Home » Diritto bancario/finanziario » L'assegno bancario non trasferibile. la responsabilit√† della banca negoziatrice

L'assegno bancario non trasferibile. la responsabilità della banca negoziatrice

1. LA NATURA GIURIDICA

"L'assegno è uno strumento di pagamento, in quanto mira a procurare al portatore l'immediata disponibilità di una somma di denaro" (Cass. civ. n. 7761 del 16/4/2015).

Le figure di assegno più importanti sono l'assegno bancario e l'assegno circolare.

L'assegno circolare è un titolo di credito all'ordine e può essere emesso solo da una banca, banca che a sua volta deve aver ottenuto l'autorizzazione dalla Banca d'Italia.

Obbligazioni e contratti Banche
 
Titoli all'ordine Titoli di credito Assegno bancario Cambiale tratta Assegno non trasferibile Assegno circolare
 
1.1 L'assegno bancario

L'assegno bancario è disciplinato dal Regio Decreto n. 1736 del 21 dicembre 1933. Esso ha la medesima struttura di una cambiale tratta; si caratterizza dunque per essere un documento nel quale un soggetto (l'emittente) dà l'ordine incondizionato ad una banca (trattaria) di pagare una determinata somma di denaro in favore di un soggetto (beneficiario). La presenza del soggetto terzo, la banca, risulta necessaria per evidenti ragioni di garanzia, dato che "gli assegni bancari sono pagati a vista" (art. 21, R.D. n. 1736/1933).

1.2 L'emissione dell'assegno bancario

L'emissione degli assegni deve essere autorizzata dalla banca, ed è necessario che siano presenti due caratteristiche affinché l'assegno risulti essere emesso in modo valido.

a) La convenzione di assegni: è l'autorizzazione che la banca dà al cliente di emettere assegni; qualora un assegno venga emesso senza detta autorizzazione il cliente compirà un illecito amministrativo.

b) La provvista: essa permette di accertare l'esistenza, presso il conto dal quale l'assegno è tratto, di una disponibilità economica sufficiente a pagare l'importo definito dal titolo in favore del beneficiario. Qualora venga emesso un assegno non onorabile, in tutto o in parte, l'emittente sarà obbligato nei confronti del portatore a pagare l'importo dell'assegno maggiorato di un 10% dovuto a titolo di penale.

1.3 La forma dell'assegno bancario

Gli assegni sono moduli prestampati contenuti in un "libretto" che viene consegnato al cliente.

Tutti gli assegni contengono delle indicazioni prestampate quali: denominazione della banca, indirizzo della banca, denominazione di assegno bancario e ordine di pagare.

A queste indicazioni devono aggiungersi quelle che vanno inserite dall'emittente di volta in volta: data e luogo, importo da pagare (in cifre e lettere), nome del beneficiario e firma dell'emittente.

1.4 Le modalità di trasferimento dell'assegno bancario: la girata

L'assegno al portatore è l'assegno emesso con la specifica indicazione del nome del beneficiario, e può essere trasferito anche per mezzo della semplice consegna.

L'assegno bancario all'ordine si trasferisce a mezzo di girata.

La girata è lo strumento attraverso il quale colui che cede il titolo (l'emittente/girante) impartisce l'ordine di pagamento del titolo in favore del giratario.

La girata consiste nell'indicazione del nome del giratario e della sottoscrizione del girante, il tutto sul retro del titolo.

La girata può essere effettuata più volte. Con l'apposizione della firma, il beneficiario assume la qualifica di obbligato di regresso e, quindi, avrà la responsabilità del buon esito della procedura.

Nel caso in cui il beneficiario non voglia avere questa responsabilità, potrà eliminarla apponendo sull'assegno la clausola: "senza garanzia".

1.5 La responsabilità della banca

L'assegno non può incorporare mai un credito nei confronti della banca. Infatti, essa non può apporre la sua accettazione sul documento. Nel caso in cui la banca dovesse, per colpa, pagare l'assegno ad un soggetto che non era legittimato, risponderà dei danni cagionati nei confronti dell'emittente. Tale responsabilità è di tipo contrattuale.

1.6 L'assegno non trasferibile

Il D.Lgs. n. 231 del 21 novembre 2007, art. 49, comma 5 sancisce che gli assegni bancari che abbiano un importo pari o superiore a 1.000 euro devono recare l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità.

La clausola di non trasferibilità è stata inserita con coerenza rispetto allo scopo per cui il D.Lgs. è stato emanato, ossia quello di creare una normativa finalizzata alla lotta contro il riciclaggio del denaro sporco. Detta clausola rende l'assegno di fatto un titolo nominativo e, conseguentemente, il suo incasso è reso possibile solo al beneficiario.

