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Sentenza n. 20030/2018 pubbl. il 15/01/2018 RG n. 10055/2015

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA

TERZA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Giuseppina Benenati ha pronunciato ex art. 281 sexies c.p.c. la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 10055/2015 promossa da: F.XXXX L.XXXXX (C.F. XXXXXXXXXXXXXXXX), con il patrocinio dell' avv. R.XXX S.XXXXXXX R.XXXX , elettivamente domiciliato in VIA XXXXXX N. ' ll IMOLApresso il difensore avv. R.XXX S.XXXXXXX R.XXXX 1 ATTORE

contro

AZIENDA U.X BOLOGNA (C.F. XXXXXXXXXXX), con il patrocinio dell' avv. R.XXX V.XXXXXXX M.XXX R.XXXXX, elettivamente domiciliato in VIA M.XXXXX N. 34 BOLOGNA presso il difensore avv. R.XXX V.XXXXXXX M.XXX R.XXXXX L.XXX M.XXXXXXXXX (C.F. XXXXXXXXXXXXXXXX), con il patrocinio dell' avv. R.XXX V.XXXXXXX M.XXX R.XXXXX, elettivamente domiciliato in VIA M.XXXXX N. 34 BOLOGNA presso il difensore avv. R.XXX V.XXXXXXX M.XXX R.XXXXX CONVENUTI

CONCLUSIONI

Le parti hanno concluso come da verbale d' udienza. . Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione Visto l' art. 132 c.p.c. (cosi come modificato dalla Legge 18 giugno 2009 n. 69) si ritiene di non dover redigere lo svolgimento del processo.

L' attrice sig. ra F.XXXX L.XXXXX asseriva che durante l' esecuzione dell' intervento di emicolectomia sinistra il medico chirurgo dott. ssa M.XXXXXXXXX lacerava la milza, danneggiandola in misura tale da rendere necessaria anche la splenectomia. Asseriva, che, al momento delle dimissioni le fu prescritta una terapia medica domiciliare e in data 13.12.2011 a causa di forti dolori addominali si recava nuovamente al Pronto Soccorso dell' Ospedale Maggiore. Asseriva di essere stata dimessa in data 19.12.2011 indicando "verosimile diverticolite acuta del colon residuo in paziente con esisti di emicolectomia sn per perforazione diverticolare, splenectomia, ipertensione arteriosa". Concludeva con la declaratoria di responsabilità dell' azienda Usi di Bologna Si costituivano l' azienda Usi di Bologna e la dottssa M.XXXXXXXXX contestando l' assunto attoreo e concludevano con il rigetto della domanda attorea.

pagina 2 di 5 Sentenza n. 20030/2018 pubbl. il 15/01/2018 ________________________RG n. 10055/2015 La domanda attorea non è fondata e va pertanto rigettata.

Preliminarmente, va detto che la responsabilità della struttura sanitaria è inquadrabile nell' ambito della responsabilità contrattuale c.d. da contatto sociale, e l' ente ospedaliero risponde a titolo contrattuale per i danni subiti da un privato a causa della non diligente esecuzione della prestazione medica da parte di un medico proprio dipendente ed anche l' obbligazione di quest' ultimo nei confronti del paziente, ancorché non fondata sul contratto, ma sul'"contatto sociale", ha natura contrattuale, atteso che ad esso si ricollegano obblighi di comportamento di varia natura, diretti a garantire che siano tutelati gli interessi che sono emersi. | Pertanto, nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica, è onere dell' attore, paziente danneggiato, dimostrare 1' esistenza del nesso causale tra la condotta del medico e il danno di cui chiede il risarcimento (onere che va assolto dimostrando, con qualsiasi mezzo di prova, che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio del "più probabile che non", la causa del danno), con la conseguenza che, se, al termine dell' istruttoria, non risulti provato il nesso tra condotta ed evento, per essere la causa del danno rimasta assolutamente incerta, la domanda deve essere rigettata (cff. Cass. n. 975/2009, Cass. n. 17143/2012, Cass. n. 4792/2013, Cass. n. 18392/2017); Secondo la sentenza della corte di cassazione n. 29315/17 "........una siffatta conclusione non si pone in contrasto con quanto affermato da Cass., S.U. n. 577/2008, secondo cui "in tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell' onere probatorio l' attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare 1' esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l' insorgenza o l' aggravamento della patologia ed allegare l' inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante"; ' A sua volta, la complicanza, quale evento avverso correlato all' atto medico statisticamente noto, per esentare il sanitario da responsabilità, deve essere o imprevedibile o inevitabile (o entrambi), perché, altrimenti, ove cioè sia prevedibile ed evitabile, non ha rilievo giuridico, pur se, in linguaggio medico, resta comunque definibile quale complicanza. La nozione clinico-medica di complicanza, insomma, non si traduce tout court nel campo della responsabilità civile in un fattore di esclusione della colpa medica (così come, corrispondentemente, un fatto ignoto come complicanza alle statistiche sanitarie è astrattamente idoneo a scagionare il medico, se imprevedibile o inevitabile), perché, se un processo patologico avverso è statisticamente conosciuto - ed è, dunque, in linguaggio medico, una complicanza - ma si può sia prevedere, sia evitare, nulla sul piano del diritto muta nella valutazione della responsabilità del sanitario. Si rinvia, sul punto, all' esaustiva Cass. sez. 3A civ. 30.6.2015 n. 13328, che, addirittura, a fini di massima chiarezza, esilia il concetto di complicanza in senso clinico dal territorio del diritto, nel senso che o la complicanza è idonea, per la sua imprevedibilità o per la sua inevitabilità, a configurare la "causa non imputabile"dell' art. 1218 c.c., oppure non ha alcun rilievo, a prescindere dalla sua ricorrenza clinico-stàtistica.

