Studio Legale Cova

Assistenza in tutta Italia per ogni tipologia di responsabilità sanitaria

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Risarcimento malasanità
da Infezioni Ospedaliere

La letteratura medica considera nosocomiali due tipologie di infezioni: quelle che insorgono durante la degenza in ospedale, decorse almeno 48 ore dall'ingresso del paziente, e quelle che si verificano dopo le dimissioni sebbene riferibili, per tempo di incubazione, al ricovero stesso.

Il fenomeno è particolarmente rilevante, rappresentando - ovunque - la c.d. complicanza più frequente e grave nell'ambito dell'assistenza sanitaria. In Italia.

Lo Studio Legale COVA, specializzato in malasanità, assiste in tutta Italia i danneggiati gravi da infezioni correlate all'assistenza sanitaria e i parenti di coloro che ne siano rimasti vittima, consentendo loro di ottenere il giusto risarcimento.

Il fondatore e titolare dello Studio, l’Avvocato Andrea COVA, è iscritto all'Ordine degli Avvocati di Bologna sin dall’anno 1995 e all'Albo degli Avvocati abilitati al patrocinio avanti alle magistrature superiori ed ha maturato nel corso del tempo una grande esperienza nel risarcimento danni derivanti da ogni tipologia di responsabilità sanitaria, aiutando le vittime ad ottenere giustizia.

Lo Studio Legale COVA si avvale della collaborazione dei migliori specialisti Italiani e instaura solamente azioni relative a pregiudizi rilevanti, supportate da un adeguato vaglio medico-legale e senza finalità meramente speculative.

Ogni caso di presunta responsabilità sanitaria che viene sottoposto all'attenzione dei professionisti dello Studio COVA, infatti, deve sempre ricevere una duplice valutazione: giuridica da parte del Legale e medica da parte del medico-legale, supportato dallo specialista della disciplina afferente al caso; solamente all’esito positivo del duplice controllo, la posizione viene accettata e la vertenza iniziata. (Leggi come lavoriamo),

Al fine di fornire il miglior servizio possibile, l'Avvocato COVA incontra, in tutta Italia, le vittime di malasanità e partecipa personalmente alle udienze nei vari Tribunali italiani, evitando di incaricare avvocati domiciliatari.

Prima ancora di incontrare i clienti, tuttavia, l'Avv. Andrea Cova è disponibile ad un colloquio GRATUITO e non impegnativo nella sede del proprio studio o in videoconferenza (WhatsApp, Skype, Zoom, Microsoft Teams) fruibile anche con tablet e smartphone, per valutare la procedibilità del caso.


Se ritieni di essere vittima di una INFEZIONE NOSOCOMIALE o sei il parente di una persona che ne è rimasta vittima, contatta lo Studio Legale COVA per sapere se hai diritto a un risarcimento dei danni che hai subito compilando il modulo a fianco, raccontando cosa è accaduto e descrivendo le tue perplessità in proposito.

Indica anche nome, cognome, data di nascita e numero di telefono, per un immediato contatto.

Oppure prenota una videoconferenza con l'Avv. Andrea Cova scrivendo al nr. 338.1209218.

L’infezione ospedaliera, come visto, è, per definizione, una infezione che non era presente all'ingresso del paziente in Ospedale ed i cui sintomi e segni insorgono nel corso del ricovero (a partire dal terzo giorno in poi). L’infezione trae spesso origine dalla presenza di microrganismi patogeni opportunisti in ambiente nosocomiale e può dare diritto – in alcuni casi e purché ricorrano determinate condizioni – ad un risarcimento danni in favore del paziente che l’ha contratta o, in caso di decesso, ai suoi congiunti.

Parlando di infezione ospedaliera e di risarcimento dei danni derivanti da “malasanità”, è necessario premettere che il sintagma “infezione ospedaliera” è privo di scientificità: rispetto ad esso, è più corretto riferirsi al concetto di “infezione correlata all’assistenza” sanitaria (I.C.A.), dal momento peraltro che il contagio può avvenire anche in ambiente non strettamente ospedaliero.

