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Sentenza n. 126/2018 pubbl. il 12/01/2018 RG n. 8436/2015 N. R.G. 8436/2015

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA TERZA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Francesca Neri ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 8436/2015 promossa da: C.XXXXX G.XXXX (C.F. XXXXXXXXXXXXXXXX), in proprio e quale genitore esercente la potestà sul figlio minorenne M.XXXX G.XXXX , con il patrocinio dell' avv. A.XXXXXX M.XXX e dell' avv. , elettivamente domiciliato in VIA XXXXXXXXXXX IMOLApresso il difensore avv. A.XXXXXX M.XXX ATTORE/I

contro

M.XXX G.XXXXX (C.F. XXXXXXXXXXXXXXXX), con il patrocinio dell' avv. B.XXXX R.XXXXX e dell' avv. , elettivamente domiciliato in VIA XXXXXXX 26 40124 BOLOGNApresso il difensore avv. B.XXXX R.XXXXX

CONVENUTO/I

V.XXXXXXXXXXXXXX S.P.A. (C.F. ), con il patrocinio dell' avv. P.XXX G.XXXXX e dell' avv. , elettivamente domiciliato in V.XXXX F.XXXXXX, 5/B 40125 BOLOGNApresso il difensore avv. P.XXX G.XXXXX

TERZO CHIAMATO

CONCLUSIONI

Le parti hanno così concluso: parte attrice: come da foglio che deposita a titolo di copia di cortesia all' udienza di precisazione delle conclusioni, depositato in via telematica in pari data; M.XXX G.XXXXX : come da memoria ex art. 183 c. 6 n. 1 c.p.c.; Jr llj V.XXXXXXXXXXXXXX S.P.A.: come da comparsa di costituzione e risposta.

Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione Con atto di citazione ritualmente notificato in data 27-5-2015, G.XXXX C.XXXXX, in proprio e quale genitore esercente la potestà sul figlio minorenne G.XXXX M.XXXX, chiedeva che il Tribunale condannasse M.XXX G.XXXXX a risarcire loro i danni tutti subiti a causa dell' intossicazione da monossido di carbonio di cui erano rimasti vittima in data 3-3-2004 all' interno dell' appartamento sito Sentenza n. 126/2018 pubbl. il 12/01/2018 RG n. 8436/2015 in via IX febbraio 28, Imola, condotto in locazione dalla Repert.Gn. 265/2018 del 12/01/201 compagna di G.XXXX C.XXXXX, Signora O.XXXX A.XXXXXX.

G.XXXX C.XXXXX aveva sporto querela in data 1-4-2004 (doc. 1 fasc. att.); G.XXXXX M.XXX, che aveva installato la caldaia nell' appartamento, per la produzione di acqua calda sanitaria e per il riscaldamento, era stato tratto a giudizio avanti al Giudice di Pace di Imola "per il reato p. e p. dall' art. 590 c.p., per avere, per colpa generica consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, nonché per colpa specifica derivata dalla sua qualità di tecnico installatore di una caldaia da riscaldamento per abitazione, omesso di effettuare gli adempimenti previsti per Legge, al fine di collaudare, verificare l' idoneo funzionamento e la conformità dell' apparato installato, cagionando a G.XXXX C.XXXXX e a G.XXXX M.XXXX lesioni colpose gravi"; il processo si era concluso con sentenza di condanna del 14-1-2010 (doc. 2 fasc. att.); con atto depositato il 19-10-2006 (doc. 7 e 8 fasc. att.) si erano costituiti parti civili G.XXXX C.XXXXX e O.XXXX A.XXXXXX in nome e per conto del figlio minorenne G.XXXX M.XXXX; il Giudice di Pace si era riservato sulla richiesta di costituzione di parte civile e all' udienza del 21-2-2008, sciogliendo la riserva, dichiarava inammissibile la costituzione per mancanza di procura speciale all' avvocato che aveva sottoscritto la dichiarazione di costituzione di parte civile; le trattative fra le parti per addivenire alla rimessione di querela, nel frattempo intraprese, non avevano avuto buon esito; in particolare all' udienza del 9-7-2009 la difesa dell' imputato produceva copia della corrispondenza intercorsa, in particolare di un fax pervenuto il 6-7-2009 contenente l' indicazione degli importi richiesti a titolo risarcitorio da G.XXXX M.XXXX e G.XXXX C.XXXXX, richieste che erano state respinte dalla difesa dell' imputato in quanto non documentate ed eccessive.

