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Il RID (Rapporto interbancario diretto)

1. LA NATURA GIURIDICA

Il rapporto interbancario diretto, meglio conosciuto come RID, era un servizio che permetteva alla banca di incassare crediti in forza di un'unica autorizzazione, con valenza continuativa, che il debitore le conferiva.

Oggi esso è stato sostituito dal cd. addebito diretto SEPA.

Ma procediamo con ordine.

1.1 Il rapporto interbancario diretto

Il rapporto interbancario diretto era quello strumento in forza del quale il cliente, accettando aprioristicamente il pagamento di quanto dovuto a debitori individuati, era esonerato dal dover di volta in volta provvedere ad un'apposita autorizzazione dell'istituto di credito in caso di pagamenti periodici diretti ad un medesimo soggetto.

Con tale strumento, quindi, le banche acquisivano la legittimità ad accettare tutti gli ordini di addebito che quel determinato creditore del cliente rivolgeva loro.

L'autorizzazione, più nel dettaglio, poteva essere formalizzata dal cliente o rivolgendosi direttamente alla banca o sottoscrivendo un apposito modulo presso il creditore, il quale poi provvedeva autonomamente a richiedere alla banca l'autorizzazione all'addebito.

Si precisa che, nel primo caso, l'istituto di credito trasmetteva l'ordine alla società interbancaria per l'automazione, che si occupava del relativo smistamento tra banche.

Si trattava di uno strumento di certo molto utile e di diffusa applicazione soprattutto per il pagamento delle utenze domestiche, come le bollette della luce o del gas, dei canoni di affitto o delle rate di mutui. Talvolta esso era anche utilizzato per regolare altri servizi offerti al debitore dalla sua stessa banca.

Oltre ad evitare la perdita di tempo che sarebbe diversamente derivata dal dover provvedere personalmente ai pagamenti, il RID consentiva anche di risparmiare le spese per ricevute e imposte di bollo. Oltretutto, molto spesso esso era anche un servizio offerto dalla banca al cliente gratuitamente.

Il cliente che decideva di avvalersi del RID, poi, aveva (salvo anomalie) la garanzia che l'operazione di pagamento fosse posta in essere, in ragione della delega permanente conferita alla banca di riferimento.

In ogni caso, e ovviamente, esso doveva essere necessariamente associato a un conto corrente o a una carta di credito.

1.2 Tipologie di RID 

Il rapporto interbancario diretto poteva, nella sua ultima versione, essere di due tipologie: ordinario e veloce.

Nel dettaglio, il RID ordinario era il servizio di addebito sul conto corrente del cliente di quei pagamenti periodici che il beneficiario disponeva nei confronti di debitori che erano stati inquadrati dalla banca sia come consumatori sia come imprese.

Esso, nella pratica, andava ad accorpare quelli che, sino al 2010, erano il RID utenze e il RID commerciale.

A differenza dell'ordinario rapporto interbancario diretto, il RID veloce poteva essere invece utilizzato dal beneficiario solo nei confronti dei debitori che fossero imprese o micro-imprese, quindi non nei confronti dei consumatori, e si caratterizzava per la maggiore celerità con la quale era possibile inviare o ricevere incassi o insoluti.

Esso, infatti, limitava o escludeva i tempi per l'opponibilità dell'addebito.

1.3 Errori o contestazioni 

In caso di errori o contestazioni, generalmente la disposizione di pagamento impartita all'istituto di credito poteva essere revocata dal cliente chiedendo che quanto pagato venisse stornato.

Tale possibilità era garantita, soprattutto per i clienti consumatori.

1.4 L'addebito diretto SEPA
 Come accennato, da febbraio 2014 il RID ha lasciato il posto al cd. addebito diretto SEPA.

Anche tale strumento, in ogni caso, conferma la funzione del vecchio rapporto interbancario diretto, ovverosia quella di provvedere ai pagamenti attraverso un addebito diretto sul conto corrente.

Confermandone le funzioni, ne conferma anche i vantaggi per i clienti delle banche.