Si tratta, comunque, di un evento dotato di grande diffusione nell’esperienza nazionale, con costi elevatissimi a carico del sistema sanitario. Già molti anni fa sono stati emanati importanti provvedimenti per tentare di prevenire o arginare l’incidenza .

Tra questi, ricordiamo:

  • la Circolare Ministeriale n. 52 del 1985, che definì le strategie di contrasto alle infezioni nosocomiali, dando i natali ai Comitati Infezioni Ospedaliere (C.I.O.) e
    definendone i compiti e le funzioni quali organismi multidisciplinari responsabili dei programmi e delle strategie di lotta e di contrasto contro le infezioni
    ospedaliere;
  • la Circolare Ministeriale n. 8 del 1988, che suggerì i criteri standardizzati da utilizzare per la definizione e la diagnosi delle infezioni ospedaliere, proponendo altresì la realizzazione di sistemi di sorveglianza attiva;
  • il D.M. 13/09/1998, che – nell’àmbito della riorganizzazione dei presidi ospedalieri – istituì i Comitati Ospedalieri per le Infezioni Nosocomiali;
  • il D.lg. 30/12/1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), come modificato dal D.lg. 7 dicembre 1993, n. 517;
  • il D.P.R. 14/01/1997 (Approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private);
  • il D.lg. 24 febbraio 1997, n. 46 (Attuazione della direttiva 93/42/CEE concernente i dispositivi medici).

Le infezioni nosocomiali rappresentano, in ogni realtà sanitaria, un evento con morbilità, mortalità e costi aggiuntivi rilevanti e costituiscono, pertanto, una sfida significativa per la comunità scientifica.
L’ambiente di ricovero ospedaliero e delle comunità assistenziali è di per sé fattore di rischio, a causa della circolazione e presenza di germi patogeni ambientali. Essi sono – ormai di regola – resistenti agli antibiotici più comunemente utilizzati.

Tale multiresistenza si è sviluppata e selezionata a causa della pressione biologica generata dall’esteso utilizzo di antibiotici, spesso in modo eccessivo e/o inappropriato. La circolazione di germi antibiotico-resistenti in ambito nosocomiale determina il loro ruolo eziologico nelle infezioni correlate all’assistenza, amplificando la complessità e i costi terapeutici, nonché peggiorando notevolmente la prognosi.

L’insorgenza di una infezione ospedaliera è associata a pratiche sanitarie scorrette sotto il profilo della prevenzione di base e delle procedure ad alto profilo di isolamento in caso di germi ad elevata trasmissibilità e alta collettività.

Si calcola che, ogni anno, nell’Unione Europea circa 4,1 milioni di pazienti restino vittima di una infezione ospedaliera e almeno 37.000 pazienti muoiano per le relative conseguenze.

Le infezioni ospedaliere sono causate dalla presenza di microrganismi patogeni opportunisti in ambiente nosocomiale e costituiscono una delle problematiche più significative del nostro sistema sanitario. Esse si verificano di solito durante il ricovero e la degenza. Più raramente, insorgono dopo le dimissioni del paziente.

Si parla di:

  • contaminazione endogena, se i microrganismi responsabili sono i saprofiti presenti sulla cute e/o sulle mucose dell’intervento;
  • contaminazione esogena, quando è provocata da microrganismi ambientali o comunque non provenienti dalla flora batterica del paziente.

Il rischio di contrarre una infezione ospedaliera riguarda prevalentemente i pazienti, ma anche – pur con minore frequenza – il personale sanitario, gli assistenti volontari, nonché studenti e tirocinanti.