Con sentenza del 14-1-2010 il Giudice di Pace di Imola condannava il G.XXXXX ad euro 400 di multa, pena indultata, ritenendolo responsabile del reato contestato; la sentenza era appellata dal G.XXXXX, il Tribunale dichiarava inammissibile l' appello, la pronuncia del Tribunale era impugnata dal G.XXXXX con ricorso per Cassazione, la Corte con sentenza del 26-10-2011 annullava la sentenza con rinvio al Giudice di Pace di Imola; con sentenza del 26-4-2012 il G.d.P. di Imola dichiarava non doversi procedere per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione; la sentenza passava in giudicato il 185-2012; con raccomandata a/r ricevuta il 18-5-2015 sottoscritta anche dal G.XXXX C.XXXXX personalmente, il suo difensore inviava formale richiesta di risarcimento danni anche a fini interruttivi del termine di prescrizione, per conto anche del minorenne G.XXXX M.XXXX (doc. 9 fasc. att.). Si costituiva nel presente giudizio con comparsa di costituzione e risposta in data 23-9-2015 G.XXXXX M.XXX, eccependo la nullità dell' atto di citazione, chiedendo comunque il rigetto della domanda perché Sentenza n. 126/2018 pubbl. il 12/01/2018 RG n. 8436/2015 infondata nel merito e chiamando in causa nella denegata ipot Repert.dn.n265/201 8sdela12/01/201 V.XXXXXXXXXXXXXXXXXXXX SPA. Con "A.XX di integrazione"depositato in data 25-9-2015 il G.XXXXX depositava una seconda comparsa di costituzione e risposta nella quale, a differenza della precedente, eccepiva preliminarmente l' intervenuta prescrizione del diritto al risarcimento dei danni, così formulata: SI SOLLEVA L' ECCEZIONE DI PRESCRIZIONE DEL DIRITTO DEL SIG. G.XXXX. Si sottolinea, infatti, che l' ultima richiesta di risarcimento dei danni effettuata dal Sig. G.XXXX risale al 6.07.2009 e, quindi, ad oltre cinque anni prima della richiesta del nuovo legale del Sig. G.XXXX, inviata a marzo del 2015. La prima udienza, originariamente fissata al 15 ottobre 2015, era rinviata al 25-2-2016 per consentire la chiamata in causa della V.XXXXXXXXXXXXXXXXXXXX SPA, la stessa si costituiva con comparsa di costituzione e risposta in data 3-2-2016, eccependo preliminarmente l' intervenuta prescrizione del diritto di parte attrice nonché riproponendo sostanzialmente difese analoghe a quelle del proprio assicurato.

La causa veniva istruita con prove documentali e con l' interrogatorio formale del G.XXXXX.

Si conferma la superfluità di eventuale ulteriore istruttoria orale, nonché di eventuale c.t.u. medicolegale richiesta da parte attrice, essendo gli elementi acquisiti ampiamente sufficienti ai fini della decisione.

