaria e il protesto

L'esecutività è una della principali caratteristiche della cambiale e, grazie ad essa, è possibile per il portatore utilizzare il pagherò cambiario come titolo esecutivo.

L'azione cambiaria, ai sensi dell'art. 49 della Legge cambiaria, può essere diretta o di regresso: è diretta nel caso in cui sia rivolta contro l'accettante ed i suoi avallanti mentre è di regresso qualora sia rivolta contro ogni altro obbligato.

Le due tipologie di azione sono sottoposte a differenti termini di prescrizione: tre anni per quella diretta mentre quella di regresso si prescrive in sei mesi a decorrere dal giorno in cui il girante ha pagato la cambiale o dal giorno in cui l'azione di regresso è stata promossa contro di lui. Per poter utilizzare l'azione di regresso il creditore deve, per mezzo del protesto, denunciare il rifiuto dell'accettazione o del pagamento. Il protesto è il mezzo attraverso il quale si attesta il rifiuto da parte del debitore di pagare o accettare il titolo che gli è stato presentato, ed assume la forma di atto pubblico.

2. LA CASISTICA IN ESAME E LE DECISIONI DELL'ARBITRO: IL PAGHERÒ CAMBIARIO E LA RESPONSABILITÀ DELL'INTERMEDIARIO

L'ABF (Arbitrato Bancario Finanziario), con decisone n. 8268 del 09 dicembre 2014 del Collegio di Milano, era stato chiamato a pronunciarsi circa la correttezza dell'operato di un intermediario nel quadro dei servizi di incasso di due titoli cambiari presentati dalla società ricorrente, e i correlati eventuali profili risarcitori.

Per capire meglio le problematiche connesse alla decisone arbitrale, risulta necessario analizzare il fatto:

"La ricorrente dichiarava di aver presentato in data 22 maggio 2012 'al dopo incasso' due pagherò cambiari, ciascuno del valore nominale di € 7.500,00, rispettivamente con scadenza del 10 novembre e 25 novembre 2012. Il controvalore dei due titoli le veniva accreditato rispettivamente in data 28 dicembre 2012 e 15 gennaio 2013. L'intermediario procedeva allo storno dei citati accrediti il successivo 2 maggio 2013 giustificando tale storno con il fatto di aver in quel momento appreso dall'Istituto che gestisce la stanza di compensazione, che in data 27 e 28 marzo 2013 la banca su cui erano domiciliati i titoli aveva comunicato che gli stessi erano rimasti insoluti e che, per di più, erano stati smarriti nell'iter di restituzione. Con lettera del 20 maggio, la ricorrente contestava all'intermediario il ritardo con cui era stata informata dello smarrimento degli effetti in questione ed operato lo storno, denunciando il grave danno patito per non aver potuto esperire tempestivamente le azioni di recupero del proprio credito, tenuto conto del fatto che, nelle more, la debitrice era stata ammessa alla procedura diconcordato preventivo. Da qui la richiesta risarcitoria pari al valore facciale degli effetti cambiari, oltre alle ulteriori spese addebitatele sul conto corrente".

La banca, dal canto suo, difendeva il proprio modus operandi ritenendo che nessuna colpa le fosse imputabile. Essa deduceva infatti che gli effetti cambiari erano stati inviati alla banca domiciliataria entro i termini previsti, che l'accredito delle somme era avvenuto sulla presunzione del buon esito dell'incasso - avendo atteso, come da prassi bancaria, il decorso del termine di circa 45/50 giorni dalla data di scadenza del titolo e non essendo pervenuta in questo lasso di tempo alcuna comunicazione di mancato pagamento da parte della banca domiciliataria - ed infine affermava che lo storno delle somme era stato disposto non appena ricevuta la comunicazione dell'insoluto e dello smarrimento dei titoli in questione.

Analizzate entrambe le posizioni, l'Arbitro ritenne il ricorso solo parzialmente fondato. Nel merito sottolineava che, nel momento in cui ad una banca viene consegnato un titolo di credito per la sua riscossione, essa assume la veste di mandatario per l'incasso e, come tale, deve eseguire il mandato con la dovuta diligenza; in particolare, il grado di diligenza cui è tenuto l'intermediario è quello del "bonus argentarius".