Inoltre, i convenuti, hanno sostenuto che debba applicarsi, alla presente causa, l' art. 3, comma 1, d.l. 158/2012, conv. dalla I . 189/2012, cosiddetto "decreto Balduzzi", peraltro, non applicabile ratione temporis alla presente fattispecie; Secondo il condivisibile orientamento dei giudici della Terza sezione civile tale norma non ha efficacia retroattiva in quanto secondo un consolidato principio giurisprudenziale, qui condiviso: "Il principio dell' irretroattività della legge comporta che la legge nuova non possa essere applicata, oltre; che ai rapporti giuridici esauriti prima della sua entrata in vigore, a quelli sorti anteriormente ed ancora in vita, se in tal modo si disconoscano gli effetti già verificatisi del fatto passato o si venga a togliere efficacia, in tutto o in parte, alle conseguenze attuali e future di esso. Lo stesso principio comporta, invece, che la legge nuova possa essere applicata ai fatti, agli status e alle situazioni esistenti o sopravvenute alla data della sua entrata in vigore, ancorché conseguenti ad un fatto passato, quando essi, ai fini della disciplina disposta dalla nuova legge, pagina 3 di 5 Sentenza n. 20030/2018 pubbl. il 15/01/2018 _ RG n. 10055/2015 "Repert. n. 375/2018 del 19/01/2018 debbano essere presi in considerazione in sé stessi, prescindendosi completamente dal collegamento con il fatto che li ha generati in modo che resti escluso che, attraverso tale applicazione, sia modificata la disciplina giuridica del fatto generatore !" (Cass. SU Sentenza n. 2926 del 12/12/1967; e, ex multis, Cass. Sez. l, Sentenza n. 16620del 03/07/2' 013, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2126 del 31/01/2006). Ritiene, pertanto questo Tribunale di applicare i criteri propri della responsabilità contrattuale (cfr. Cass. 19 febbraio 2013 n. 4030). Per quanto, dunque attiene al nesso causa e deve rilevarsi che la CTU svolta nel presente giudizio, le cui conclusioni possono senz' altro essere recepite in questa sede essendo fondate su un compiuto esame anamnestico ed obiettivo e su di uno studio ed una valutazione adeguati e coerenti degli elementi desunti da tale esame e dalla documentazione sanitaria prodotta e delle conformi conclusioni raggiunte dal dott. XXXXXXX R.XXXXXX, consente di ritenere che all' esito ed in conseguenza dell' intervento chirurgico e della rottura splenica non emergono elementi che possano attestare l' esistenza di un errore.