La novità sostanziale rispetto al passato va rinvenuta nel fatto che ora, con il nuovo strumento, l'addebito diretto sul conto riguarda tutta l'Europa come se fosse un unico paese.

Più correttamente, il riferimento va alla nuova area SEPA (single euro payments area), che riguarda anche altri sistemi di pagamento (come i bonifici) e che permette ai cittadini, alle imprese, alle pubbliche amministrazioni e a tutti gli altri operatori economici di effettuare pagamenti e riceverli all'interno dei paesi che ne fanno parte su un piano di parità e con gli stessi costi e modalità.

Si precisa che fanno parte dell'area SEPA, oltre a tutti i paesi dell'Unione Europea, anche il Principato di Monaco, la Svizzera, l'Islanda, la Norvegia e il Liechtenstein.

Le tipologie di addebito diretto SEPA, più nel dettaglio, sono due: quella cosiddetta " core " e quella denominata " business to business ".

Mentre la prima va a sostituire il vecchio RID ordinario e si applica nei confronti di consumatori, non consumatori e microimprese, la tipologia business to business si sovrappone, nella sostanza, al vecchio rapporto interbancario diretto veloce, applicandosi, quindi, al debitore che sia qualificato come non consumatore o micro impresa.

Entrambi gli schemi di addebito diretto SEPA operano esclusivamente in Euro.

È interessante, tuttavia, segnalare che le due tipologie di addebito variano anche in relazione alle possibilità offerte ai clienti nei casi in cui l'addebito non corrisponda a quanto dovuto al creditore oppure risulti diversamente errato per qualsiasi altra ragione.

In particolare, il trattamento è di gran lunga favorevole in caso di addebito "core", che dà la possibilità al debitore, entro otto settimane dall'addebito, di chiedere che le operazioni addebitate, pur se sostenute da validi mandati, gli vengano rimborsate.

Diversamente, nel caso di addebito diretto SEPA della tipologia business to business tale possibilità, nel caso di valida sottoscrizione del mandato, non è prevista.

Ma le novità non sono solo queste.

Diversamente da quanto accadeva in passato, infatti, il mandato SEPA è necessariamente rilasciato dal debitore al creditore, se impresa, con la conseguenza che quest'ultima deve avere l'accortezza di custodire con cura tutti i mandati di addebito che potranno essere indispensabili in caso di contestazione, oltre a dover gestire modifiche o revoche del mandato.

In ogni caso, e questo vale in via generale, la normativa ha previsto una continuità (con determinate avvedutezze) delle deleghe in essere per i RID e quelle per gli addebiti SEPA.

2. IL RAPPORTO INTERBANCARIO DIRETTO E LE DECISIONI DELL'ARBITRO BANCARIO FINANZIARIO

Il rapporto interbancario diretto è una delle materie sulle quali l'Arbitro Bancario Finanziario ha avuto modo di confrontarsi più volte.

Basti pensare che le decisioni ad esso relative e sinora pubblicate dallo stesso ABF nel web sono 64, di cui ben 11 solo nel 2015.

Esse vertono molto spesso sul malfunzionamento del sistema di pagamenti automatici.

Si pensi, tra tutte, alla decisione numero 3884 emessa dal Collegio di Roma in data 15 maggio 2015.

Essa nasceva, appunto, da un problema nell'effettuare i pagamenti in automatico delle rate del mutuo di un cliente, tutte di pari importo, attraverso RID.

Nel dettaglio il ricorrente, nel rivolgersi all'Arbitro Bancario Finanziario, aveva rappresentato che, allertato dalla telefonata ricevuta da una società di recupero crediti in ordine al mancato pagamento di tre rate del prestito, si era recato presso la sua banca dove aveva appurato che, nonostante nel sistema dell'intermediario non fosse stata riscontrata alcuna disfunzionei pagamenti non erano effettivamente andati a buon fine.

Di conseguenza, egli provvedeva a corrispondere quanto dovuto attraverso bonifico.

Tuttavia il giorno successivo la banca di appoggio confermava che il trasferimento del RID era stato espletato e di ciò veniva data notizia alla società di recupero crediti.