I principali fattori di rischio sono caratterizzati da:

  • età (neonati, anziani);
  • concomitanza di altre infezioni o gravi patologie (tumori, immunodeficienza, diabete, anemia, cardiopatie, insufficienza renale);
  • malnutrizione;
  • traumi o ustioni;
  • alterazioni dello stato di coscienza;
  • trapianti d’organo.
Esse sono l’effetto della progressiva introduzione di nuove tecnologie sanitarie, che se da una parte garantiscono la sopravvivenza a pazienti ad alto rischio di infezioni, dall’altra consentono l’ingresso dei microrganismi anche in sedi corporee normalmente sterili.
La flora microbica che caratterizza l’ambiente ospedaliero risente, peraltro, della pressione delle terapie antibiotiche frequenti e purtroppo spesso inappropriate, che si traduce nella selezione di germi resistenti agli antibiotici di uso comune.
Questa caratteristica aggrava l’evento avverso infettivo perché ne condiziona l’eziologia.

Prevenzione delle infezioni ospedaliere e responsabilità.

Le infezioni correlate all'assistenza sono tutte potenzialmente prevedibili attraverso comportamenti assistenziali, metodologie di diagnosi e cura correlati. Anche un corretto uso della terapia antibiotica può nel tempo ridurre i rischi di antibiotico resistenza dei germi che circolano nelle strutture assistenziali.

Pertanto, a fronte dell’emanazione di linee di guida interne, di programmi educazionali, di procedure operative, di sistemi di sorveglianza, di applicazione delle misure di prevenzione specifiche, di audit, e programmi di controllo, il verificarsi dell’evento infettivo si pone come prova di una inadempiente o errata procedura delle misure di prevenzione e si presta a sollevare un contenzioso legale in termini di responsabilità.

Sotto questo profilo, va rilevato che il danno subito a causa di un’infezione nosocomiale è danno ingiusto e comporta a carico del responsabile l’obbligo di risarcirlo.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione è orientata pacificamente nel senso di richiedere al paziente la sola dimostrazione di avere avuto un contatto con una determinata struttura sanitaria per un trattamento astrattamente idoneo a determinare un’iniezione nosocomiale e la prova del danno (in questo caso da infezione-aggravamento delle condizioni cliniche o decesso) in seguito alla permanenza in quella determinata struttura.

Spetta, invece, alla struttura dimostrare che la diligenza nel suo operato e nei propri operatori, la speciale difficoltà dell’intervento, l’imprevedibilità di un determinato evento e che questo si è verificato per cause di forza maggiore, indipendenti dal suo comportamento.

Con riferimento al nesso di causa tra comportamento erroneo e insorgenza d’infezioni nosocomiali, la tendenza attuale della giurisprudenza di cassazione non è quella di individuare la causa precisa e/o la modalità specifica di insorgenza dell’infezione con criteri di certezza, ma quella di ricorrere alla prova presuntiva e al criterio della probabilità logica o razionale, fino al considerare l’aumento di rischio.

Fondamentale è quanto affermato dalle Sezioni Unite della Cassazione n. 576/2008 e ribadito anche in seguito, è cioè che in caso di condotta omissiva (come è in genere nelle infezioni nosocomiali per inottemperanza alle procedure di prevenzione) vige il principio del più probabile che non: per il riconoscimento del nesso causale è sufficiente che sia individuata l’astratta compatibilità tra l’infezione e il trattamento sanitario ricevuto, in assenza di certezza in ordine ad altre cause alternative di spiegazione dell’origine dell’infezione o la corrispondenza, sotto il profilo cronologico, tra il momento di manifestazione dell’infezione e il periodo del ricovero.

Si tratta di una tendenza che ha molteplici giustificazioni:

 - l’evidente difficoltà della ricostruzione precisa dell’eziologia dell’infezione generata molto spesso da microrganismi diffusi nell'ambiente e di origine certa;

- l’anonimato di molte delle prestazioni sanitarie implicate nel processo di prevenzione delle infezioni non permette l’individuazione della specifica condotta omissiva o positiva dei vari operatori, all'origine dell’insorgenza della patologia;

 - la non sempre completa distinzione tra infezioni esogene (provocate da microrganismi provenienti dall'ambiente esterno) ed endogene (microrganismi che si virulentano nel paziente defecato);

 - problematiche nella cronologia delle infezioni ospedaliere che si possono manifestare durante il ricovero o dopo la dimissione.