Ad oggi, il libretto di assegni che viene consegnato al cliente riporta in ogni titolo la clausola "non trasferibile", differentemente da quelli pre-riforma che permettevano la non trasferibilità solo se il cliente espressamente lo indicava. I libretti senza la clausola di non trasferibilità sono ancora utilizzabili, ma il correntista per poterli ottenere dovrà pagare un'imposta di bollo alla banca pari ad euro 1,5 per ciascun modulo di assegno. Il denaro che la banca ricava dal pagamento di questa imposta deve essere versato direttamente nelle casse dello Stato.

2. LA CASISTICA IN ESAME E LA DECISIONE DELL'ARBITRO: l'assegno bancario non trasferibile e la responsabilità della banca negoziatrice

L'ABF (Arbitrato Bancario Finanziario), con decisione del 17 marzo 2015 n. 1929, del Collegio di Roma, era stato chiamato a pronunciarsi circa la responsabilità di una banca per aver pagato un assegno non trasferibile ad un soggetto differente dal prenditore.

Per capire meglio la questione sembra opportuno analizzare i fatti.

Con istanza del 7 luglio 2014 il ricorrente adiva il Collegio censurando la condotta dell'intermediario finanziario in sede di negoziazione di un assegno bancario a lui intestato.

"Espone il ricorrente che, all'epoca dei fatti (luglio 2010), egli era socio di due società a responsabilità limitata. Entrambe le compagini presentavano analoga composizione, essendone socio, oltre al ricorrente, unicamente un'altra persona fisica.

Prosegue il ricorrente allegando che in data 26 luglio 2010 era stato emesso in suo favore, da una delle due società (d'ora innanzi, anche società emittente o società A), un assegno bancario non trasferibile, tratto sulla banca resistente, dell'importo di € 55.000.

Tale assegno non sarebbe stato tuttavia mai consegnato al ricorrente, bensì all'altro socio.

Il giorno successivo l'assegno in questione veniva portato per l'incasso presso la banca resistente, ma invece di essere incassato sul conto personale di cui il ricorrente era ivi titolare, era accreditato sul conto dell'altra società (d'ora innanzi, anche società accreditataria o società B), previa apposizione a penna, sul retro del titolo, della ragione sociale della società B e di una sottoscrizione.

Sostiene il ricorrente di essere stato del tutto all'oscuro dell'accaduto, sino a quando perfezionata nel gennaio 2012 la cessione delle proprie quote nella società B a favore dell'altro socio chiedeva informazioni alla banca trattaria, qui resistente, ed otteneva copia del titolo, rendendosi così conto che lo stesso non sarebbe stato da lui negoziato, ma da altro soggetto: in particolare deduce il ricorrente, a riguardo, la non genuinità della sottoscrizione apposta sulla girata per l'incasso.".

Per questi motivi, il ricorrente concludeva chiedendo che l'Arbitro condannasse la banca al pagamento della somma portata dall'assegno e al risarcimento del danno che doveva essere valutato equitativamente.

D'altro canto, la banca resistente eccepiva la nullità del ricorso per ragioni temporali (erano trascorsi più di dodici mesi dall'accadimento), ma questa eccezione preliminare non veniva accolta dall'Arbitro.

Nel merito, la banca chiedeva il rigetto del ricorso. L'intermediario eccepiva infatti: "il ricorrente - al contrario di quanto costui afferma - sarebbe stato sempre pienamente consapevole e consenziente rispetto alle modalità di negoziazione del titolo, che oggi vengono invece contestate. A questa conclusione la resistente perviene, sostanzialmente, in virtù di un'argomentazione di tipo presuntivo, basata su alcune evidenze documentali, tratte dagli atti ufficiali (segnatamente: bilanci e verbali di assemblea) delle due società coinvolte".

Successivamente all'invio delle controdeduzioni da parte della banca, vi è stato un ulteriore scambio di memorie, nel corso del quale le parti hanno confermato le rispettive domande ed eccezioni sul merito della vicenda.

Il Collegio di Roma ritiene il ricorso fondato e, per questo motivo, meritevole di accoglimento.

L'Arbitro motiva la sua decisione riportandosi all'art. 43 R.D. 1736/1933 (c.d. legge assegni), che così dispone: "L'assegno bancario emesso con la clausola 'non trasferibile' non può essere pagato se non al prenditore o, a richiesta di costui, accreditato nel suo conto corrente. Questi non può girare l'assegno se non ad un banchiere, per l'incasso, il quale non può ulteriormente girarlo. Le girate apposte nonostante il divieto si hanno per non scritte. La cancellazione della clausola si ha per non avvenuta. Colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l'incasso, risponde del pagamento [...]".

Alla luce del chiaro dettato normativo risulta evidente come nel caso di specie, a detta del Collegio, la banca resistente, negoziatrice dell'assegno, si sia resa responsabile della manifesta violazione della clausola di intrasferibilità, avendo accreditato l'assegno su di un conto corrente diverso da quello del beneficiario del titolo.