Il ricorrente veniva tuttavia avvertito dalla banca resistente che era necessario che egli si sincerasse che il RID andasse a buon fine, alla scadenza di ogni rata del mutuo.

Proprio così facendo, il cliente si accorgeva che anche alla scadenza successiva sul suo conto non era stato registrato alcun addebito e provvedeva quindi con bonifico al pagamento.

Pochi giorni dopo, tuttavia, si accorgeva che una somma, peraltro eccedente la rata del mutuo, era stata in realtà addebitata su un conto corrente diverso da quello in relazione al quale aveva programmato il RID e aperto presso un'altra banca.

Il caso di specie assume particolare rilevanza in quanto riguarda una fattispecie in cui le ragioni del malfunzionamento del sistema di pagamento automatico non sono chiare, dimostrando come anche tale rischio debba essere preso in considerazione.

Nel caso di specie, verosimilmente, come sottolineato dall'ABF, tale malfunzionamento doveva essere ricondotto ad un difetto di canalizzazione dell'ordine di pagamento, che, anziché presso un conto corrente, è stato indirizzato su un conto corrente in essere presso altra banca.

Per completezza espositiva si dà conto che la decisione dell'Arbitro è stata nel senso di condannare la resistente che, autonomamente, aveva riattivato il RID su un conto di originario addebito e aveva prelevato, indebitamente e senza fornire idonea spiegazione, una somma - peraltro eccedente la rata di mutuo - nonostante il ricorrente avesse già provveduto a rimediare al malfunzionamento, effettuando correttamente i pagamenti.

Sempre in materia di malfunzionamenti si segnala poi che per il Collegio di Napoli, secondo quanto statuito con la decisione numero 1989 del 12 giugno 2012 , in caso di disservizio (pur se questo è imputabile ad altro soggetto) l'intermediario presso il quale il cliente si sia domiciliato ai fini del RID deve comunque garantire quest'ultimo rispetto alle conseguenze negative che possono derivargli dal disguido tecnico.

Ma una decisione ancora più importante avente come oggetto il rapporto interbancario diretto, sebbene più risalente nel tempo, è quella emessa dal Collegio di Milano il 15 luglio 2010: la numero 733 .

Essa infatti ha confermato che, in caso di operazione di pagamento effettuata attraverso il RID, l'intermediario ricevente, rispetto al cliente, può assumere la veste del cd. adiectus solutionis causaprevisto dall'articolo 1188 del codice civile.

Ciò in particolare avviene rispetto al cliente che sia titolare del conto sul quale viene effettuata la rimessa, nonché beneficiario del pagamento dovuto, in forza di un rapporto sostanziale in essere con il cliente dell'intermediario ordinante.

La suddetta disposizione, nel dettaglio, stabilisce che il pagamento va fatto al creditore, al suo rappresentante o alla persona che sia stata indicata dal creditore stesso o autorizzata dalla legge o dal giudice a riceverlo, e che il pagamento fatto a chi non era legittimato a riceverlo libera il debitore, se il creditore lo ratifica o se ne ha approfittato.

Sulla base di tale assunto, in particolare, l'ABF ha ritenuto di non poter accogliere l'istanza con la quale il cliente richiedeva alla banca la restituzione di somme che assumeva essere state indebitamente pagate.

Un'altra questione particolare affrontata dall'ABF in materia di RID è quella avente ad oggetto la circostanza che il cliente interessato all'operazione sia cointestatario del conto insieme ad altro soggetto, con il quale abbia optato per il regime a firma congiunta.

A tal proposito il Collegio di Milano, con decisione numero 2386 del 4 novembre 2011 , ha chiarito che in tal caso è da ritenersi senz'altro illegittima la condotta della banca che provveda ad una serie di addebiti tramite rapporto interbancario diretto qualora l'autorizzazione sia stata sottoscritta da uno solo dei cointestatari.

Quest'ultimo, infatti, potrebbe richiedere l'addebito RID, anche solo di sue debenze, esclusivamente con il concorso della volontà dell'altro cointestatario del conto corrente.