Preliminarmente va dichiarata inammissibile la seconda comparsa di costituzione depositata dal convenuto in data 25-9-2015, revocandosi l' implicito provvedimento di ammissione della stessa che si volesse eventualmente ravvisare nel decreto 14-10-2015. Infatti, nonostante che la stessa fosse stata tempestivamente depositata l' ultimo giorno utile, nel rispetto del termine di cui all' art. 166 c.p.c., tuttavia la facoltà processuale riconosciuta alla parte di depositare comparsa di costituzione era già stata "consumata"col deposito della comparsa del 23-9-2015 (cfr. Cass. Civ. 21472/2012, Trib. Mantova sentenza 30 maggio 2017 est. B.XXXXXX su www. ilcaso. it). Pertanto, l' eccezione di prescrizione non è stata tempestivamente sollevata dal convenuto, né egli può giovarsi della proposizione tempestiva della stessa da parte del terzo chiamato (cfr. Sez. U, Sentenza n. 4779 del 24/07/1981: "La proponibilità in via surrogatoria dell' eccezione di prescrizione di un diritto azionato verso il proprio debitore da parte del creditore, in luogo del predetto debitore che sia rimasto inerte o abbia rinunciato a proporla, mira ad assicurare al creditore la conservazione della garanzia Sentenza n. 126/2018 pubbl. il 12/01/2018 RG n. 8436/2015 generica offertagli dal patrimonio del debitore (art 2740 cod Rep er t. E n. n265/ 20 18t d el l1 2/0 1/2018 nei confronti del debitore inerte o rinunciante, nei limiti, peraltro, della somma che questi deve al creditore. Invece, la proponibilita della stessa eccezione da parte di qualsiasi altro terzo ' che vi abbia interesse' non produce l' Estinzione del diritto, ne paralizza l' Azione del creditore inerte o rinunciante, ma tale risultato, relativo e limitato, determina esclusivamente nell' ambito del rapporto tra il terzo interessato e detto debitore, attribuendo al primo, quando per la duplicita dei rapporti sostanziali vi sia una dipendente duplicita di rapporti processuali, una legittimazione ad eccepire la prescrizione (e ad impugnare la decisione di primo grado, che abbia escluso la prescrizione, per gli effetti che spiega sul rapporto di cui sono parti il soggetto che vi abbia interesse e il debitore) nei confronti della sua controparte di tale rapporto e nell' ambito di esso. Ne consegue che l' eccezione di prescrizione del diritto dell' attore principale, che, ove non proposta dal convenuto garantito, puo essere formulata dal chiamato nell' ambito del rapporto di garanzia, non puo essere dallo stesso soggetto proposta nei confronti dell' attore principale al fine di paralizzare la pretesa da questo fatta valere nei confronti del convenuto garantito. (V 567/76, mass nn 379211 e 379210)"; recentemente, con ordinanza 25967 del LLI 23 dicembre 2015, la Terza Sezione Civile - sul presupposto dell' esistenza di un contrasto di o giurisprudenza sul punto - ha rimesso al Primo Presidente della Corte, ai fini dell' eventuale "assegnazione alle Sezioni Unite, la questione relativa alla possibilità che l' eccezione di prescrizione sollevata dall' assicuratore della responsabilità civile estingua anche il credito vantato dal danneggiato verso l' assicurato, ma solo con riferimento all' assicurazione R.C.A., in quanto in tale ambito "non è concepibile una condanna dell' assicuratore ma non del danneggiato, o viceversa"ed essendo "la legge ad imporre il litisconsorzio processuale, l' accertamento contenuto nella sentenza non può non essere unitario nei confronti di tutti i litisconsorti", circostanze che non ricorrono nel caso in esame, non trattandosi di R.C.A. e non essendoci né un rapporto di solidarietà tra assicuratore e assicurato, né un litisconsorzio necessario.

Quanto all' eccezione di nullità dell' atto di citazione, la stessa non può trovare accoglimento, in quanto: "La nullità della citazione comminata dall' art. 164, quarto comma, cod. proc. civ. si produce solo quando "l' esposizione dei fatti costituenti le ragioni della domanda", prescritta dal numero 4 dell' art. 163 cod. proc. civ., sia stata omessa o risulti assolutamente incerta, con valutazione da compiersi caso per caso, occorrendo tenere conto sia che l' identificazione della "causa petendi"della domanda va operata con riguardo all' insieme delle indicazioni contenute nel' atto di citazione e dei documenti ad esso allegati, sia che la nullità della citazione deriva dall' assoluta incertezza delle ragioni della domanda, risiedendo la sua "ratio"ispiratrice nell' esigenza di porre immediatamente il convenuto pagina 4 di 9 ILI (f) ILI ILI Sentenza n. 126/2018 pubbl. il 12/01/2018 RG n. 8436/2015 nelle condizioni di apprestare adeguate e puntuali difese""RepertS en; ^65/2018. de 512/01/2018 15/05/2013); "La nullità dell' atto di citazione per "petitum"omesso od assolutamente incerto, ai sensi dell' art. 164, quarto comma, cod. proc. civ., postula una valutazione caso per caso, dovendosi tener conto, a tal fine, del contenuto complessivo dell' atto di citazione, dei documenti ad esso allegati, nonché, in relazione allo scopo del requisito di consentire alla controparte di apprestare adeguate e puntuali difese, della natura dell' oggetto e delle relazioni in cui, con esso, si trovi la controparte.