Il ctu ha accertato che "... la scelta dellj intervento chirurgico adottato nel caso in questione seppure teoricamente criticabile, e forse rischioso, non solo non ha comportato conseguenze negative alla paziente, ma le ha risparmiato un secondo intervento di ricanalizzazione................... La scelta dell' intervento chirurgico di emicolectomia sinistra, con anastomosi latero-laterale colo-colica non ha aumentato il rischio di ledere la milza, rispetto agli altri interventi chirurgi ipotizzati sinora.", Ha aggiunto il ctu che "... l' eventualità di una lesione splenica nel corso di un intervento chirurgico di emicolectomia sinistra è un evento previsto in letteratura scientifica e non è provocato dall' anastomosi eseguita (immediatamente o in un secondo tempo seguendo la tecnica di H.XXXXXX) ma dalla mobilizzazione dell' intestino, che occorre eseguire qualsiasi sia l' intervento scelto fra i tre descritti."Ha concluso il ctu affermando che "non emerge quindi alcun elemento che possa configurare un imperizia dell' operatore". Per quanto riguarda le disquisizioni delle parti sulla milza malacica il ctu ha accertato che "una lacerazione della milza in corso di mobilizzazione della flessura splenica è una complicanza ben nota di questo intervento. Essa può dipendere ovviamente anche da una manipolazione grossolana dei visceri con frazione sia del colon che dell' omento. Questi a loro volta possono essere molto vicini o addirittura creare aderenze con la capsula splenica."Ha concluso ritenendo che "...risulta alquanto difficile nel caso della L.XXXXX stabilire quindi quando la rottura splenica sia dipesa da imprudenza o imperizia del chirurgo e quanto da una situazione anatomica che ha favorito la lesione iatrogena della milza. Si deve però ricordare che la paziente era obesa e l' intervento è stato eseguito in urgenza (era presente una peritonite con perforazione colica e quindi è certamente un intervento da considerarsi come eseguito in regime di urgenza). La milza non risulta sia stata malacica. Ma anche in presenza di una milza "sana"il rischio di rottura era apprezzabile. (Complications of Colon & Rectal surgery edited by HicksTC, B.XX del, Opelka FG, Timmcke AE ISBN 0-683-30033-4 Publisher Williams & Wilkins 1996). In punto di condotta del medico afferma che "la lacerazione della milza non è sinonimo di errore medico. . . . . . . ... si deve evidenziare che dai dati documentali a disposizione non emergono elementi che possano attestare l' esistenza di un errore.". Ed inoltre per quanto riguarda la censura relativa all' esecuzione della splenectomia il ctu rileva che "a volte è possibile, e spesso si riesce, a conservare la milza anche in presenza di una lacerazione. Tale possibilità però dipende da molti fattori: | l' entità della lacerazione, la manualità ed esperienza del chirurgo, le condizioni generali del paziente, l' operare in situazione di emergenza o di elezione, la visibilità del campo operatorio. E' indubbio che i medici dell' O. di Bologna si siano trovati di fronte a un quadro di peritonite in una paziente obesa e quindi si era in una situazione in cui un intervento eseguito in tempi brevi era consigliabile je auspicabile. Dal verbale di sala operatoria, risulta che tentativi di preservare l' organo siano stato effettuati (...si provoca lacerazione del polo inferiore di milza malacica .... Nonostante i diversi tentativi di emostasi falliti si è resa necessaria splenectomia di necessitò...) ma senza successo. "Sentenza n. 20030/2018 pubbl. il 15/01/2018 ______________________RG n. 10055/2015 Il ctu ritiene che "...Non vi sono però elenenti obiettivi per affermare che la mancata conservazione dell' organo sia dipesa dall' inesperienza o imprudenza del chirurgo."E conclude affermando che "la splenectomia è una complicanza attesa e non sempre facilmente prevenibile in corso di interventi in cui si mobilizza il colon sinistro e la flessura splenica. Il fatto che i chirurghi non siano riusciti ad effettuare un' emostasi atta a spergiurare la splenectomia non necessariamente deve essere considerata una colpa da imperizia o imprudenza soprattutto in un contesto di intervento eseguito per una perforazione colica con peritonite."Pertanto alla luce delle risultanze della ctu questo giudice ritiene che nessuna responsabilità può essere attribuita all' operato del chirurgo e alla struttura sanitaria.

Ed inoltre i convenuti hanno reiterato l' istanza di ammissione delle prove, che questo giudice, non ha ritenuto di non ammettere, in parte in quanto le circostanze capitolate non sono dcmandabili a testi e, per la restante parte, in quanto le circostanze ivi capitolate, anche qualora trovassero conferma nelle deposizioni testimoniali, non varrebbero comunque a consentire la ricostruzione dell' iter clinico per gli aspetti rimasti non acciarati attraverso la documentazione sanitaria acquisita al giudizio, così come all' esito del l' espletata C.T.U. In definitiva, l' azione risarcitoria non può trovare accoglimento.

Le spese di lite, attesa le conseguenze derivate all' attrice di lacerazione della milza accertate all' esito del giudizio, vanno interamente compensate.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza disattesa o assorbita, cosi dispone: - Rigetta la domanda attorea; - Compensa tra le parti le spese di lite: - Pone definitivamente a carico di parte attrice le spese di ctu.

Sentenza resa ex articolo 281 sexies c.p.c., ed allegata al verbale.

Bologna, 15 gennaio 2018 Deposita ? C.XXXX ! I Funzionario Giudiziario B.XX Emì ! io M.XXXXX , ILI (f)