Il Collegio doveva dunque valutare se, nel caso di specie, nell'esecuzione del suo mandato la banca resistente fosse incorsa nella responsabilità relativa allo smarrimento dei titoli cambiari che le erano stati consegnati per l'incasso e in quella relativa al ritardo nella comunicazione dell'esito dell'incasso dei titoli. Con riferimento alla prima questione l'Arbitro ritenne che nessuna responsabilità fosse imputabile all'intermediario, dato che dagli atti risultava che i titoli fossero stati smarriti quando si trovavano nella disponibilità e sotto gli oneri di custodia della banca domiciliataria. Discorso diverso è quello relativo al secondo profilo, in riferimento al quale l'Arbitro ritenne pacifico che la riscossione degli effetti sarebbe dovuta avvenire con la clausola dopo incasso. "Nel caso di specie, come già rilevato, tra la data di scadenza delle titoli cambiari (10 e 25 novembre 2012) e la data in cui la banca ha effettuato lo storno (2 maggio 2013) sono decorsi più di cinque mesi ed è del tutto normale che, per tutto il periodo intercorrente tra gli l'accrediti e il successivo riaddebito dell'importo dei titoli, il ricorrente abbia legittimamente confidato che il proprio debitore avesse regolarmente onorato gli effetti cambiari di cui si discute. Da quanto precede, discende una responsabilità della Banca sotto il profilo del dovere di diligenza (qualificata) come sopra profilato avendo riguardo alle peculiarità del caso concreto, avendo la stessa con il proprio comportamento fornito una 'falsa informazione' (l'accredito sul conto corrente della somma portata dai titoli) ed inducendolo così a confidare erroneamente nel fatto che l'esito dell'incasso fosse andato a buon fine.".

Il Collegio, dunque, riteneva che il danno conseguente alla condotta dell'intermediario configurasse un'ipotesi di responsabilità in capo alla banca, ma che tale danno non potesse essere identificato con la totale e definitiva perdita del credito e con le ulteriori conseguenze pregiudizievoli lamentate dalla ricorrente. Per questo motivo, ritenne corretto quantificare il pregiudizio subito dal creditore in termini di perdita di chance .

3. LA GIURISPRUDENZA

Nel caso esaminato risulta evidente che la responsabilità della Banca resistente sia dovuta alla mancata applicazione del dovere di diligenza.

La Giurisprudenza è concorde nel ritenere che, in questi casi, si concretizzi un'ipotesi di responsabilità in capo alle banche; di conseguenza la decisione dell'Arbitro è di certo confermata da numerose sentenze.

- La Corte di Cassazionesez. I civile n. 8983 del 5 luglio 2000, sentenziava: "Un istituto di credito il quale, tramite un proprio dipendente, abbia su richiesta di un cliente correntista assicurato quest'ultimo, telefonicamente o in altro modo, (...) è contrattualmente responsabile se le notizie date non risultano poi rispondenti alla situazione di fatto esistente al momento di detta richiesta e ciò con particolare riferimento all'inadempimento dell'obbligo di diligenza a carico dell'istituto di credito- mandatario, derivante dalla specifica natura dell'attività bancaria.".

- Le Sezioni Unite, con la sent. n. 7037 del 28 marzo 2006 così sancivano: "L'interesse del cliente a non essere leso dal comportamento della banca, (...) configura un diritto soggettivo, restando irrilevante l'inosservanza da parte della banca delle istruzioni impartite in materia dalla Banca d'Italia, giacché l'interesse del cliente è del tutto indipendente dall'esercizio dei poteri di vigilanza dell'Istituto centrale sulle banche.".

- La Suprema Corte tornava sull'argomento con la pronuncia n. 13777 del 12 giugno 2007 affermando che "ai sensi dell'art. 1176 c.c., comma 2, la banca (…), svolgendo attività professionale, deve adempiere tutte le obbligazioni assunte nei confronti dei propri clienti con la diligenza particolarmente qualificata dell'accorto banchiere, non solo con riguardo all'attività di esecuzione di contratti bancari in senso stretto, ma anche in relazione ad ogni tipo di atto o di operazione oggettivamente esplicati.".

- La Corte di Cassazione ribadisce con forza, nel 2012, la responsabilità dell'intermediario con la sent. n. 12448, sancendo che quella che si configura a suo carico è responsabilità oggettiva"Per affermare la responsabilità solidale dell'intermediario finanziario, non occorre neppure provare o indagare lo stato soggettivo di dolo o colpa in capo all'intermediario, in quanto - per l'appunto - si tratta di una responsabilità oggettiva.".

4. NOTE

Il 26 agosto 2014 l'Agenzie delle Entrate ha annunciato con un comunicato stampa la possibilità per il cittadino di informarsi circa le modalità di richiesta di rimborso a proprio favore grazie alla pubblicazione di due guide. In relazione all'entità dell'importo, il cittadino può chiedere di avere il suo rimborso in differenti modalità. Tra le varie modalità è stato inserito, per gli importi superiori a 999,99 euro (somme che quindi non possono essere riscosse a mano), anche un vaglia cambiario non trasferibile della Banca d'Italia.

Risulta interessante fare una precisazione.

La cambiale e il pagherò cambiario sono entrambi titoli di credito, e in entrambi i casi un soggetto si obbliga a pagare una cifra nei confronti di un beneficiario. È necessario però rilevare un'importante differenza tale da rendere il titolo non valido, privandolo della caratteristica dell'esecutività in caso di errore. La differenza rileva ai fini del pagamento dell'imposta di bollo. Nel vaglia cambiario o pagherò, l'imposta è dovuta nella misura dell'11 per mille, mentre nella cambiale tratta nella somma del 12 per mille.

Ludovica Fede - Diritto e Contenzioso Bancario