Per ciò che concerne le eccezioni della resistente circa il fatto che il ricorrente fosse consapevole e consenziente a proposito dell'incasso dell'assegno emesso dalla società A sul conto della società B, e non invece (come sarebbe dovuto avvenire) sul conto personale di esso ricorrente, il Collegio ritiene che tale prova non sia in alcun modo desumibile, né direttamente dai documenti in atti, né presuntivamente sulla scorta degli stessi.

Ne discende dunque la condanna della banca resistente.

3. LA GIURISPRUDENZA

La decisione presa dal Collegio di Roma, volta a condannare l'intermediario che ha pagato un assegno non trasferibile a un soggetto non legittimato, è pienamente coerente con le copiose pronunce della Giurisprudenza tanto di merito quanto di legittimità.

- Tribunale di Modena, sezione distaccata di Carpi, sent. n. 38/2005:

"In ipotesi di girata per l'incasso effettuata dal prenditore del titolo incombe sulla banca girataria per l'incasso l'onere di esatta identificazione del presentatore, mentre l'estinzione del titolo è regolata nei rapporti tra banca trattaria e banca negoziatrice a norma dell'art. 34 l. assegno ovvero sulla base della disciplina della stanza di compensazione.

La più recente giurisprudenza della Suprema Corte - condivisa da questo giudice -, a partire dalla sentenza n. 1087 del 1999, ha affermato che: l'art. 43, comma 2, della legge sull'assegno bancario n. 1736 del 1933 nel disporre che colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l'incasso risponde del pagamento, regola in modo autonomo l'adempimento dell'assegno non trasferibile, con deviazione sia dalla disciplina generale del pagamento dei titoli di credito con legittimazione variabile, sia dal disposto di diritto comune delle obbligazioni di cui all'art. 1189 c.c., che libera il debitore che esegua il pagamento in buona fede in favore del creditore apparente (con relativo onere probatorio a carico del "solvens"). Nella ipotesi anzidetta, invece, la banca che abbia effettuato il pagamento in favore di chi non era legittimato non è liberata dalla originaria obbligazione finché non paghi al prenditore esattamente individuato (o al banchiere giratario per l'incasso), e ciò a prescindere dalla sussistenza dell'elemento della colpa nell'errore sulla identificazione dello stesso prenditore".

- Tribunale di Mantova, 13 gennaio 2015:

"La responsabilità della banca negoziatrice per avere consentito, in violazione dell'art. 43 del R.D. 21 dicembre 1933 n. 1736, l'incasso di un assegno bancario, munito di clausola di non trasferibilità, a persona diversa dal beneficiario del titolo, ha -nei confronti di tutti i soggetti nel cui interesse quelle regole sono dettate e che, per la violazione di esse, abbiano sofferto un danno-natura contrattuale".

- Corte di Cassazione civile, sent. n. 9103 del 6 giugno 2003:

"La girata per l'incasso di un assegno non trasferibile ad un banchiere diverso dal trattario viola l'articolo 43 primo comma della legge sugli assegni che obbliga la banca negoziatrice, nella esecuzione del mandato conferito, alla osservanza dei doveri di diligenza e cautela in ordine alla verifica della correttezza e regolarità della emissione e circolazione del titolo pervenutole, la cui violazione determina responsabilità risarcitoria, congiuntamente a quella della banca trattaria, la cui comparazione ha rilievo in sede di graduazione delle incidenze causali di ciascuna nella produzione dell'evento".

- Corte di Cassazione civile, Sez. Unite, sent. n. 14712 del 26 giugno 2007:

"La responsabilità della banca negoziatrice di assegno non trasferibile per il pagamento a soggetto non legittimato ha natura contrattuale, per violazione di un obbligo di protezione preesistente, specifico e volontariamente assunto".

"(...)"

"Alla circolazione e all'emissione di un assegno siffatto, munito di clausola di non trasferibilità, è dunque applicabile la disciplina stabilita dal legislatore in materia di assegno bancario non trasferibile. L'anzidetta disciplina trova la sua collocazione nel già menzionato art. 43 legge assegni (applicabile anche all'assegno circolare in virtù del rinvio operato dal successivo art. 86, primo comma), il cui primo comma stabilisce che l'assegno emesso con clausola di non trasferibilità può essere pagato soltanto al prenditore, o, a richiesta di costui accreditato sul suo conto corrente, e che il prenditore non può perciò girarlo, se non ad un banchiere per l'incasso, fermo il divieto per quest'ultimo di apporvi ulteriori girate. Le girate apposte in violazione della clausola di non trasferibilità si hanno per non scritte e l'eventuale cancellazione della clausola per non avvenuta".