(Nella specie, la S.C. ha escluso che la domanda fosse indeterminata - per non essere stato chiaramente individuato il periodo di comparsa dei danni da infiltrazioni tra le unità immobiliari, ripetutisi in più momenti - attese le diffuse ed argomentate controdeduzioni della controparte, che, anzi, sin dall' inizio aveva eccepito la prescrizione delle pretese "fCass. Sez. 2, Sentenza n. 1681 del 29/01/2015). Nel caso di specie gli attori hanno specificato l' entità del risarcimento richiesto nelle conclusioni e hanno depositato fascicolo contenente tutti gli elementi atti a ricostruire il fatto storico, anche quanto alle sue conseguenze lesive (referti ospedalieri), hanno altresì depositato perizia medico-legale di parte chiedendo la quantificazione esatta delle conseguenze risarcitorie a mezzo c.t.u., mezzo di valutazione delle prove la cui ammissione è rimessa, tuttavia, integralmente alla discrezionalità del Tribunale.

Nel caso di specie i giudizi espressi dal dott. G.XXXXXX, psichiatra forense, non sono sufficientemente comprovati da idonea documentazione medica, ma da un unico colloquio clinico, avvenuto in data imprecisata, ripetuto, pare, a distanza di sei mesi quanto a G.XXXX M.XXXX, senza utilizzo di rilievi obiettivi, quali test psicodiagnostici, senza riscontri da parte di certificazioni provenienti da strutture pubbliche (quali, a mero titolo di esempio, ambulatorio di neuropsichiatria infantile territoriale o pediatra di riferimento); essi sono in assoluto contrasto con quanto emerge dalla perizia del fiduciario medico-legale della V.XXXXXXXXXXXXXXXXXXXX spa e del suo consulente neurologo, specialista in neuropsichiatria infantile; la c.t.u. richiesta, quindi, risulta inammissibile in quanto esplorativa.

Passando a valutare nel merito la responsabilità del G.XXXXX occorre ricordare che la Cassazione con la recente pronuncia 7886 del 2017, alla cui integrale lettura si rinvia, ha avuto occasione di affermare, fra l' altro: "Invero, l' anzidetta dichiarazione di conformità è prevista, a mente dell' art. 7 della citata legge n. 46 del 1990, a garanzia della esecuzione dell' impianto "a regola d' arte utilizzando allo scopo materiali parimenti costruiti a regola d' arte"[e tali si considerano costruiti i materiali ed i componenti realizzati secondo le norme tecniche di sicurezza dell' Ente italiano di unificazione (U.X) e del Comitato elettrotecnico italiano (C.X), nonché nel rispetto di quanto prescritto dalla legislazione pagina 5 di 9 ILI LLI ILI ILI ILI Sentenza n. 126/2018 pubbl. il 12/01/2018 RG n. 8436/2015 tecnica vigente in materia]. Sicché, il relativo mancatoR epert. n. 265 /201 8d d el e12/0 1/2018 l' inadempimento dell' obbligazione prescritta dalla legge per la garanzia di corrispondenza dell' opera alla normativa di sicurezza (e in tal senso soltanto assume rilievo il precedente di questa Corte richiamato dai ricorrenti, non essendo, invece, attinente a questione di nesso causale nell' illecito aquiliano omissivo), non è tale, in sé per sé e a prescindere da una verifica in concreto (da condursi alla stregua delle regole probatorie ordinarie e, dunque, anche in forza di prova per presunzioni) della eziologia dell' evento di danno, da porsi come sicuro antecedente causale di quest' ultimo". Nel caso in esame, essendo pacifico, nonché ammesso dal convenuto in sede di interrogatorio formale, che egli non aveva rilasciato la dichiarazione di conformità, se non successivamente al verificarsi del sinistro, il c.t. della Procura della Repubblica, nella propria relazione, il cui contenuto non è oggetto di alcuna contestazione da parte del convenuto, e che è da ritenersi qui integralmente trascritto (doc. 6 fasc. att.), ha individuato una nutrita serie di "negligenze"a carico dell' installatore, nonché una serie di ragioni per le quali "l' impianto non avrebbe dovuto comunque essere avviato in quanto non conforme alla norma UNI-CIG7129/01"; in estrema sintesi, alla luce delle condizioni dell' impianto descritte a pagina 3, sicuramente sussistenti anche al momento dell' installazione della caldaia e al momento del sinistro, e non solo al momento del sopralluogo, effettuato il 30-6-2004 (doc. 15 fasc. att.), l' installatore non avrebbe dovuto avviare l' impianto, cioè consentire il funzionamento della caldaia, o meglio, non avrebbe dovuto procedere all' installazione, senza che prima fossero eseguite le modifiche necessarie, così come indicate dal c.t. M.XXXXX, affinchè l' impianto potesse ritenersi conforme alle norme di sicurezza, a nulla rilevando il tenore delle richieste rivoltegli dal proprietario dell' appartamento; non può ovviamente ravvisarsi alcun eventuale concorso colposo della vittima G.XXXX C.XXXXX, dal momento che egli non risiedeva nell' appartamento né risulta essere stato a conoscenza delle circostanze relative all' installazione della caldaia e al rilascio o meno dei documenti previsti dalla legge.