Tornando alle pronunce più recenti merita infine di essere ricordata la numero 2669 del 3 aprile 2015 , originata dal ricorso della titolare di un conto corrente bancario che contestava l'addebito di una serie di operazioni relative a una domiciliazione di pagamento non autorizzato e che accusava, quindi, l'intermediario di non aver effettuato le necessarie verifiche circa l'autenticità degli ordini di pagamento.

Con rifermento a tale vicenda il Collegio di Napoli dell'ABF, preso atto che l'addebito era effettivamente stato posto in essere e che vi era discordanza, nel modulo di autorizzazione (peraltro non sottoscritto), tra il nominativo del debitore e quello del titolare del conto, ha accolto il ricorso con un'argomentazione molto interessante.

In essa infatti si è ricordato che il termine di tredici mesi dall'addebito entro il quale l'operazione contestata deve essere riconosciuta può essere derogato, nel caso in cui il prestatore di servizi non abbia fornito o messo a disposizione le informazioni relative alle operazioni di pagamento e si sia posto così in contrasto con il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, specificatamente con la parte relativa alle disposizioni in materia di trasparenza delle condizioni e dei requisiti informativi per i servizi di pagamento.

Ciò secondo quanto previsto dal secondo comma dell'articolo 9 del decreto legislativo numero 11 del 2010.

Fatta questa precisazione, l'Arbitro ha ricordato che al momento dei fatti era vigente il regolamento applicativo Sitrad in tema di addebiti RID, in base al quale la banca che rileva una discrepanza tra la firma del modulo di delega e quella del titolare del conto o del suo delegato o non possa verificare la rispondenza è tenuta ad avvisare il cliente tempestivamente se ciò risulti opportuno per circostanze di natura soggettiva o oggettiva.

Ciò al fine di procedere ad una seconda verifica con la collaborazione e la supervisione del cliente stesso, redigendone verbale utilizzabile anche a fini probatori.

Nel caso di specie, invece, la banca aveva omesso tale adempimento regolamentare, con la conseguenza di doversi ritenere esclusa la decadenza del termine per la contestazione dell'addebito e sussistente, quindi, il diritto alla ricorrente dell'importo reclamato.

La sentenza rileva peraltro perché l'ABF, nell'accogliere il ricorso, ha anche precisato che, in una situazione come quella analizzata, a nulla serve alla banca eccepire che il cliente avrebbe difettato di diligenza nel non verificare gli estratti conto: l'approvazione tacita di cui all'articolo 1832 del codice civile, infatti, pur precludendo la contestazione circa la conformità delle singole annotazioni, non preclude di certo la contestazione circa la validità e l'efficacia dell'atto dal quale deriva il debito.

Anche a non voler considerare ciò, oltretutto, il Collegio di Napoli ha sottolineato che comunque il parametro della diligenza professionale, che l'articolo 1176 del codice civile pone a carico dell'intermediario, assume indubbiamente una rilevanza superiore (oltre che fondamentale) dal punto di vista causale rispetto all'eventuale negligenza del cliente.

3. LA GIURISPRUDENZA
 
 Ovviamente del rapporto interbancario diretto non si è occupato solo l'Arbitro Bancario Finanziario, ma esso è stato analizzato anche dalla giurisprudenza delle corti di merito e di legittimità, le quali hanno ampiamente scandagliato le diverse ipotesi critiche che si possono verificare durante l'utilizzo, apparentemente semplice, dello strumento.

Così i giudici, al pari dell'Arbitro Bancario Finanziario, hanno avuto diverse volte modo di affrontare le questioni inerenti, ad esempio, l'assenza o l'inesattezza del mandato, l'illegittima interruzione dei pagamenti da parte degli istituti di credito, i malfunzionamenti del sistema.

Il rapporto interbancario diretto, poi, è comparso anche in contenziosi riguardanti aspetti di diversa natura, specie relativi ai rapporti di mutuo.

L'ampia panoramica effettuata nel precedente capitolo sulle decisioni offerte dall'ABF, tuttavia, risulta sufficiente a dare l'idea di come le varie situazioni che possono interessare il RID siano risolte in sede contenziosa.

