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Risarcimento delle spese sanitarie

Le spese sostenute per curare le lesioni causate dall'evento lesivo della propria salute costituiscono un'ipotesi di danno emergente.

Il danno emergente consiste nella perdita subita e costituisce insieme al lucro cessante (il mancato guadagno) uno dei due profili del danno patrimoniale.

Fuori di dubbio sono sempre stati la loro dipendenza causale dall'atto illecito e la loro risarcibilità.

Le somme risarcibili sono gli onorari dei medici e tutte le altre spese sostenute a scopo di cura e possono essere divise in due grandi categorie: spese di cura dirette e spese di cura indirette.

Le prime sono quelle sostenute per remunerare una prestazione sanitaria, o per acquistare qualsiasi bene o servizio avente una finalità terapeutica o diagnostica.

Vi rientrano, tra le altre, gli onorari professionali, i compensi a strutture sanitarie, i tickets su farmaci e prestazioni mediche, l'acquisto di farmaci, le spese per la riabilitazione, per accertamenti diagnostici, per l'acquisto di protesi, per assistenza infermieristica, ecc.

Le seconde sono quelle sostenute non per curarsi o sottoporsi ad esami diagnostici, ma per acquistare beni o servizi indispensabili per la cura, la riabilitazione o la possibilità di svolgere funzioni precluse dall'invalidità.

Tra queste, vi rientrano le spese di viaggio e soggiorno nei luoghi di cura, le spese per riadattare l'abitazione alle esigenze di persona con mobilità ridotta o soppressa, le spese di manutenzione delle protesi o degli ausilii, i maggiori consumi di elettricità od acqua connessi alle speciali esigenze dell'invalido, le spese per l'acquisto di un autoveicolo adatto per consentire la guida all'invalido o il suo trasporto.

Perché tutte queste spese siano risarcibili, è necessario che siano legate da un nesso di causalità all'evento dannoso.

Tale nesso sussiste quando le spese, al momento in cui furono sostenute, appariva necessarie o anche soltanto utili.

La valutazione va effettuata ex ante e non ex post. Se una terapia non ha avuto alcun effetto per un infortunato, ciò non basta per escluderne il risarcimento: tale spesa costituirà un danno risarcibile in tutti i casi in cui, al momento in cui venne iniziata la terapia, questa appariva non inutile.

A tiolo di esempio, sono state ritenute risarcibili le spese le spese per sottoporsi ad accertamenti medici; le spese per recarsi sul luogo di cura per il malato e un suo accompagnatore; le spese per praticare terapie sperimentali, quando richieste dalla gravità delle lesioni; le spese per riadattare la propria abitazione all'uso di una sedia a rotelle; le spese per l'assistenza domiciliare infermieristica.

quello che rileva ai fini della risarcibilità è che, senza quella determinata spese, le speranze di guarigione o di un migliore recupero, valutate al momento in cui la spesa è stata effettuata, apparivano sensibilmente ridotte.

ove non sussista il requisito della necessità o dell'utilità evidente della spesa, questa non è risarcibile, ai sensi del disposto di cui all'art. 1227 comma 2 cc.

necessità ed utilità della spesa non vanno valutate in astratto, bensì in concreto, avendo riguardo non solo alla gravità delle lesioni e al tipo di cure necessarie, ma anche alle condizioni soggettive della vittima, alla sua residenza, alle sue condizioni familiari e redittuali.

Per esempio, la circostanza che la vittima si sia fatta curare in una costosa clinica privata anziché gratuitamente in un ospedale pubblico, di per sé non basta per ritenere risarcibile la relativa spesa. Quella spese sarà irrisarcibile se la lesione era lieve e nessun vantaggio in termini di cura e riabilitazione poteva fornire la struttura privata rispetto a quella pubblica. Ma se la vittima per esempio viveva in un piccolo paesino, distante vari chilometri dal più vicino ospedale pubblico, non ha mezzi di locomozione e vicino alla sua abitazione sorge una clinica privata, la spesa di cura non potrebbe dirsi avventata e, quindi, irrisarcibile.

Allo stesso modo, mentre può apparire necessaria la spesa di viaggio la spesa di viaggio per recarsi un un paese straniero notoriamente più avanti del nostro nell'organizzazione sanitaria, per curare una grave macrolesione, non può ritenersi invece necessaria la spesa per recarsi all'estero a curare una piccola frattura, non scomposta, senza complicazioni, in un soggetto giovane e sano.