Alla luce di quanto sopra, poiché vige nel giudizio civile la regola del "più probabile che non"e non quella dell'"oltre ogni ragionevole dubbio", ai fini dell' accertamento del nesso causale, va affermata la responsabilità del convenuto ex art. 2043 c.c., dal momento che, se l' installatore avesse posto in essere la condotta doverosa colpevolmente omessa, l' impianto, così com' era, non avrebbe dovuto essere attivato, ovvero la caldaia non avrebbe dovuto nemmeno essere installata, in assenza delle modifiche richieste dalla legge, il che avrebbe con alta probabilità evitato il sinistro.

ILI ILI ILI .re LLI ILI ILI ILI Sentenza n. 126/2018 pubbl. il 12/01/2018 RG n. 8436/2015 sulla quantificazione dei danni, alla luce dei documenti san Repert. n.a265/2018tdeli12/0 valutazione del fiduciario della V.XXXXXXXXXXXXXXXXXXXX spa e del suo ausiliario, dovendo riconoscersi per ciascuno degli attori una IP pari all' 1% , una I. di giorni 15 e una IP al 50% di ulteriori giorni 15, da liquidare secondo i valori standard delle Tabelle Milanesi, non essendo stato dimostrato il patimento di una sofferenza soggettiva ovvero di compromissioni della sfera dinamico-relazionale dell' esistenza superiori alla media.

Quanto a G.XXXX C.XXXXX, trattandosi di un soggetto di anni 44 all' epoca della stabilizzazione dei postumi, va riconosciuto un risarcimento di euro 1.146 + 96x15 + 96x50%x15 = 3.306, sul quale occorre calcolare il danno da ritardo, devalutando la somma alla data della stabilizzazione dei postumi (aprile 2004) e calcolando gli interessi legali sulla somma di anno in anno rivalutata, per un totale di euro 4.058, 29 oltre interessi legali dalla data della presente sentenza al saldo effettivo.

Quanto a G.XXXX M.XXXX, trattandosi di un soggetto di anni 3 all' epoca della stabilizzazione dei postumi, va riconosciuto un risarcimento di euro 1.446 + 96x15 + 96x50%x15 = 3.606 sul quale occorre calcolare il danno da ritardo, devalutando la somma alla data della stabilizzazione dei postumi (aprile 2004) e calcolando gli interessi legali sulla somma di anno in anno rivalutata, per un totale di euro 4.426, 55 oltre interessi legali dalla data della presente sentenza al saldo effettivo.