Con riferimento alla giurisprudenza ordinaria, quindi, più che le singole questioni che si possono prospettare e che risentono delle influenze dei casi concreti ciò che è interessante segnalare, in questa sede, è la giurisprudenza della Corte di cassazione relativa all' articolo 1856 del codice civile che, in materia di operazioni bancarie in conto corrente, si occupa dell'esecuzione degli incarichi da parte delle banche.

Tale disposizione, infatti, sancisce al primo comma (che è quello che interessa ai fini della presente disamina) che la banca, per l'esecuzione degli incarichi ricevuti dal correntista o da altro cliente, risponde secondo le regole del mandato.

Così, sono le regole del mandato che devono guidare l'istituto di credito anche in relazione all'esecuzione di pagamenti oggetto di RID.

È quindi nella giurisprudenza relativa all'articolo 1856 del codice civile che possono rinvenirsi i principi cardine cui devono ispirarsi gli istituti di credito nella gestione dei rapporti interbancari diretti, e ora degli addebiti diretti SEPA.

Fondamentale, ad esempio, è quanto stabilito dalla Corte di cassazione nella risalente sentenza Cass. civ. n. 1764 del 20 febbraio 1988.

In essa, in particolare, i giudici hanno sancito che laddove una banca esegua, come mandataria, un incarico affidatogli dal correntista, essa deve tenere informato l'interessato circa tutti i fatti che risultino rilevanti ai fini dello svolgimento del rapporto, in esecuzione dei doveri generali di correttezza e buona fede ai quali l'intermediario è tenuto necessariamente a conformarsi.

Pur essendo tale pronuncia stata emanata in relazione a un ordine di bonifico, nell'esecuzione del quale i giudici hanno ritenuto insufficiente ad adempiere l'obbligo di diligenza la semplice verifica di conformità della firma allo specimen, essa può essere agevolmente estesa alle ipotesi di esecuzione di RID.

In quel caso come in questo, infatti, la banca è tenuta ad effettuare tutti i controlli che si rendano necessari in relazione alle circostanze del fatto e al tipo di operazione di cui si tratta.

Ancor più interessante, poi, è la sentenza Cass. civ. n. 22596, depositata dalla Corte di cassazione in data 1° dicembre 2004.

Essa infatti analizza e delinea la natura, nei confronti del terzo beneficiario, dell'incarico di pagamento fornito dal correntista alla propria banca di riferimento.

Secondo i giudici essa va individuata nella cd. delegatio solvendi giusto il disposto dell'articolo 1269 del codice civile, ovverosia nella delegazione di pagamento.

In sostanza l'ordine di pagamento, qualora sia il correntista direttamente ad impartirlo all'istituto di credito, ha natura di negozio giuridico unilaterale il cui perfezionamento rimane circoscritto alla banca e all'ordinante e dal quale il beneficiario rimane estraneo.

4. NOTE

Grazie all'analisi effettuata in materia di RID e addebito diretto SEPA, è evidente che tale strumento presenta degli indubbi vantaggi per i clienti ma anche degli intrinseci rischi che derivano dalla complessità degli interessi e delle questioni che possono annidarsi attorno al suo funzionamento.

Il ruolo d'interprete della giurisprudenza, tuttavia, è chiaramente inteso a garantire delle adeguate tutele rispetto agli svantaggi che possono scaturire dall'utilizzo dello strumento, richiedendo obblighi di diligenza stringenti e ampliando le garanzie.

Tuttavia, specie con l'introduzione dell'area SEPA, il servizio in esame è divenuto uno strumento dalle potenzialità enormi che, se correttamente gestito, risulta ineliminabile, specie per certe tipologie di attori.

Basti pensare che oggi i canoni di affitto di un appartamento a Parigi possono essere senza problemi domiciliati su un conto aperto a Milano.

Si spera che con l'ausilio dei giudici, e ancor più auspicabilmente con quello dell'ABF, esso divenga quindi uno strumento ancor più garantito e che le conseguenze in capo a chi lo utilizza non siano diverse da quelle positive.

Valeria Zeppilli - Diritto e Contenzioso Bancario