In sostanza, il criterio per stabilire se una spesa possa essere risarcita oppure no, è quello della ordinaria diligenza: non saranno risarcibili le spese di cura sostenute dalla vittima quando nelle stesse condizioni è ragionevole ritenere che la persona di ordinaria diligenza le avrebbe evitate.

Il criterio distintivo, invece, non può mai essere quello formale ed astratto della inclusione o no della cura tra le prestazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale.

Con riferimento alla liquidazione del danno, trattandosi di un debito di valore gli importi dovranno essere attualizzati in base all'indice FOI elaborato dall'ISTAT.

Sull'importo, andrà computato l'eventuale danno da ritardato adempimento dell'obbligazione risarcitoria.

Il danno da ritardato adempimento andrà calcolato non dalla data del sinistro, bensì dalle singole erogazioni.

Per quanto concerne i farmaci che la vittima è costretta ad acquistare per curarsi, gli stessi saranno risarcibili quando non sono erogati dal servizio sanitario nazionale. In caso diverso, dovrà essere rimborsato il ticket pagato dall'invalido per l'acquisto dei farmaci.

Con riferimento, invece, all'acquisto di protesi o presidi terapeutici o di ausilii alla propria persona, come per esempio la sedia a rotelle o uno speciale personal computer, va evidenziato che i medesimi sono soggetti ad un normale processo di obsolescenza e che quindi nella liquidazione occorrerà tenere conto del fatto che dovranno essere rinnovati ogni tot anni.

Il costo del primo anno, dovrà essere liquidato in moneta attuale; il costo per gli acquisti futuri dovrà essere attualizzato mediante le sconto matematico.

Costituisce un danno risarcibile la spesa che deve essere sostenuta dalla vittima che, in conseguenza delle lesioni riportate, abbia bisogno di assistenza infermieristica.

Per liquidarsi il danno in esame, si dovrà procedere nel seguente modo:

a) individuare il costo orario della prestazione di assistenza infermieristica;

b) determinare, in base alle condizioni di salute della vittima, il numero di ore annue di assistenza di cui la vittima ha bisogno;

c) moltiplicare il costo per le ore;

d) capitalizzare il risultato moltiplicando per un coefficiente rispondente all'età della vittima.

nel caso di macrolesioni che rendano necessaria un'assistenza infermieristica ventiquatt'ore su 24, un solo infermiere non può assicurare l'assistenza di cui il paziente ha bisogno.

Occorrerà, pertanto, tenere conto che il danneggiato ha bisogno della collaborazione di almeno due infermieri e per ciascuno di loro calcolare non solo la remunerazione, ma anche il costo del lavoro (contributi previdenziali, assicurativi, accantonamenti per il TFR, sostituzione durante i riposi settimanali).

Un delicato problema si pone quando la vittima, pur avendone bisogno, non ha beneficiato dell'assistenza infermieristica fino al momento della liquidazione del danno.

In tale caso, occorrerà distinguere le spese future, da quelle passate.

per quanto riguarda le spese future, esse sono dovute a nulla rilevando che fino a quel momento la vittima non le abbia sostenute.

Per quanto riguarda il periodo di tempo precedente alla liquidazione, se nessuna spesa è stata sostenuta, nessun risarcimento potrà essere preteso.

Costituiscono danno risarcibile anche le spese sostenute per attività connesse a quelle di cura: spese di trasporto per raggiungere l'ospedale o il medico, spese di vitto e alloggio per soggiornare nella località di ricovero o di visita, i maggiori consumi di elettricità resi necessari dall'impiego, nell'abitazione della vittima, di particolari macchinari di ausilio ed assistenza (carrozzina elettrica, sollevatore elettrico, ecc).

Tra le spese indirette rientrano anche quelle necessarie per riadattare la propria abitazione e renderla fruibile da una persona invalida (installazione ascensore, allargamento porte, modifiche al bagno, ecc).

Nella liquidazione di tale danno, dovrà anche tenersi conto non solo del costo delle opere, ma anche dei costi connessi alla progettazione, al collaudo, oltre agli oneri amministrativi dovuti per le necessarie autorizzazioni.

(Fonte M. Rossetti, il danno alla salute)