Quanto alla domanda proposta dal convenuto contro il terzo chiamato, la stessa va respinta, spiegando l' eccezione di prescrizione sollevata dal terzo chiamato i propri effetti nell' ambito del rapporto di garanzia (Cass. SS.UU. Sentenza n. 4779 del 24/07/1981, sopra citata, e Sez. 3, Sentenza n. 5262 del 09/04/2001). Infatti: "Il diritto al risarcimento del danno da fatto illecito, astrattamente qualificabile come reato, si prescrive nello stesso termine previsto per la fattispecie incriminatrice speciale se per quest' ultima è stabilito un termine di prescrizione superiore a cinque anni oppure in cinque anni, se per il reato è indicato un termine uguale o inferiore. In entrambi i casi, ai sensi del terzo comma dell' art. 2947 cod. civ., se il reato si è estinto per intervenuta prescrizione, la decorrenza del medesimo termine per l' esercizio dell' azione civile decorre dalla consumazione del fatto, e non assumono rilievo eventuali cause d' interruzione o sospensione della prescrizione relative al reato, attesa la diversità ontologica esistente tra l' illecito civile e quello penale. (Cass. Civ. Sez. 1, Sentenza n. 5009 del 02/03/2009 (Rv. 607109 - 01) ; "In base al terzo comma dell' art. 2947 cod. civ., il diritto al risarcimento del danno da fatto illecito, che sia considerato dalla legge come reato, si prescrive nello stesso termine di Sentenza n. 126/2018 pubbl. il 12/01/2018 RG n. 8436/2015 prescrizione del reato se quest' ultimo si prescrive in un ter R. pert. n. 26 5/20 18 id el n12 /0 1/201 prescrive in cinque anni se per il reato è stabilito un termine uguale o inferiore, nel qual caso il termine di prescrizione dell' azione civile decorre dalla data di consumazione del reato e non assumono rilievo eventuali cause di interruzione o sospensione della prescrizione relative al reato, essendo ontologicamente diversi l' illecito civile e quello penale. Tale disposizione va riferita sia al danno da fatto illecito contrattuale che extracontrattuale, purché sia considerato dalla legge come reato ". (Cass. SS: U U, Sentenza n. 1479 del 18/02/1997 (Rv. 502506 - 01). Pertanto essendo stato contestato il reato di lesioni gravi colpose, in base al disposto dell' art. 157 vigente ratione temporis, il reato si prescrive in cinque anni; il fatto è del 4-3-2004; in data 1-4-2004 è stata sporta querela; in data 10-10-2006 è stata depositata la costituzione di parte civile, che, sebbene dichiarata poi inammissibile, contiene comunque una richiesta risarcitoria atta a interrompere la prescrizione; in data 6-7-2009 è stata trasmessa richiesta risarcitoria con quantificazione dei danni a mezzo fax dall' allora difensore dei G.XXXX al difensore del G.XXXXX, nell' ambito delle trattative in corso; la successiva richiesta risarcitoria è stata formulata con raccomandata a/r ricevuta il 18-5-2015; nelle more il diritto si è dunque prescritto.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza ed eccezione disattesa o assorbita, così dispone: 1 - accerta e dichiara la responsabilità del convenuto per i danni subiti dagli attori; 2 - condanna il convenuto a versare a titolo risarcitorio a G.XXXX C.XXXXX euro 4.058, 29 oltre interessi legali dalla data della presente sentenza al saldo effettivo; a G.XXXX M.XXXX euro 4.426, 55 oltre interessi legali dalla data della presente sentenza al saldo effettivo; 3 - condanna altresì la parte convenuta a rimborsare alla parte attrice le spese di lite, che si liquidano in 557, 50 per spese, 4.835 per compensi, oltre 15 % per spese generali e accessori come per legge; 4 - condanna altresì la parte convenuta a rimborsare alla parte terza chiamata le spese di lite, che si liquidano in 557, 50 per spese, 1.700 per compensi, oltre 15 % per spese generali e accessori come per legge.

Sentenza n. 126/2018 pubbl. il 12/01/2018 RG n. 8436/2015 Bologna, 12 gennaio 2018 Il Giudice dott. Francesca Neri