- Corte di Cassazione civile, sent. n. 3785 del 10 febbraio 2010:

"La clausola di intrasferibilità degli assegni, disciplinata dall'art. 43 R.D. 21 dicembre 1933 n. 1736, trasforma il titolo di credito in titolo a legittimazione invariabile, con preclusione alla circolazione sia sul piano cartolare che con riguardo alla cessione ordinaria, con l'unica eccezione costituita dalla possibilità, da parte del prenditore, di effettuare la girata ad un banchiere per il solo incasso, mentre non è legittimo l'inserimento nella circolazione dell'assegno del sottoscrittore di esso 'per garanzia e conoscenza', in quanto in tal caso la clausola verrebbe utilizzata con funzione di girata piena in favore del sottoscrittore, in violazione del disposto del predetto art. 43, e ciò determinerebbe una responsabilità a carico della banca".

- Corte di Cassazione civile, sent. n. 22816 del 10 novembre 2010:

"La responsabilità della banca per inosservanza del disposto dell'art. 43 R.D. 21 dicembre 1933 n. 1736, non richiede che colui a cui favore risulta emesso l'assegno non trasferibile ne sia stato prenditore, ovvero ne abbia avuto il possesso, necessario e sufficiente essendo solo che, per effetto della violazione dell'obbligo di osservare la clausola di non trasferibilità nel pagamento al giratario per l'incasso, il beneficiario del titolo non lo abbia incassato".

- Corte di Cassazione civile, sent. n. 22336 del 26 ottobre 2011:

"1. Il R.D. n. 1736 del 1933, art. 43, comma 2, ove prevede la responsabilità di 'colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l'incasso', si riferisce sia alla banca trattaria sia alla banca girataria, analogamente all'art. 41 dello stesso decreto, che espressamente equipara a quella del trattario la responsabilità del banchiere presso il quale sia stato posto all'incasso un assegno sbarrato. 2. La banca cui sia presentato per l'incasso un assegno bancario, ha il dovere di pagarlo se l'eventuale irregolarità (falsificazione o alterazione) dei requisiti esteriori non sia rilevabile con la normale diligenza inerente all'attività bancaria, e che coincide con la diligenza media, non essendo tenuta a predisporre attrezzatura qualificata con strumenti meccanici o chimici al fine di un controllo dell'autenticità delle sottoscrizioni o di altre contraffazioni dei titoli presentati per la riscossione. Questo principio deve ritenersi operante anche per la banca trattaria, perché, quando il titolo le viene rimesso in sede di stanza di compensazione, ha la possibilità di rilevarne l'alterazione".

- Corte di Cassazione civile, sent. n. 11897 del 28 maggio 2014:

"Come è noto, l'art. 43, 2° comma, l. assegno precisa che colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l'incasso, risponde del pagamento. Per giurisprudenza consolidata (tra la altre, Cass. civ. n. 12698 del 2003), ove la banca girataria per incasso di assegno, munito di clausola di intrasferibilità, abbia eseguito il pagamento nei confronti di un soggetto non creditore, pur legittimato in modo apparente, essa è tenuta ad un nuovo pagamento nei confronti dell'effettivo e legittimo prenditore".

4. NOTE
 
Negli ultimi anni sono stati frequenti gli interventi del legislatore relativamente alla circolazione del denaro contante. Tali interventi sono stati utilizzati con la finalità di rendere tracciabile il movimento del denaro, onde evitarne il riciclaggio. Il Decreto "Salva Italia", n. 201 del dicembre 2011, ha ridotto la soglia dei pagamenti in contanti e di utilizzo degli assegni bancari, di quelli postali, di quelli trasferibili, nonché dei libretti al portatore, da 2.500 euro a 1.000 euro.

Gli assegni bancari e postali che abbiano un valore superiore a 1.000 euro devono essere emessi con la clausola di non trasferibilità.

Nel 2014, con la legge 147/2013, il legislatore è nuovamente intervenuto sulla materia, specificamente in tema di corresponsioni dei canoni di affitto. L'art. 1, comma 50, della Legge di Stabilità, prevede che con decorrenza 1° gennaio 2014 i canoni di affitto non possano essere più pagati in contanti, lo scopo che persegue il legislatore è chiaro: combattere una lotta sempre più intensa contro l'evasione fiscale. Quali sono dunque le modalità che l'affittuario può utilizzare per adempiere al pagamento del suo canone mensile? Sono con certezza tutti quegli strumenti che rendono possibile la tracciabilità del pagamento: bonifico bancario, assegno bancario non trasferibile e assegno circolare. Risulta dunque evidente che lo strumento dell'assegno come mezzo di pagamento sia interpretato dal legislatore come un valido mezzo per tracciare i pagamenti, ma d'altra parte essendo assimilabile al denaro contante, deve necessariamente seguire la disciplina dello stesso.

Ludovica Fede - Diritto e Contenzioso Bancario