Tali criteri probabilistici determinano un vantaggio a favore del paziente consistente nell'inversione dell’onere della prova a carico della struttura che dovrà fornire la prova che l’inadempimento è stato determinato da cause a lei non imputabili.

Dall'analisi della giurisprudenza emerge che, una volta accertata la natura nosocomiale dell’infezione (in genere è sufficiente l’isolamento del germe responsabile, che rientri tra quelli ospedalieri) ne consegue quasi automaticamente anche il giudizio sulla negligenza degli operatori sanitari e della struttura, i cui doveri e oneri sono scaturiti da linee guida e protocolli che dovrebbero standardizzare il comportamento assistenziale secondo la migliore evidenza scientifica del momento.

In sostanza, quindi, vi è un’estrema difficoltà per la struttura di dimostrare di avere messo in atto tutte le procedure di asepsi volte a eliminare il rischio di contagio. 

Assistenza Legale e Medico-Legale

SEPSI

La sepsi è una sindrome clinica di disfunzioni organiche potenzialmente letale causata da una risposta disregolata all'infezione (Leggi tutto).

infezioni da Klebsiella

Klebsiella pneumoniae è un agente infettivo, comune nelle strutture sanitarie, che causa infezioni delle vie urinarie e infezioni addominali e polmonite e polmonite ed è seconda solo all' Escherichia Coli come causa di infezioni del tratto urinario (Leggi tutto).

Polmoniti acquisite in ospedale

La polmonite acquisita in ospedale è quella che insorge dopo le prime 48 ore di ricovero e che non era clinicamente in incubazione al momento dell'ammissione in ospedale (Leggi tutto)

Infezione da Staphylococcus aureus

Lo Staphylococcus aureus è un germe patogeno che causa tipicamente infezioni cutanee e talvolta polmoniti, endocarditi e osteomieliti (Leggi tutto)

Osteomielite

L'osteomielite è un'infiammazione e distruzione dell'osso causata da batteri, micobatteri o funghi (Leggi tutto).

Infezioni da Meningite

La meningite è un’infiammazione delle membrane che avvolgono cervello e midollo spinale, le meningite (Leggi tutto).

Infezioni da
ulcere da decubito

Le ulcere da decubito sono aree di necrosi e ulcerazione in cui i tessuti vengono compressi tra prominenze ossee e superfici dure causate dalla pressione in combinazione con attrito, forze di taglio e umidità (Leggi tutto).

Setticemie correlate a catetere venoso centrale

Interessano con elevata frequenza pazienti ricoverati in reparti di terapia intensiva a causa del frequente e multiplo posizionamento di cateteri vascolari venosi, l’utilizzo di specifici cateteri da ambiente intensivo per finalità cliniche come i cateteri in arteria polmonare, le circostanze di urgenza/emergenza in cui vengono spesso inseriti, l’utilizzo giornaliero ripetuto e la lunga permanenza a dimora del catetere (Leggi tutto)

Infezioni urinarie

Sono l’infezione più frequentemente acquisita in corso di ricovero in ospedale o struttura assistenziale sanitaria e il 70-80% di queste sono correlate alla presenza di catetere uretero-vescicale a permanenza (Leggi tutto).

Infezioni del sito chirurgico

Colpiscono mediamente il 2-5% dei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico elettivo e rappresentano complessivamente la più comune (20% circa) e la più costosa delle infezioni correlate all’assistenza (Leggi tutto).

Infezioni da
Costridium Difficile

La colite da Clostridium Difficile ha aumentato negli ultimi anni la propria incidenza e sta raggiungendo lo stafilococco meticillinico resistente come singolo agente eziologico responsabile di infezioni correlate all'assistenza (Leggi tutto)

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